Così accompagniamo le PMI nella transizione green

KEY Energy XIBER
Giovanni Longari, Chief Executive Officer di XIBER Energy Solutions

La transizione green delle imprese italiane è un tema al centro dell’agenda per i prossimi anni. Ma se le grandi aziende hanno già avviato i propri progetti nell’ambito ESG, pur con qualche accusa di greenwashing, nel variegato mondo delle PMI c’è un’ampia diversità di esigenze, competenze e risorse.

A Key Energy abbiamo parlato di come accompagnare le piccole e medie aziende nella transizione verde con Giovanni Longari, Chief Executive Officer di XIBER Energy Solutions, azienda del Gruppo TESYA nata proprio con questa missione.

AG. Quali sono i progetti di transizione green su cui state lavorando maggiormente con le PMI italiane?

GL. I progetti dipendono dal grado di maturità delle aziende. Ci sono applicazioni ancora piuttosto basilari: penso allo smaltimento dell’amianto, che si accompagna spesso al rifacimento delle coperture con installazione di moduli fotovoltaici.

E ci sono anche progetti più articolati, in cui il fotovoltaico viene integrato da sistemi di accumulo. Anche le pompe di calore sono ormai ampiamente utilizzate in sostituzione del riscaldamento in ambito industriale e commerciale.

E, in alcuni casi, anche come fonte di calore di processo. Nei casi più articolati ricorriamo all’integrazione tramite sistemi di gestione della potenza intelligenti.

AG. Di che cosa hanno bisogno le PMI, per cogliere l’occasione della transizione green?

GL. La transizione energetica in ambito industriale non è un problema risolvibile né solo con la tecnologia, né con una tecnologia sola. Il nostro approccio è prima di tutto multi-tecnologico, combinando in ottica integrata le misure di efficienza passiva con la produzione di energia rinnovabile da fotovoltaico, con i sistemi di riscaldamento elettrico, e con i sistemi di gestione della potenza intelligente.

E poi non basta solo la tecnologia – bisogna lavorare su tutto il ciclo di vita del progetto: dalla diagnosi iniziale dei bisogni del cliente, fino alla manutenzione e alla telemetria. Il cliente PMI, tipicamente, non dispone internamente di una struttura con le competenze necessarie a padroneggiare questi progetti in tutte le loro fasi. E, quindi, cerca un partner esterno. Integriamo anche strumenti non tecnologici, come la finanza agevolata.

AG. In mancanza di competenze tecniche, come si comunicano obiettivi e potenzialità di un progetto di efficientamento? Quanto conta la leva economica?

GL. Per un imprenditore, spesso, conta prima il business plan e, in seconda battuta, quale tecnologia va a sostenerlo: il tecnicismo quasi non lo rileva.

Comunichiamo il progetto con una vendita fatta a payback, a tempi di rientro del piano di investimento: qualcosa di molto famigliare, per l’imprenditore. E anche per questo siamo multi-tecnologia e multi-fornitore.

AG. Questa attenzione al fattore economico non espone al rischio di sopravvalutare il costo di realizzazione degli impianti e di sottovalutare, invece, il costo della manutenzione negli anni? Favorendo, così, tecnologie meno performanti e più economiche?

GL. Il beneficio di scegliere tecnologie più costose oggi, ma che risultano più efficienti nel tempo, va mostrato al cliente e reso tangibile.

Noi abbiamo in portafoglio anche soluzioni per l’asset management e l’ottimizzazione dell’impianto in esercizio. Un aspetto che viene spesso trascurato da chi punta solo sulla vendita.

L’imprenditore invece è molto interessato alla parte di valore che si può generare nella fase di esercizio, oltre che alla negoziazione in fase di acquisto.

AG. Molte imprese si stanno dotando di rating ESG per avere accesso al credito o qualificarsi come fornitori. Questi obiettivi sono già diventati criteri decisionali anche per le PMI?

GL. Solo parzialmente. Oggi prevale l’aspetto volontario dell’imprenditore. Ci sono aziende che operano in contesti di comunità in cui questi aspetti sono molto rilevanti e quindi rientrano certamente nel processo decisionale.

Ci sono altre imprese per cui questi elementi, oggi, contano molto meno e che guardano quindi esclusivamente al ritorno dell’investimento.

In questo momento, direi che il miglioramento del rating ESG non è ancora un fattore dirimente.

AG. Ci sono dei settori particolarmente rappresentativi che sono avanti e altri che, invece, sono indietro?

GL. Ci sono settori come l’alimentare, o la moda, che si confrontano con una clientela più sensibile ai temi della sostenibilità e del green. E che, quindi, sono più avanti su questi temi.

Altri settori sono, invece, più indietro. Penso ad esempio al mondo dell’estrazione, della produzione di materiali di costruzione. Qui l’attenzione all’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi è il frutto dell’impennata dei prezzi dell’energia di un paio di anni fa.

Le considerazioni sono ancora soprattutto economiche, nonostante questo settore sia a monte dell’intera catena del valore che porta a opere pubbliche e all’edilizia, che giocoforza dovrà orientarsi ai criteri di sostenibilità nel prossimo futuro.