Emergenza idrica, a rischio il 18% del Pil nazionale. Lo dice il libro bianco della community Valore Acqua per l’Italia

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L’Italia ha una rete idrica obsoleta e inefficiente, penalizzata da una gestione frammentaria e da investimenti insufficienti, con una quota di dispersione che supera il 40%, a fronte di consumi tra i più alti d’Europa.

L’emergenza innescata da sprechi e siccità potrebbe mettere a rischio 320 miliardi di euro prodotti da imprese idrovore e filiera estesa dell’acqua, un valore equivalente al 18% del PIL italiano.

Tuttavia, è possibile fronteggiare la crisi mettendo in atto un modello circolare basato sulle cosiddette 5R: raccolta, ripristino, riuso, recupero e riduzione.

Libro bianco e Blue Book 2023

Una proposta che, insieme a molte altre analisi, emerge dalla quarta edizione del libro bianco 2023 della community Valore Acqua per l’Italia, presentato ieri a Roma in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua insieme al Blue Book 2023 firmato dalla Fondazione Utilitatis e da Utilitalia.

Creata nel 2019 da The European House – Ambrosetti, la community Valore Acqua per l’Italia rappresenta la filiera dell’acqua in Italia. Riunisce 31 realtà, dai gestori della rete agli erogatori del servizio, dal settore agricolo a quello industriale, dai provider di tecnologia alle istituzioni preposte.

Utilitalia e Fondazione Utilitatis partecipano alla community in qualità di partner scientifici.

Una rete obsoleta

I dati parlano chiaro: l’infrastruttura idrica italiana è vetusta e poco efficiente. Il 60% della rete ha più di trent’anni, il 25% ne ha più di cinquanta e con l’attuale tasso di sostituzione, fermo a 3,8 metri per chilometro all’anno, ci vorranno 250 anni per una manutenzione completa.

Le perdite idriche in fase di distribuzione superano il 41%, collocando il nostro Paese al quart’ultimo posto in Europa, mentre le perdite lineari, pari a 9.072 metri cubi per chilometro all’anno, ci vedono addirittura all’ultimo posto.

Infrastruttura poco digitalizzata

La filiera estesa dell’acqua è anche poco digitalizzata: il 50% dei contatori domestici ha più di vent’anni e i contatori intelligenti, che registrano i consumi e trasmettono le informazioni al fornitore per il monitoraggio e la fatturazione, sono solo il 4% del totale, a fronte di una media europea del 49%, 12 volte tanto la nostra.

Se tutte le abitazioni italiane fossero dotate di smart meter, i risparmi idrici potrebbero raggiungere i 2,4 miliardi di euro all’anno, con una riduzione dei consumi idrici superiore ai 513 milioni di m3, una quota equivalente al 10% dei consumi annuali del settore civile.

Scarsi nel recupero e nel riutilizzo

Anche sul recupero delle precipitazioni, sulla depurazione e sul riutilizzo delle acque reflue siamo indietro: oggi recuperiamo solo l’11% delle acque meteoriche che cadono in Italia; 1,3 milioni di cittadini, in particolare al Sud, non hanno un sistema di depurazione.

Solo il 4% delle acque reflue è destinato al riutilizzo diretto, a fronte di un potenziale del 23%. Lo stesso vale per i fanghi di depurazione, che oggi nel 53,4% vengono smaltiti anziché riutilizzati.

I consumi più alti d’Europa

Nel raggiungimento degli obiettivi europei per la gestione della risorsa idrica, l’Italia è al diciottesimo posto su 28, con un punteggio di 5,3 su una scala da 1 a 10.

In compenso, siamo primi in Europa nei consumi idrici a uso civile: ogni anno vengono prelevati oltre 9 miliardi di metri cubi d’acqua, per soddisfare consumi che toccano i 220 litri per abitante al giorno, contro la media europea di 165 litri.

Anche la media del consumo potabile è tra le più alte in Europa: raggiunge infatti i 154 metri cubi per abitante, superata solo dai 157,4 metri cubi della Grecia.

Una filiera da 9,4 miliardi

Malgrado le criticità, nel 2021 il ciclo idrico esteso italiano ha generato un valore aggiunto di 9,4 miliardi di euro dando lavoro a più di 92mila persone.

La filiera, che vale quasi quanto l’industria farmaceutica e oltre il doppio dell’intero settore dell’abbigliamento, nel periodo 2010-2021 è cresciuta del 4,3% all’anno, dieci volte più della manifattura italiana. L’acqua è una risorsa fondamentale per l’operatività di 1,5 milioni di imprese agricole, circa 330.000 aziende manifatturiere idrovore e oltre 9.000 imprese del settore energetico.

Quello dell’acqua, tuttavia, è un comparto composto per la quasi totalità da aziende con un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro (97,7%), che contribuiscono solo marginalmente ai ricavi complessivi, mentre le grandi imprese generano un contributo ai ricavi del 63,5% nonostante rappresentino solo il 3,3.

La Tassonomia Europea guida gli investimenti

Secondo i dati del Blue Book 2023 di Fondazione Utilitatis, negli ultimi 20 anni gli investimenti dei gestori industriali del settore idrico sono aumentati del 70% e nel 2021 hanno raggiunto una media di 56 euro per abitante, ma sono purtroppo limitati dalla presenza di numerose gestioni che investono molto meno, soprattutto al Sud, con investimenti fermi da anni intorno agli 8 euro per abitante.

Uno degli strumenti cardine per orientare e supportare gli investimenti sarà la Tassonomia Europea adottata dalla Commissione Europea per la definizione univoca degli investimenti sostenibili.

L’82% degli operatori del servizio idrico coinvolti in una ricerca sviluppata nel Libro Bianco 2023 curato dalla Community Valore Acqua per l’Italia di The European House – Ambrosetti, dichiara di aver riscontrato difficoltà nella verifica del rispetto del Criterio della Tassonomia Europea con riferimento all’indicatore di risparmio energetico e il 76,5% con riferimento alle perdite idriche.

Le aziende che in Italia hanno definito delle linee di investimento apposite prevedono di raggiungere le soglie definite dai criteri tecnici entro il 2030, con un ammontare di risorse cumulate dedicate dagli operatori tra i 60 e 100 milioni di euro per quanto riguarda il consumo di energia e tra i 150 e 200 milioni di euro per le perdite idriche.