Dovrebbe crescere e invece diminuisce. Sappiamo bene che le risorse del pianeta non sono infinite, che la popolazione mondiale aumenta a ritmi insostenibili e che razionalizzare i consumi rimettendo in circolo i materiali diverrà un imperativo sempre più categorico.
Sappiamo anche che nell’attuale scenario di crisi internazionale, crisi energetica e carenza di materie prime, l’economia circolare potrebbe essere una risorsa cardine della ripresa.
Eppure, è un dato di fatto: la crescita di paradigmi virtuosi non decolla, anzi frena, mentre i consumi aumentano di anno in anno.
L’edizione 2023 del Circularity Gap Report parla chiaro e non sono buone notizie.
Il nuovo studio di Circle Economy, organizzazione globale che si occupa di fornire a imprese, decisori pubblici e amministrazioni gli strumenti per implementare l’economia circolare, è stato realizzato in collaborazione con Deloitte e presentato lo scorso 16 gennaio in occasione del World Economic Forum di Davos.
Circolarità globale ferma al 7,2%
Il tasso di circolarità, già sceso dal 9,1% all’8,6% tra il 2018 e il 2022, è sceso ulteriormente, fermandosi al 7,2%. L’economia mondiale, insomma, è sempre meno circolare e il consumo di risorse aumenta a dismisura, tanto che negli ultimi sei anni abbiamo estratto e utilizzato più materiali rispetto all’intero XX secolo e la quota potrebbe addirittura raddoppiare. Solo il 7,2% è tornato in circolo.
Oltre il 90% è stato utilizzato e poi perso, o sprecato, o immobilizzato a lungo termine in manufatti, edifici e macchinari. Parallelamente, i consumi globali hanno superato i 100 miliardi di tonnellate di materie prime, di cui solo 8,65 miliardi provenienti da riciclo, con una crescita di appena il 3% sul periodo precedente.
Superati 5 dei 9 limiti planetari
L’aumento dell’estrazione di materiale ha ridotto la circolarità globale, con il risultato che il mondo si affida quasi esclusivamente a materiali vergini. Ma le cattive notizie non sono finite.
Dei 9 limiti planetari identificati dagli scienziati come i confini da non superare per garantire la sopravvivenza dell’uomo sul Pianeta, ne sono già stati superati 5, e gli effetti della pressione sugli ecosistemi globali – sugli oceani, sulla terra e sull’atmosfera – cominciano a farsi sentire.
La transizione porterebbe 200 milioni di nuovi posti di lavoro
Dal canto suo, la transizione verso la circolarità non si limita ad arginare i danni di un sistema insostenibile, ma porta con sé opportunità di lavoro e occupazione: stime recenti ritengono, per esempio, che le opportunità economiche legate al riciclo della plastica saranno in grado di creare 700mila posti di lavoro entro il 2040, mentre stando a cifre diffuse dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro la transizione verso la circolarità potrà creare 200 milioni di nuovi posti di lavoro in tutto il mondo, con particolare vantaggio per le aree più arretrate.
Il riciclo non basta
Il rapporto sottolinea che non è possibile raggiungere la sostenibilità solo con il riciclo, e indica la via nell’adozione di quattro principi chiave della circolarità: usare meno, usare più a lungo, usare di nuovo e “rendere pulito”, evitando materiali tossici.
Sarebbe possibile soddisfare i bisogni fondamentali della società, come l’alimentazione e la casa, usando il 70% dei materiali attuali. Ridurre l’attività estrattiva del 30% potrebbe migliorare enormemente la salute dell’ambiente: ciò è possibile con la transizione dai combustibili fossili a fonti di energia rinnovabili, ma anche riducendo la domanda di minerali ad alto volume, come la sabbia e la ghiaia, in gran parte utilizzati per le abitazioni e le infrastrutture.
Occorre infine rinnovare i vecchi edifici e le infrastrutture invece di costruirne di nuovi, in combinazione con altre misure.
Soluzioni praticabili: 16 proposte
Il report non si limita a identificare i problemi ma propone 16 soluzioni praticabili legate all’economia circolare che potrebbero invertire l’attuale superamento dei cinque limiti planetari e garantire la sicurezza degli ambientanti naturali, con la prospettiva di limitare il riscaldamento globale a meno di 2 gradi.
Le proposte coprono i più svariati ambiti, dall’aumento dell’efficienza energetica degli edifici e la riconversione del patrimonio edilizio esistente alla transizione verso un sistema alimentare circolare che preveda la riduzione degli sprechi alimentari e migliori il trasporto, lo stoccaggio e la salute dei terreni.
E ancora, dalla mobilità alternativa agli investimenti nei trasporti pubblici e nei veicoli elettrici alle pratiche di moda più sostenibili, fino al prolungamento del ciclo di vita degli oggetti.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2023 di Energia&Mercato