Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia hanno commissionato al think tank Ecco e Artelys uno studio congiunto sullo scenario di decarbonizzazione del sistema elettrico al 2035.
Lo studio mostra quali caratteristiche dovrà avere un sistema elettrico italiano sostanzialmente decarbonizzato al 2035. L’analisi affronta i bisogni in termini di produzione, tecnologie e politiche abilitanti e valuta il percorso più efficace per garantire sia l’obiettivo di decarbonizzazione che la sicurezza energetica. Questo obiettivo permetterà all’Italia di rispettare gli impegni G7 presi a maggio 2022 per un settore elettrico in massima parte decarbonizzato entro il 2035.
Dallo studio emergono la necessità di un incremento di oltre 90 GW di rinnovabili rispetto alla capacità installata del 2021 e di un netto cambio di passo rispetto agli attuali livelli di installazione annua di capacità rinnovabile. L’obiettivo è arrivare al 2035 a circa 250 GW di capacità installata rinnovabile, per quasi 450 TWh di produzione nazionale. Inoltre, sarà importante considerare la flessibilità della produzione con un mix di tecnologie, e la flessibilità della domanda con accumuli, reti ed elettrolizzatori.
Lo scenario pone limiti alla quantità di energia importata e presuppone il raggiungimento di un livello di investimento in batterie non inferiore alle stime fatte dai gestori di rete europei. Inoltre, l’analisi pone un tetto alla capacità di generazione elettrica da biomasse e considera una sufficiente produzione di idrogeno verde per l’industria. Non è previsto alcun ricorso al Carbon Capture and Storage, tecnologia eccessivamente onerosa e dipendente da sinergie con la filiera di petrolio e gas.
Affinché il sistema elettrico decarbonizzato al 2035 sia fattibile al costo più basso possibile, saranno necessarie alcune politiche abilitanti. Innanzitutto, l’analisi afferma l’importanza della coerenza del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) con gli obiettivi di decarbonizzazione e di incremento rinnovabili.
Saranno necessari interventi nel processo autorizzativo degli impianti rinnovabili e integrazione di tutte le fonti di flessibilità nella rete elettrica. Occorrono anche la facilitazione dei contratti di lungo termine di commercializzazione dell’energia rinnovabile, l’abilitazione dell’efficienza energetica dei consumatori attraverso prezzi dinamici e segnali coerenti che includono l’eliminazione di sussidi alle energie fossili, l’aggiornamento del sistema di incentivi ai gestori di rete e l’eliminazione degli investimenti nel sistema elettrico incoerenti con la decarbonizzazione.
«L'analisi che presentiamo dimostra come, anche in Italia, la transizione energetica verso una base completamente rinnovabile del sistema elettrico sia ampiamente possibile e con tecnologie già disponibili – afferma Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. Combattere la crisi climatica implica soprattutto un cambio di paradigma energetico. Occorre elettrificare progressivamente gli usi dell'energia e produrre idrogeno da rinnovabili ove necessario. Si può fare, si deve fare. Chi continua a negarlo, si attesta su posizioni ideologiche a conservazione del sistema fossile».
«La transizione energetica passa prima di tutto attraverso le rinnovabili, l’efficienza e l’innovazione – afferma Stefano Ciafani, Presidente Nazionale di Legambiente. Lo studio che abbiamo presentato oggi conferma come le fonti pulite sono la strada giusta da percorrere ma il nostro Paese deve accelerare il passo, velocizzando gli iter autorizzativi, a partire dai nuovi progetti di fotovoltaico ed eolico, accelerando la realizzazione dei grandi impianti, lo sviluppo dell’agrivoltaico, di reti e accumuli, la diffusione delle comunità energetiche e degli impianti di digestione anaerobica. L’Italia ha tutte le caratteristiche per diventare un hub strategico delle rinnovabili, e non del gas come invece vuole il Governo Meloni, ma per farlo deve trovare il coraggio di archiviare gli ingenti sussidi alle fonti fossili e deve essere capace di autorizzare in pochi mesi i nuovi impianti a fonti pulite».
«I climatologi sono chiari: abbiamo pochissimi anni per abbattere le emissioni climalteranti ed evitare che il riscaldamento globale raggiunga livelli davvero molto pericolosi e ingestibili – afferma Luciano Di Tizio, Presidente di WWF Italia. Lo studio presentato oggi ci dimostra che decarbonizzare l’economia, a partire dalla produzione dell’energia elettrica, si può. Le fonti rinnovabili, soprattutto fotovoltaico ed eolico, garantiscono indipendenza, sicurezza energetica, maggiore resilienza agli impatti ormai in atto del cambiamento climatico. La ricetta c’è, gli ingredienti anche, ora serve la volontà politica. È questo che serve nel prossimo PNIEC».
«Lo studio offre una visione di un sistema elettrico decarbonizzato al 2035 come da impegno dell’Italia al G7, di cui il nostro Paese avrà l’anno prossimo la presidenza – afferma Matteo Leonardi, Co-fondatore e direttore delle politiche nazionali di Ecco. Ai numeri sulla potenza di nuovi impianti rinnovabili, necessità di accumuli, domanda flessibile e potenziamento della rete, il lavoro accompagna una raccolta di raccomandazioni di policy per fare esplodere gli investimenti e raccogliere i benefici in termini di sviluppo, uscita dal gas e occupazione. Non solo numeri ma soprattutto la necessità di assicurare politiche coerenti con gli obiettivi. La mancanza di una governance sul clima, di meccanismi di monitoraggio e correzione delle politiche, a partire dal processo autorizzativo, ha determinato uno sviluppo ridicolo delle rinnovabili negli ultimi anni. Le perdite di tale ritardo sono cifre a nove zeri».