Fanghi, dal depuratore alla rete del gas

fanghi di depurazione
Edoardo Riccio, amministratore delegato di Newlisi

In Italia ogni anno si producono 3,9 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione, di cui 3,1 milioni di tonnellate derivano dal trattamento delle acque reflue urbane. Una mole che secondo un’indagine condotta da Utilitalia è destinata ad aumentare del 40-50% nei prossimi 10 anni per effetto delle necessità di adeguamento degli impianti di depurazione agli standard UE in materia di trattamento delle acque reflue.

Parallelamente, gli ingenti investimenti necessari e i crescenti vincoli normativi sulla qualità dei fanghi da utilizzare in agricoltura comporteranno una corrispondente crescita dei costi di gestione dei fanghi da depurazione.

Ridurre i volumi, produrre più biogas

Una tecnologia innovativa, brevettata in 38 paesi nel corso di un decennio, permette di gestire in maniera sostenibile i fanghi prodotti dalla depurazione delle acque reflue di origine civile e industriale, riducendone del 70% i volumi residui e valorizzandoli attraverso un incremento della produzione di biogas pari al 40%. Si chiama Clean Water Green Power ed è ideata e sviluppata da Newlisi, società italiana specializzata nella progettazione, realizzazione e conduzione di impianti per il trattamento dei fanghi di depurazione civili e industriali. Di recente, la compagine societaria ha visto l’ingresso di nuovi soci e un aumento di capitale pari 6,5 milioni di euro, dopo un precedente semi-equity financing di 15 milioni di euro ottenuto nel 2018 dalla BEI – Banca Europea per gli Investimenti.

Piccolo investimento, benefici immediati

«La soluzione Newlisi si rivolge principalmente agli enti gestori del servizio idrico integrato, consentendo un risparmio significativo sui costi medi di gestione e smaltimento dei fanghi e un beneficio significativo in termini energetici, ambientali e sociali. Il volume dei fanghi viene drasticamente ridotto, limitando i rischi derivanti dal trasporto e smaltimento a fronte di costi operativi e di investimento contenuti», afferma l’Amministratore Delegato di Newlisi, Edoardo Riccio.

Da costo a risorsa circolare: come funziona?

Il processo, basato su idrolisi termo-chimica altamente efficace, è semplice e lineare, non presenta criticità o rischi ambientali e consente di intervenire su tutti i tipi di fanghi biologici, eliminando esalazioni e virus che contaminano solitamente le aree soggette al trattamento delle acque. L’impianto è modulare, scalabile, senza limiti tecnici, non richiede approvazioni normative significative e può essere facilmente implementato e realizzato sia su impianti WWTP di nuova costruzione sia già esistenti. La soluzione Newlisi è applicabile ad ogni tipo di impianto, dotato o meno di un digestore anaerobico, grazie a due differenti soluzioni.

Tre impianti già attivi

Attivo dal 2015 presso il depuratore di Siena, il primo impianto Newlisi ha permesso una riduzione del volume del fango di oltre il 70%, abbattendo i costi operativi a carico del gestore. Nel 2017, la stessa tecnologia è stata installata in sole 6 settimane all’interno del depuratore di Lecce, consentendo una riduzione di fango del 67% e un incremento complessivo di metano-biogas del 44% grazie alla presenza del digestore anaerobico. Infine, l’operazione condotta presso il depuratore di Grosseto si inscrive in una procedura più articolata, a cui hanno partecipato alcuni tra i più importanti player del settore a livello internazionale come Suez, Cambi, Giotto Water: il progetto, avviato nell’agosto 2021, raccoglie i fanghi di diversi depuratori limitrofi in un impianto che opera da terminale per il trattamento e l’invio a destinazione finale. Nei primi 5 mesi, la riduzione dei fanghi ha raggiunto il 70%.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2022 di Energia&Mercato