Il comparto italiano delle costruzioni in legno ha raggiunto, nel 2023, un valore di produzione di 2,3 miliardi, in crescita del 3,2% sul 2022.
Leggermente sopra la media il dato di crescita delle grandi aziende, quelle con un fatturato superiore ai 20 milioni di euro, che hanno registrato un +4%, con una forza lavoro in aumento del 7%.
Sono alcuni dei dati del primo “Osservatorio Edilizia in Legno” realizzato dalla Federazione “Filiera Legno”. Che, proprio sul finire del 2024, definisce questo anno come particolarmente sfidante per il depotenziamento dei bonus fiscali e della cessione/sconto in fattura. Pur compensato dal ruolo del legno come materiale green.
La mappa del settore
Nel 2023, il settore delle costruzioni in legno in Italia mostra una crescita generalizzata: +2,1% nel residenziale, +5,7% nel non residenziale e +1,9% nelle opere edili tradizionali.
Guardando alla suddivisione del valore della produzione, le aziende specializzate rappresentano la maggioranza, con un contributo di 1.564 miliardi di euro, equivalente al 67% del totale.
Seguono i costruttori edili, con 490,316 milioni di euro, pari al 21% della produzione totale, e i magazzini e i commercianti, che aggiungono altri 280,180 milioni di euro (12% del valore complessivo).
A trainare la produzione è il Nord Italia, con Trentino-Alto Adige (21%), Lombardia (18%), Veneto (10%) e Piemonte (8%). Tuttavia, si osserva una progressiva espansione nel Centro e Sud Italia: in Alto Toscana, Umbria, Marche e Alto Lazio si concentra il 19% del valore della produzione, mentre in Sicilia gli operatori di mercato rappresentano il 6%.
In Lombardia si concentra invece il maggior numero di realizzazioni nel settore delle costruzioni in legno, contribuendo a fare del Nord Italia il principale mercato di riferimento nel 2023, con il 54% del fatturato complessivo generato a livello nazionale. Il Centro Italia occupa per il settore il 38%, mentre Sud e Isole ha un peso in termini di rappresentanza di mercato dell’8%.
Le tecnologie costruttive impiegate nel settore
Il 49% delle aziende utilizza la tecnica del platform frame, con un grado di specializzazione rivolto a una maggiore prefabbricazione delle strutture opache.
Il 45% si orienta verso l'uso della tecnologia CLT (Cross Laminated Timber), con una maggiore propensione alla realizzazione in situ delle strutture opache.
Infine, un 6% delle aziende sceglie di impiegare la tecnologia blockhaus o altre tecniche alternative, spesso per progetti che richiedono un aspetto estetico tradizionale o specifiche proprietà isolanti.
L’edilizia scolastica come motore di sviluppo
Come anticipato, il 2024 è un anno tutt’altro che semplice. Il settore tiene, nonostante il calo del settore residenziale, la diminuzione degli ordini spazia tra il -8% e il -16%.
Le imprese hanno puntato su internazionalizzazione, offerta di soluzioni chiavi in mano e altre strategie.
Anche il settore pubblico, grazie ai 74 miliardi di euro e ai 267 miliardi di lavori pubblici messi a gara tra il 2019 e il 2063, ha dato una mano a compensare, pur con i ritardi del PNRR.
L’edilizia scolastica, in particolare, vede 195 scuole realizzate attraverso il programma "La scuola per l'Italia di domani", con circa il 40% dei bandi che prevede l'uso del legno per le strutture in elevazione.
«In vista della Direttiva Europea EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) - conclude Angelo Luigi Marchetti, Presidente della Federazione Filiera Legno – è fondamentale per l’Italia definire un piano strutturato di ristrutturazione e efficientamento energetico del patrimonio esistente. Nel frattempo, il comparto continua a evolversi, anche nel framework di azione del Green New Deal. Il settore delle costruzioni in legno è pronto a fare la sua parte per costruire un’Italia più sostenibile e competitiva. Ora serve uno sforzo collettivo per superare le criticità e cogliere le grandi opportunità offerte da questa transizione. Solo così possiamo garantire stabilità, crescita e un contributo concreto al futuro del Paese».