Biomasse solide, l’impatto della direttiva RED III sul futuro della filiera

EBS EUBCE

Prosegue l’impegnativo percorso delle istituzioni europee per l’aggiornamento della direttiva sulle energie rinnovabili. Un provvedimento che coinvolge le numerose realtà di settore e le filiere produttive di riferimento, inclusa quella delle bioenergie.

L’Associazione EBS, che rappresenta le aziende attive nella produzione di energia dalle biomasse solide, è intervenuta nel dibattito partecipando a EUBCE, la conferenza ed esposizione europea sulla biomassa che si è chiusa ieri, 8 giugno, a Bologna.

Complessità, un rischio per la filiera

«Tra le principali sfide per l’industria delle bioenergie vi è la mancanza di conoscenza delle potenzialità del settore nella produzione di energia rinnovabile e delle sue ricadute positive in termini ambientali, economici e sociali. L’ambito normativo incide in maniera determinante sui processi e sul funzionamento della filiera, che raggruppa molti piccoli produttori in tutta Italia, anche in aree geografiche marginali. In Italia, è stata di recente adottata la RED II e nuovi schemi di certificazione saranno approvati nei prossimi mesi. È difficile prevederne l’effetto: i nuovi schemi di certificazione potrebbero essere troppo complessi per le piccole imprese, che potrebbero rinunciare causando una riduzione della disponibilità di materia prima. Si consideri che ogni anno dall’accrescimento boschivo derivano 37 milioni di tonnellate di biomassa di cui gli operatori del settore utilizzano meno del 10%», ha affermato Alessandro Cinotti, membro del consiglio direttivo di EBS.

Limitazioni inadatte al contesto italiano

L’entrata in vigore della direttiva RED sollecita ulteriori criticità.

«Le principali preoccupazioni sono legate alla limitazione del rinnovo degli incentivi agli impianti di sola energia elettrica. Queste limitazioni sono state introdotte senza considerare la variabilità climatica che abbiamo in Europa.

Gli impianti di cogenerazione nel nostro contesto non sono giustificati a causa della temperatura mite: un impianto di cogenerazione in un contesto climatico come il nostro sarebbe inefficiente con un carico di base termico molto limitato.

È più efficiente supportare l’elettrificazione e l’uso delle pompe di calore. Ecco perché in queste condizioni la scelta migliore è la produzione di energia elettrica da biomassa abbinata alle pompe di calore per rispondere anche ad esigenze di climatizzazione», ha concluso Cinotti.

Sottolineando come per favorire una gestione sostenibile delle risorse naturali sia necessario prestare attenzione alle implicazioni sociali, ambientali ed economiche, con un approccio equilibrato, senza polarizzazioni e con un’adeguata conoscenza dei settori agricolo e forestale.