Per raggiungere gli obiettivi idrici delle Nazioni Unite entro il 2030, la capacità di trattamento delle acque reflue a livello mondiale dovrebbe aumentare di 8,56 miliardi di metri cubi all’anno e occorre investire ogni anno in ulteriori 469 impianti di trattamento.
È quanto emerge da una nuova ricerca condotta da ABB.
La ricerca svolta da ABB in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua si concentra sull’SDG 6.3 delle Nazioni Unite, che mira a dimezzare la percentuale di acque reflue non trattate a livello globale entro il 2030.
L’entità della sfida legata all’SDG 6.3 è evidenziata in un report del 2021 che valuta i volumi di acque reflue raccolte, trattate e riutilizzate. La ricerca evidenzia che il 48%, ovvero 171,3 miliardi di metri cubi di acque reflue, non viene raccolto o trattato ogni anno.
Per raggiungere l’SDG 6.3, queste cifre devono essere ridotte al 24% e a 85,65 miliardi di metri cubi.
Nel 2022, il report Energy Transition Equation di ABB ha analizzato come un migliore utilizzo delle acque reflue potrebbe alleviare la pressione sulle forniture idriche con una maggiore integrazione di automazione e tecnologie digitali.
I siti di trattamento delle acque reflue possono ridurre le emissioni di carbonio fino a 2.000 tonnellate all’anno. Con oltre 50mila impianti in tutto il mondo, si potrebbero risparmiare 100 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.
Applicando un pacchetto di soluzioni di automazione e digitali, le aziende idriche possono ridurre le emissioni di carbonio e ottenere risparmi operativi annuali fino a 1,2 milioni di dollari per impianto.
Il trattamento delle acque reflue è un’attività ad alta intensità energetica, che consuma fino al 3% della produzione totale di energia a livello mondiale e contribuisce a oltre l’1,5% delle emissioni globali di gas serra.
Se da un lato l’aumento della capacità di trattamento delle acque reflue è una priorità, dall’altro è fondamentale l’integrazione tempestiva della tecnologia per aumentare l’efficienza degli impianti.