Biocarburante dai semi di soia: il test di un'azienda italiana

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Vista aerea dello stabilimento Cereal Docks di Camisano Vicentino

Caldaie di produzione alimentate con olio di semi di soia invece che a metano. È l’esperimento condotto con successo lo scorso giugno nello stabilimento di Camisano Vicentino di Cereal Docks, gruppo industriale italiano attivo nella prima trasformazione agroalimentare di ingredienti da semi oleosi e cereali.

L’impiego del biocombustibile ottenuto da scarti di produzione ha permesso all’azienda di risparmiare 47mila Sm3 (standard metri cubi) di metano, mantenendo pressoché invariato il rendimento dell’impianto grazie ai bruciatori dual fuel, nella cui riconversione sono stati recentemente investiti 2 milioni di euro.

«I test, condotti con esito soddisfacente, consentono al nostro impianto di operare in piena capacità e a pieno ritmo nella produzione di vapore generato da caldaie alimentate ad olio vegetale di soia. Gli oli vegetali puri, come l’olio di soia da noi impiegato, oltre a essere una fonte rinnovabile, sono sostenibili perché garantiscono un risparmio di emissioni di gas serra di circa il 65% a parità di energia prodotta da fonte non rinnovabile. Ogni anno come Gruppo produciamo 200 mila tonnellate di olio di soia, grazie al quale possiamo garantire energia equivalente a circa 200 milioni di metri cubi di metano, ben oltre il fabbisogno dei nostri impianti», afferma Luca Franzosi, Group Energy Manager di Cereal Docks.

Esprime soddisfazione anche il Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Cereal Docks, Mauro Fanin, sottolineando le potenzialità di utilizzo del sottoprodotto di lavorazione della soia non ogm, di cui l’Italia produce circa 1 milione di tonnellate all’anno, attestandosi al primo posto tra i produttori europei.

«In Italia si producono circa 180mila tonnellate annue di oli vegetali il cui utilizzo non richiede nuove infrastrutture e logistica ad hoc e consente una produzione di biocombustibili sostenibili con un risparmio di emissioni di gas serra consistente. Abbiamo a disposizione una fonte di energia programmabile, nella produzione e nei rifornimenti, rinnovabile e flessibile, capace di compensare le fluttuazioni di potenza energetica nella rete dovute al ricorso ad energia solare o eolica” continua Fanin. “Anziché disperdere tale risorsa, è il momento di creare sinergie tra diversi settori economici, a cominciare dall’agricoltura, per creare una filiera nazionale agro-energetica di bioliquidi OVP. In questo modo, rispondiamo alla richiesta di proteine vegetali per nutrizione animale, che vede il nostro Paese in perenne deficit, ottimizzando l’uso del sottoprodotto come fonte di energia rinnovabile, contribuendo anche ai nuovi obiettivi del PNIEC, che prevede di aumentare dal 30% al 40% la quota delle FER sui consumi finali lordi», conclude Fanin.