Sebigas: sfide e opportunità del biogas, un settore in ascesa

Sebigas: sfide e opportunità del biogas
Federico Torretta, General Manager di Sebigas

Il salto di qualità del biogas sta portando le imprese del settore a confrontarsi con interlocutori sempre più variegati. Accanto alle aziende agricole, riferimento storico da ormai 15 anni, si sono avvicinate al biometano anche grandi realtà di altri settori, delle utility e della finanza, come i fondi di investimento.

«Agli inizi di maggio è stata pubblicata la graduatoria degli impianti che hanno partecipato alla terza procedura competitiva relativa al Decreto Biometano del 2022. Sono 132 gli impianti ammessi, di cui 72 nuove costruzioni e 60 revamping. Nella prossima asta, in apertura per giugno 2024, auspichiamo la partecipazione di un numero ancora più considerevole di iniziative, per rapide cantierizzazioni. Pensiamo che il settore abbia il potenziale per arrivare a numeri molto interessanti nei prossimi anni, dopo lunghi anni di attesa per queste nuove misure», ci spiega Federico Torretta, General Manager di Sebigas.

Il Decreto, però, introduce anche un aumento della scala degli impianti di biometano, in termini sia quantitativi, cioè di biomasse da gestire, sia di valore del contratto per la loro realizzazione.

«Una decina di anni fa, la maggior parte dei progetti avevano un valore di qualche milione di euro. Adesso ci aspettiamo di vedere impianti da decine di milioni. E questo avrà conseguenze importanti sul nostro settore: dovremo crescere e svilupparci, ripensando i modelli organizzativi delle nostre aziende, rispetto a quanto fatto nell’ultimo decennio», conferma Torretta.

Cambiano gli interlocutori

Il primo cambiamento riguarda la tipologia di interlocutore. «Non ci confrontiamo più solo con l’azienda agricola, ma sempre più spesso con gruppi industriali interessati al biometano, oppure con fondi di investimento che indirizzano un frammento del loro portafoglio alla creazione di impianti di biometano.

Questo cambia completamente le logiche del settore: noi stessi ci siamo organizzati per seguire clienti di tipo diverso, inclusi i nostri clienti agricoltori, che in questa fase puntano soprattutto sul revamping dei loro impianti», prosegue Torretta.

Attenzione alla supply chain

Ma quando ci si confronta con il mondo dell’asset management, allora entrano in campo logiche nuove. «Un fondo di investimento ragiona in termini di cluster di 10 o 15 impianti – elenca Torretta – e questo impone di definire strategie operative per massimizzare il ritorno dell’investimento. Io vedo due grandi sfide, collegate tra loro: l’approvvigionamento delle biomasse e la gestione del digestato.

Un impianto di grandi dimensioni ha bisogno di ingenti quantità di biomasse, anche fino a 150mila tonnellate all’anno. E dovrà, di conseguenza, gestire il digestato che ne deriva. Entrambe le sfide richiedono di creare una supply chain, ad esempio aprendosi al reperimento di biomasse di natura agroindustriale, oltre a quelle agricole tradizionali. E per gestire biomasse eterogenee servono impianti flessibili, progettati ad hoc. Inoltre, bisogna anche essere accorti nella gestione del digestato».

La complessità cresce

Il rischio tecnico, che 15 anni fa era legato soprattutto alla tecnologia di digestione anaerobica, si è invece spostato su altri aspetti. «Quando i numeri si fanno così rilevanti, cresce anche il numero di fattori a cui prestare attenzione. Ragionando in ottica di asset management. Già nella

progettazione e nella costruzione dell’impianto, ad esempio, devo scegliere i fornitori e le tecnologie per efficientare poi la parte di gestione e manutenzione. Un altro esempio riguarda l’automazione degli impianti e la relativa manutenzione postvendita: assegnare la costruzione di cluster a soggetti diversi implica dover gestire e manutenere hardware e software automazione molto diversi tra loro.

È opportuno ricercare uniformità di fornitura sugli elementi chiave per ottimizzare la manutenzione e gestione degli impianti. Tutte queste logiche, in passato, non c’erano e permetteranno all’industria del biogas di crescere e maturare», conclude Torretta.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2024 di Energia&Mercato