Presentato in Senato il primo rapporto sulla risorsa idrica in Italia

rapporto Water Economy in Italy

L’Italia è più piovosa dell’Olanda e della Germania, eppure ha un alto rischio di siccità per colpa delle carenze dell’infrastruttura idrica.

Oltre il 40% dell’acqua potabile prelevata viene infatti dispersa lungo la rete, provocando uno stress idrico che grava sull’agricoltura, sull’industria e sul turismo italiani con danni stimati nell’ordine dei 20 miliardi per il periodo dal 2000 a oggi.

Per via delle infrazioni alla normativa su depurazione e riuso delle acque reflue, inoltre, l’Italia versa sanzioni alla UE per 165 mila euro.

Il rapporto di Proger e Fondazione Earth and Water Agenda

Sono alcune delle evidenze che emergono dal rapporto Water Economy in Italy, realizzato da Proger con la collaborazione della Fondazione Earth and Water Agenda, presentato ieri presso il Senato della Repubblica con un evento realizzato in collaborazione con Italiadecide.

Lo studio delinea un quadro completo e dettagliato della risorsa idrica in Italia, nel quale quantità, prelievi, utilizzi, infrastrutture e fabbisogni sono stati esaminati in funzione del necessario adattamento al cambiamento climatico.

Piove molto ma l’infrastruttura idrica è carente

Il rapporto sottolinea l’assoluta priorità della salvaguardia delle acque nelle scelte strategiche del nostro Paese, evidenziando come l’Italia conviva con la minaccia idrogeologica e con una sofferenza idrica importante malgrado non manchino le condizioni naturali per mantenere l’equilibrio tra la domanda e la disponibilità idrica.

La piovosità, infatti, è abbondante: su scala nazionale registrano in media 301 miliardi di m3 di pioggia, il nostro paese è il quinto in Europa per quantità di precipitazioni medie e se quella di Milano è l’area metropolitana più piovosa d’Europa, perfino Roma è più piovosa di Londra.

Tuttavia, solo l’11% delle precipitazioni viene prelevata.

Considerando le precipitazioni e il patrimonio idrico italiano, la media annua dell’acqua utilizzabile sarebbe cinque volte superiore al livello medio dei prelievi annui per tutti gli usi (civile, agricolo industriale).

Naturalmente, la distribuzione delle precipitazioni non è uniforme sul territorio e nel corso del tempo: le stesse aree travolte da ondate di maltempo e alluvioni in alcuni periodi dell’anno, fanno i conti con la siccità nei mesi estivi.

Le radici del problema sono le stesse: la carenza di infrastrutture idriche in grado di gestire l’acqua utilizzandola quando e dove serve.

Capacità di invaso immutata da 50 anni

L’Italia è ferma alle stesse capacità di invaso di mezzo secolo fa, ma con necessità e consumi aumentati enormemente.

Ci sono 531 grandi dighe la cui capacità d’invaso sarebbe di 13,652 miliardi di m3, ma i volumi reali sono inferiori del 35% a causa dei ritardi nelle procedure di collaudo tecnico-funzionale, dell’interramento progressivo, del mancato drenaggio e per la carenza di nuovi investimenti.

Frane, alluvioni e siccità

Non è una novità: l’Italia ha un territorio fragile, che subisce l’80% del totale delle frane registrate sul territorio europeo. Così, 4,8 milioni di italiani vivono in territori a rischio piena con codice rosso.

Dopo le alluvioni, la siccità è il secondo rischio naturale più oneroso per il nostro Paese, che tra il 2000 e il 2022 è stato colpito da gravi periodi di siccità con danni complessivi per circa 20 miliardi di euro.

La rete è un colabrodo

Oltre il 40% dell’acqua potabile prelevata non arriva ai rubinetti. A peggiorare il quadro, manca un segnale di prezzo: abbiamo la tariffa media più bassa d’Europa (176,16 euro di consumi medi per una famiglia di 3 persone) che non disincentiva l’iperconsumo.

L’Italia versa 165mila euro al giorno come sanzione all’UE (circa 60 milioni l’anno) per effetto di diverse infrazioni in materia di infrastrutture idriche. In particolare, la mancanza dei sistemi di depurazione e filtraggio delle acque reflue, sia in ambito agricolo che industriale, e il loro riuso, anche in ambito civile.