Ambiente e ricerca: vita di una signora dell’energia

Intervista Giulia Monteleone
Giulia Monteleone, Direttrice del Dipartimento TERIN dell’ENEA

Da qualche mese Giulia Monteleone è la nuova Direttrice del Dipartimento TERIN, che in ENEA si occupa di Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili. Classe 1970, romana, Monteleone è laureata in ingegneria chimica e raccoglie il testimone da Giorgio Graditi, nominato Direttore Generale di ENEA lo scorso marzo.

Prima di assumere il ruolo odierno, è stata responsabile della divisione Produzione, Storage e Utilizzo dell’Energia, attiva sui temi della decarbonizzazione con lo sviluppo di ricerche sull’idrogeno, i gas rinnovabili, le batterie, la mobilità sostenibile e il processo di cattura, stoccaggio e utilizzo della CO2. Oggi Giulia Monteleone dirige un dipartimento organizzato in 6 divisioni, con 19 laboratori e una squadra di oltre 450 tra ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi.

Le abbiamo chiesto di raccontarci il suo percorso professionale e di parlarci dell’impatto della ricerca sul mercato dell’energia.

Domanda: Le attività del Dipartimento hanno l’obiettivo di favorire la diffusione delle fonti rinnovabili e il ricorso a nuovi vettori, verso un mix energetico sostenibile. Come si concretizza questa missione?

Risposta: Il Dipartimento punta a sviluppare tecnologie e processi per l’energia, offrendo servizi tecnici avanzati, trasferimento tecnologico e conoscenze al sistema produttivo nazionale e internazionale.

Le ricerche, orientate ai target di decarbonizzazione dell’economia europea al 2050 definiti dal PNRR e dal PNIEC, puntano ad attuare la transizione green mantenendo la competitività della nostra industria.

I mercati di riferimento sono quello delle fonti rinnovabili, dei vettori di energia rinnovabili e delle tecnologie per il trasporto, lo stoccaggio e la distribuzione dell’energia, ma anche quelle per la decarbonizzazione degli usi finali dell’energia e l’ottimizzazione dei consumi.

Ci occupiamo, infine, delle tecnologie abilitanti per la transizione digitale: cloud computing, big data, blockchain, IoT, AI, HPC, realtà aumentata, machine learning, automazione e robotica e altro.

D: Non sono molte in Italia le donne a ricoprire ruoli di prestigio nel mondo dell’industria e dell’energia, settori a netta prevalenza maschile. Quali principi hanno ispirato il suo percorso professionale e la sua attività di ricerca?

R: Sono sempre stata una grande amante della natura e mi sono sempre dedicata alla tutela dell’ambiente. Ho deciso di diventare ingegnere chimico per sviluppare tecnologie che, pur perseguendo il progresso tecnologico, fossero meno impattanti sugli ecosistemi e sul pianeta.

Nel 1995 mi sono laureata all’Università La Sapienza di Roma con una tesi sul recupero dei reflui, poi ho intrapreso il mio percorso professionale nel settore petrolchimico, misurandomi con l’utilizzo dei combustibili fossili e dell’idrogeno nelle applicazioni industriali.

Nel 2001 il grande salto nel mondo della ricerca: dopo aver vinto un concorso indetto da ENEA, ho cominciato a occuparmi della ricerca sull’idrogeno come vettore energetico pulito. Un percorso entusiasmante, che mi ha permesso di scoprire il valore della multidisciplinarietà e della complementarità dei saperi.

Abbiamo sempre guardato avanti: già 20 anni fa sviluppavamo tecnologie innovative nell’ambito dell’idrogeno, come le celle a combustibile. Nel 2015 sono diventata responsabile del Laboratorio Accumulo di Energia, Batterie e Tecnologie per la Produzione e l’Uso dell’Idrogeno, poi responsabile della Divisione Produzione, Storage e Utilizzo dell’Energia.

D: Quali sono i suoi progetti per lo sviluppo futuro del Dipartimento?

R: Tra i miei primi compiti vi è la riorganizzazione del Dipartimento, la cui proposta sarà presentata a breve con l’obiettivo di allineare le competenze al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e per la competitività dell’industria nazionale.

La ricerca si rivolge sia alle tecnologie con un basso grado di maturità tecnologica, sia a quelle già quasi pronte per entrare nei processi produttivi. Punteremo sui giovani, protagonisti di un futuro in cui il combustibile fossile lascerà spazio alle fonti rinnovabili e ai vettori energetici green, trainando una filiera industriale ancora tutta da sviluppare.

Abbiamo appena chiuso un bando rivolto a giovani laureati, finanziato 50 borse di dottorato nelle università Italiane e presto avvieremo nuove procedure selettive.

D: Qual è la sua visione della transizione energetica? Ce la faremo a raggiungere gli obiettivi?

R: La transizione è ineludibile, rapida e incrementale, dettata dalla necessità urgente di contenere l’innalzamento della temperatura del globo terrestre, oltre che da situazioni contingenti come la guerra russo-ucraina.

Ma affinché la sfida possa realmente tradursi in opportunità serve l’avvio immediato di azioni a supporto della ricerca, dello sviluppo tecnologico, dell’innovazione.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2023 di Energia&Mercato