Tutti vogliono l’Energy Manager

Lo scorso anno in Italia i responsabili per l’uso razionale dell’energia nominati dalle aziende erano 2.353, di cui un terzo fuori dall’obbligo di legge, mentre 2.449 certificati sono stati emessi per la figura dell’EGE, l’Esperto in Gestione dell’Energia. Fisionomia, evoluzione e opportunità delle figure che gestiscono l’energia nelle imprese e nella PA. Non si sa di preciso quante siano le aziende italiane che dovrebbero avere un Energy Manager: la legge 10 del 1991, che per prima ha imposto alle realtà energivore un responsabile per l’uso razionale dell’energia, obbliga alla nomina di questa figura le imprese industriali con consumi superiori ai 10mila tep e le organizzazioni che operano in altri settori superando i 1000 tep. Ma non esiste un registro che consenta verifiche sistematiche e l’iniziativa resta in capo alle aziende, con punte di inadempienza che toccano l’80% nella pubblica amministrazione nonostante le sanzioni previste.

Fire Francesco BelcastroProfessionisti in evoluzione

Nelle indicazioni del legislatore, il “responsabile della conservazione e dell’uso razionale dell’energia” è una figura di alto profilo, dipendente dell’azienda o consulente esterno, il cui compito consiste nell’analisi dei consumi e nella promozione di interventi che riducono l’impiego di energia, sensibilizzando il personale e migliorando l’efficienza delle strutture. Ma come lavora l’Energy Manager e come cambia il suo profilo nelle varie realtà? Quali sono i suoi ambiti tipici di intervento e quali le criticità che incontra? «La legge del 1991 istituisce un ruolo, ma non descrive mansioni e competenze, né subordina la posizione a una qualifica professionale», spiega Francesco Belcastro, Direttore Tecnico di SECEM, Sistema Europeo per la Certificazione in Energy Management, e responsabile della formazione di FIRE, la Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia che su incarico ministeriale è responsabile della nomina e dell’elenco degli Energy Manager. L’Energy Manager, insomma, può essere chiunque. «Spesso, nelle realtà di dimensioni maggiori, è un dirigente con competenze manageriali e potere decisionale, mentre nelle aziende più piccole è alto il numero dei consulenti esterni e prevale la competenza tecnica, tanto che la fisionomia dell’Energy Manager tende a coincidere con quella di una seconda figura, l’Esperto in Gestione dell’Energia, noto tra gli addetti ai lavori con l’acronimo EGE», afferma Belcastro.

Da mero ruolo a risorsa efficace

Stando ai dettami della legge 10, l’Energy Manager ha la facoltà di interloquire con i vertici aziendali. Tuttavia, non sempre le condizioni in cui opera sono ottimali. «Molto dipende dall’organizzazione e dalla posizione in organico: una collocazione in staff ai decisori può comportare un accesso al budget e la partecipazione alle decisioni, nonché la possibilità di collaborare con altre funzioni, dai tecnici agli esperti legali all’ufficio acquisti. Viceversa, profili più strettamente tecnici rischiano di avere minore opportunità di intervento. Infine, ed è il caso di molte amministrazioni pubbliche, capita che i risparmi ottenuti vadano a coprire buchi di bilancio e non l’implementazione di ulteriori interventi», spiega ancora Belcastro.

Le opportunità non mancano

Spesso, insomma, quello dell’Energy Manager rischia di rivelarsi un ruolo vuoto, una mera osservanza di un obbligo di legge, rispetto al quale l’azienda non aggiunge supporto né investimenti. Ma le opportunità, anche finanziarie, non mancano, ed è compito dell’Energy Manager selezionare gli interventi e ricorrere agli incentivi pubblici che li finanziano, rivolgendosi ai certificati bianchi o al conto termico, al fondo nazionale per l’efficienza energetica o al pacchetto per l’Industria 4.0, per citarne alcuni. «Chi ricopre questo ruolo deve saper valutare le opportunità offerte dal sistema, scegliendo la più adeguata e tenendo conto della generale spinta verso il green procurement e le fonti rinnovabili», sostiene Belcastro.

Servono competenze trasversali

Sull’efficacia dei risultati dell’Energy Manager pesa, insomma, il livello della sua professionalità. Un aspetto che, ancora su mandato ministeriale non oneroso, vede FIRE attiva con iniziative formative e di sviluppo professionale, attraverso incontri di aggiornamento e occasioni di confronto in cui viene data visibilità al lavoro svolto dai professionisti all’interno delle aziende. Al centro dei programmi, la trasmissione di competenze tecniche ed economico-gestionali, ma anche gli strumenti per far conoscere i risultati all’interno dell’organizzazione e valorizzare i progetti, ottenendo visibilità per i migliori e ricavandone best practice di settore.

F.R.

L’EGE, UN ESPERTO PER LA GESTIONE DELL’ENERGIA

Nel corso degli anni, successivi pronunciamenti del Ministero per lo Sviluppo Economico e ulteriori azioni normative hanno contribuito all’evoluzione delle figure e dei sistemi che connessi agli aspetti energetici in azienda. Mentre la normativa europea ISO 50.001, che disciplina i sistemi di gestione dell’energia, afferma la necessità di dare continuità alle iniziative reinvestendo i risparmi ottenuti in interventi ulteriori, la UNI CEI 11339 stabilisce i requisiti generali per la qualificazione degli EGE, gli Esperti in Gestione dell’Energia. «Questa figura raccoglie le competenze dell’Energy Manager in una qualifica professionale, che viene certificata da enti accreditati sulla base dell’esperienza sul campo e del superamento di un esame. Tuttavia, l’EGE non sostituisce l’Energy Manager, bensì offre un sapere tecnico che non sempre è nel bagaglio professionale di un manager», precisa Francesco Belcastro di FIRE.

NUMERI IN CRESCITA

Il numero degli Energy Manager aumenta di anno in anno e coinvolge anche realtà che aderiscono su base volontaria, a conferma dell’utilità percepita nei casi in cui il costo dell’energia è una variabile incisiva. L’ultimo rapporto FIRE rivela che nel 2018 i tecnici responsabili nominati dalle imprese italiane sono stati 2.353, di cui 764 presso soggetti non vincolati all’obbligo. Capofila tra i settori è il terziario, con 483 nominati, seguito dall’industria, con 432 nomine. Ultima la Pubblica Amministrazione, che registra addirittura una diminuzione rispetto al 2017.

LA FIRE

FIRE, Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia, è un’associazione tecnico-scientifica indipendente e senza finalità di lucro, il cui scopo è promuovere l’uso efficiente dell’energia. Dal 1992, su incarico ministeriale, è responsabile della nomina e dell’elenco degli Energy Manager. Promuove la formazione e il confronto tra i professionisti del settore.