In Italia quasi il 13,8% del volume d’acqua presente nelle dighe, pari a 1,8 miliardi di metri cubi, non viene sfruttato.
I dati, elaborati da The European House – Ambrosetti, mostrano inoltre che il 31,7% di acqua inutilizzata si trova nell’appennino meridionale, il 29,6% nell’appennino centrale e il 29% in Sicilia.
Recuperabili 600 milioni di metri cubi
Secondo lo studio di TEHA, grazie al “Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico” (PNIISSI) del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che prevede 10 miliardi di euro di investimenti, potranno essere recuperati e resi utilizzabili 594 milioni di metri cubi d’acqua di cui oltre 400 dall’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale e 81 in Sicilia.
Anche dalle Alpi Orientali si potranno sfruttare 50 milioni di metri cubi che oggi non sono a disposizione, 36 dal Fiume Po, 19 dall’Appennino Settentrionale, 6 dalla Sardegna e 2 dall’Appenino Centrale.
«Le nostre elaborazioni confermano – spiega Valerio De Molli, managing partner e CEO di The European House – Ambrosetti - una differenza sostanziale tra Nord e Sud del Paese. Nel 2024 i volumi di acqua non sfruttati dall’autorità di bacino delle Alpi Orientali sono stati il 15,7%, appena sopra la media italiana del 13,8%, mentre al di sotto si colloca l’Appennino Settentrionale (13,2%) e, in particolare, l’Autorità di Bacino del Fiume Po che non sfrutta solamente l’1,9% del proprio potenziale».
«L’unico strumento necessario per la pianificazione degli interventi – dichiara il Commissario Straordinario per la siccità Nicola Dell’Acqua - è quello del bilancio idrico che deve essere redatto a livello di distretto in una visione più ampia che superi diatribe locali e regionali: i grandi nodi idraulici porteranno acqua da un punto A a un punto B del Paese superando confini regionali e distrettuali: non abbiamo più il tempo di assistere a diatribe sul pagamento della risorsa, tutti gli attori in campo devono prendere coscienza del pesante impatto della gestione frammentata dell’acqua sul futuro dell’Italia».
«Questi volumi recuperati – aggiunge Benedetta Brioschi, partner TEHA – porteranno un beneficio concreto per il lavoro di oltre 42.368 aziende agricole e per quasi 15 (14,7) milioni di italiani».