Edilizia sostenibile: possibile boom delle ristrutturazioni ma bisogna lavorare sui materiali

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La revisione della normativa europea sulle prestazioni energetiche nell’edilizia potrebbe spingere il mercato delle ristrutturazioni, dopo il boost del Superbonus.

Lo afferma una ricerca di Bain&Company, secondo cui le stime di crescita annua per il mercato delle ristrutturazioni edilizie, pari al 2,6% annuo, potrebbero balzare fino al 6%.

Il tema è particolarmente significativo per il comparto edilizio: le ristrutturazioni rappresentano infatti il 54% del fatturato 2021. E resta ancora moltissimo da fare, visto che in Italia il 75% degli edifici è inefficiente dal punto di vista energetico. 

Secondo il report di Bain & Company, una revisione della normativa europea potrebbe portare il segmento “rinnovamento edifici esistenti” a pesare per il 62% del mercato edilizio entro il 2030. 

La sfida della circolarità in edilizia

Questa opportunità si incrocia però con la sfida della riduzione dell’impatto ecologico del settore edilizio, che nel complesso contribuisce per il 40% alle emissioni globali di gas serra, considerando l’intera filiera e i consumi degli edifici esistenti.

Gran parte di questo impatto è legato al riscaldamento e al raffreddamento degli edifici: ha quindi a che fare con tematiche di manutenzione e di aggiornamento degli impianti. Ma il 28% delle emissioni complessive dell’edilizia riguarda i materiali di costruzione.

Appare interessante, quindi, l’approccio dell’economia circolare. «Per ridurre le emissioni dell’industria – spiega Paolo Cerini, Partner di Bain & Company – sarà necessario migliorare la circolarità dei materiali utilizzati nella costruzione: si tratta di una sfida a livello globale, particolarmente critica nelle aree in cui si registra una rapida crescita demografica e una migrazione urbana. L’Europa, rispetto ad altri continenti, è leader grazie a politiche e normative che hanno contribuito a spingere il settore verso il riciclo e il recupero dei materiali a fine vita».

Circolarità in edilizia al 30%

Bain & Company stima che il settore edile europeo, come visto tra i più avanzati al mondo, è circolare per il 30% e potrebbe raggiungere il 50% entro il 2040. La maggior parte dei materiali utilizzati sono il cemento e il gesso. 

«In questo contesto, alla luce della crescita stimata del mondo delle costruzioni, vediamo una ripresa anche per il mercato del cemento italiano. Il mercato locale è oggi composto da 5 operatori principali, con un’elevata presenza di impianti capillari e un utilizzo della capacità produttiva pari solo al 37%. Questo contesto suggerisce la necessità di investire nella razionalizzazione e ammodernamento degli impianti e – prosegue Cerini – il ricorso a una maggiore circolarità insieme all’utilizzo di fonti energetiche alternative saranno passaggi obbligati per il settore. La maggior parte degli operatori storici – spinti non solo dalle autorità di regolamentazione e dalle richieste dei clienti, ma anche dalla competizione di prodotti alternativi - sta fissando obiettivi ambiziosi e mettendo in atto iniziative per lo sviluppo di soluzioni innovative e circolari».

Il balzo – possibile, come visto – della circolarità del settore europeo al 50% comporterebbe un dimezzamento delle emissioni, nonostante la crescita della domanda. Si potrebbero infatti usare 590 milioni di tonnellate di materiali l’anno, anziché le attuali 642.

A migliorare la sostenibilità dell’edilizia non sarebbe “solo” la circolarità nell’uso dei materiali. Grazie a innovazioni di progettazioni e a nuovi materiali, il peso degli edifici potrebbe essere ridotto del 20%, abbassando del 15% il carbonio incorporato in essi.

Infatti, il mercato dei materiali da costruzione ottenuti da fonti rinnovabili sta crescendo: l’uso del legno lamellare a strati incrociati (CLT), ad esempio, cresce del 13% l’anno. 

Raddoppio possibile per il riciclo

Sempre in ambito materiali, anche il riciclo dovrebbe essere oggetto di maggiore attenzione. Una raccolta più capillare, associata a processi di riciclaggio end-to-end, potrebbe portare la quota di materiali riciclati al 28% entro il 2040. Quasi un raddoppio rispetto ai livelli attuali. 

Solo un quarto del materiale riciclato proviene, oggi, dall’industria delle costruzioni. Questa quota potrebbe crescere gestendo meglio i rifiuti durante la costruzione e la demolizione, anche grazie a tecniche più avanzate di separazione dei materiali. 

Entro il 2040, il 100% dei rifiuti da costruzione e demolizione potrebbe essere riciclato e il 49% (rispetto al 18% che si registrava nel 2020) potrebbe essere riutilizzato nelle costruzioni. Ciò potrebbe incrementare la circolarità complessiva del 3,6% e far crescere il mercato di questi materiali 1,5 volte più velocemente rispetto alle nuove costruzioni.

«Gli attori dell’industria edile, e in particolare le aziende produttrici di materiali, dovrebbero adottare un approccio proattivo per sfruttare al meglio il passaggio a un’economia sostenibile. Per avere successo, gli operatori dovranno anticipare le sfide ESG che rivoluzioneranno il settore, utilizzare la circolarità come punto di forza commerciale e lavorare per avere accesso competitivo a materiali circolari, attingendo anche agli stock di altri comparti», conclude Cerini.