Per superare la “crisi concime” e ovviare alla carenza di fertilizzante, arriva la risposta di Greenway Group, realtà friulana che riunisce la Greenfirm di Pordenone, la Greenway Agricola e la San Daniele Bioenergie di Codroipo. Il gruppo ha concretizzato i principi di quella transizione ecologica diventata oggi linea guida di sviluppo avviando un’economia circolare a carattere territoriale.
Attraverso i propri impianti di Bertiolo e San Daniele del Friuli, Greenway Group produce circa 28 mila tonnellate di digestato all’anno, rendendo superfluo il ricorso a concimi chimici, fertilizzanti e materie prime provenienti dall’est Europa come l’azoto, i cui costi sono aumentati esponenzialmente negli ultimi mesi a causa delle tensioni internazionali e del conflitto russo-ucraino in corso.
Le parole di Marco Tam, fondatore e CEO del Gruppo Greenway
«Sono circa 700 gli ettari dedicati per il 75% alle colture energetiche, per la produzione di biomasse, e per il restante 25% alle colture di uso umano e animale, prevalentemente soia, colza e girasole. Altri 45 ettari sono destinati alla coltivazione della vite. Da queste uve ricaviamo vino che viene commercializzato attraverso la Greenfirm con il nostro marchio “Filare Italia”. Tutte le coltivazioni beneficiano del digestato, un fertilizzante organico con una parte liquida e una frazione solida e completamente inodore, ottenuto negli impianti di biogas.
Le coltivazioni alimentano gli impianti dai quali otteniamo sia energia, sia fertilizzante per le coltivazioni stesse. È un processo circolare che non è solamente sostenibile, sia sotto il profilo economico sia sotto quello ambientale, ma riesce a creare sviluppo e lavoro. Infatti attorno al Greenway Group ci sono una trentina di collaboratori che lavorano nei diversi settori delle aziende coinvolte. Il tutto con una ricaduta sul Pil dell’area centrale del Friuli-Venezia Giulia, dove sono concentrate le attività del gruppo, che è di oltre 2 milioni di euro.
Il prossimo passo sarà la produzione di biometano per il fabbisogno regionale, il quale ci consentirà di fornire a un prezzo fisso, che non subisca gli effetti geopolitici, una fonte di energia indispensabile per la nostra economia».