Difficilmente il net zero si raggiungerà prima del 2057

net zero

Secondo il report globale di Bain & Company sul settore energia e risorse naturali, il target net zero non si raggiungerà prima del 2057.

Il secondo Annual Energy Report di Bain & Company analizza il settore energia grazie alla collaborazione di oltre 1.000 manager in 45 Paesi. L’analisi di Bain si è concentrata su alcuni aspetti legati alla transizione energetica, quali:

  • net zero: il 42% dei manager prevede che si possa arrivare al net zero entro il 2050, ma uno su quattro pensa che non si riuscirà prima del 2070. In media, secondo gli esperti intervistati durante la stesura del Report, il target net zero si raggiungerà nel 2057;
  • riduzione delle emissioni: l’88% dei manager ritiene che la riduzione delle emissioni scope 1 e 2 sia una priorità fondamentale per la propria azienda, mentre il 96% del campione si aspetta che il proprio settore faccia progressi sotto il profilo net zero entro il 2030;
  • innovazione, impatto ed economia: in media le decisioni sono guidate da aspetti economici nel 50% dei casi, mentre da innovazione per il 28%, e da impatto per il 22%.

Solo il 10% della plastica riciclato nel 2030

La ricerca di Bain ha evidenziato che, al ritmo attuale, solo il 10-14% della plastica sarà riciclata entro il 2030. Sebbene questo mercato possa crescere in modo significativo, è probabile che la plastica riciclata al 2030 rappresenti meno del 15% dell’offerta totale di plastica, e questo disallineamento tra domanda e offerta potrebbe far lievitare i prezzi.

«Oggi i manager del settore prevedono una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 28% entro il 2030 – afferma Roberto Prioreschi, Managing Partner Italia e Turchia di Bain & Company – In media, tuttavia, ritengono che il net zero non si raggiungerà prima del 2057. Le aziende destineranno in media il 23% del capitale a nuove iniziative imprenditoriali a sostegno e in risposta alla transizione energetica, rispetto al 16% previsto nel 2020. Questo vuol dire che in appena un anno le aziende hanno deciso di destinare oltre il 40% in più delle proprie risorse a questo percorso: l’accelerazione si intravvede, ma bisogna passare in modo deciso dalla pianificazione all’attuazione. In Italia soffriamo la mancanza storica di un vero piano industriale energetico. Per il nostro Paese è quindi cruciale iniziare da subito a programmare e investire in modo continuativo, allineando quadri normativi e azioni imprenditoriali, per accelerare e quindi traguardare indipendenza e transizione energetica. In questa direzione, siamo lieti di annunciare che da quest’ anno monitoriamo e rendicontiamo costantemente la riduzione delle emissioni dei nostri uffici di Milano e Roma. Si tratta di un ulteriore passo per dare un contributo concreto al percorso di transizione energetica di questo Paese».

«La profonda revisione del footprint carbonico farà sì che le aziende del settore energetico saranno materialmente diverse entro il 2030 – afferma Alessandro Cadei, responsabile EMEA del settore energia e utility di Bain – Le implicazioni di questa trasformazione sono significative, così come le opportunità: tre manager su quattro ritengono che entro il 2030 gestiranno nuove attività, a integrazione (62%) o in sostituzione (10%) di quella a oggi considerata la principale. Come evidenziato dal report, i cambiamenti legati alla transizione energetica richiedono una profonda revisione del modello operativo e delle competenze nei player del settore. Questo porterà a significativi riesami della strategia di portafoglio, spingendo alla dismissione di asset non in linea con i criteri ESG o a rischio di elevati stranded cost. Non solo: queste trasformazioni porteranno a un’evoluzione della strategia M&A da scope deal a scale deal, ridefinendo profondamente il panorama competitivo da oggi al 2025. Il conflitto in Ucraina, inoltre, obbliga le aziende del settore a dare priorità alla resilienza rispetto alla riduzione dei costi».