Il protocollo di collaborazione tra Anie Federazione e Unionplast promuove lo sviluppo degli impianti a energia rinnovabile negli stabilimenti produttivi di oltre 380 aziende, aiutandole a raggiungere l’autosufficienza energetica.
L’accordo, nato con l’obiettivo di fornire alle imprese dell’industria della plastica soluzioni concrete al problema del caro energia, mira ad accelerare il processo di transizione verso l’uso di fonti alternative.
Con questo protocollo si intende sviluppare un percorso congiunto per favorire la diffusione di investimenti verdi, con condizioni agevolate per i soci Unionplast che decideranno di realizzare impianti di produzione di energia rinnovabile.
L’intervento di Anie, attraverso Anie Rinnovabili e la società di servizi Anie Servizi integrati, sarà principalmente concentrato sul fronte dell’informazione, della formazione, delle relazioni istituzionali e della consulenza attraverso l’attivazione dello Sportello “investimenti in rinnovabili”.
«Anie mette a disposizione il suo know-how nel settore delle rinnovabili, in un momento storico in cui occorre velocizzare sulla bolletta energetica in modo urgente e sistemico insieme – afferma Filippo Girardi, Presidente di Anie Federazione – L’impressione è che purtroppo la burocrazia non colga l’urgenza del momento. Neppure questo finale di Legislatura aiuta ad andare in questa direzione. La transizione energetica è la linea dell’orizzonte, ma l’Italia resta ferma agli 822 MW di fotovoltaico installati da gennaio a maggio di quest’anno. Di questo passo non raggiungeremo mai gli obiettivi del PNIEC e meno che mai l’indipendenza da fonti fossili. Se ci limitiamo ai 150 progetti fotovoltaici sottoposti a VIA Statale, vediamo che soltanto sei di questi 150 hanno avuto il parere della commissione tecnica sul PNIEC e PNRR, ma non ancora quello del Ministero dei Beni culturali. Altri 75 progetti sono in fase di verifica amministrativa e 68 in istruttoria tecnica. Un progetto è in attesa di determinazione dell’Ufficio di Gabinetto del MITE. Per far marciare le rinnovabili al ritmo previsto dal PNIEC, la politica avrebbe dovuto sconfiggere la burocrazia. Ma, numeri alla mano, siamo costretti a constatare che la burocrazia ha avuto la meglio».
«L’obiettivo di Unionplast, soprattutto in un momento di forte emergenza per il nostro settore, è continuare a supportare e dimostrare la sostenibilità dell’industria di trasformazione delle plastiche – afferma Marco Bergaglio, Presidente di Unionplast – Per questo motivo siamo felici di aver stretto una nuova collaborazione con Anie, la quale ci permetterà di avere un supporto qualificato e competente nell’implementazione di sistemi di produzione di energia elettrica, anche nell’ottica di decarbonizzazione invocata dalle istituzioni europee e nazionali. Tali strutture saranno ubicate presso i nostri stabilimenti o in aree da essi distanti, tramite impianti a fonte rinnovabile. L’accordo consentirà quindi di ridurre i costi energetici che gravano sulle nostre aziende, prevedendo inoltre un percorso di formazione per i nostri soci: attraverso corsi mirati e professionali acquisiranno maggiore consapevolezza sulle tecnologie offerte dal settore rinnovabile, in particolare sui fotovoltaici a tetto e sugli impianti utility scale, contribuendo a intensificare e velocizzare lo sviluppo di questi impianti per il raggiungimento degli obiettivi di transizione ecologica del nostro Paese».
«Negli ultimi tre anni siamo passati da una spesa per il sistema industriale di 8 miliardi per il gas e l’elettricità a quasi 60 quest’anno, con una stima di 72 miliardi per il prossimo – afferma Aurelio Regina, Presidente del Gruppo Tecnico Energia di Confindustria – La crisi ucraina ha certamente aggravato fattori speculativi e congiunturali precedenti, ma in questo quadro in cui l’Europa indica la direzione di una decarbonizzazione spinta, si aprono sfide e opportunità. Se riusciremo a raggiungere la quota di 8 GW/anno da qui al 2030, risparmieremmo oltre 20 miliardi di metri cubi all’anno e arriveremmo a 50 miliardi di metri cubi. Significa che potremmo fare a meno del quantitativo che riceviamo dalla Russia. In questo conteso è comprensibile l’importanza di questo accordo che passa dalla produzione centralizzata a una produzione geograficamente disseminata. Inoltre, rende disponibile la produzione di energia da subito. Questo accordo va nella direzione giusta e dovrebbe essere rafforzato da un utilizzo prioritario delle aree idonee per gli investimenti dei soggetti industriali in autoproduzione rinnovabile».