Quello della casa connessa si conferma un mercato vivace, trainato dagli assistenti vocali ma orientato anche all’evoluzione del servizio. Il retail copre metà della distribuzione, scalzando la filiera tradizionale ma lasciando spazio alle telco, che guadagnano posizioni
Nel 2018 il mercato italiano della smart home valeva 380 milioni di euro, dopo un’avanzata del 52% rispetto all’anno precedente. Il 2019 si è chiuso con un fatturato in crescita del 40%, per un volume di affari complessivo di 530 milioni e una spesa pro capite di 8,8 euro a persona. «Numeri ancora ridotti se comparati ai 2,5 miliardi di Germania e Regno Unito e al miliardo della Francia, ma molto positivi in termini di aumento dell’offerta», commenta Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano che, come lo scorso anno, ha raccolto in un report i dati aggiornati al dicembre 2019, presentandoli lo scorso 18 febbraio presso la sede dell’ateneo in Bovisa.
Crescono anche i servizi
«La crescita non è solo quantitativa, ma mostra un importante incremento qualitativo: se fino allo scorso anno la proposta si limitava ai dispositivi, oggi questi si presentano per lo più integrati con servizi che rispondono ai bisogni espressi dai consumatori», continua Tumino. Qualche esempio? Antifurto, sensori, videocamere e serrature smart collegati a istituti di vigilanza e a centrali di pronto intervento, con la possibilità di abbonamenti o in modalità pay-per-use; congegni per il monitoraggio domestico degli anziani proposti insieme ad assistenza, esami a domicilio e consegna farmaci; ancora, device abbinati a polizze per la casa, software per la riduzione dei consumi o servizi per il riordino automatico di prodotti in esaurimento.
Controllo vocale, trend dominante
I dispositivi dei grandi player digitali – i cosiddetti OTT, Over-the-Top – hanno condizionato le dinamiche di vendita degli altri oggetti e trainato il mercato, crescendo del 58% rispetto al 2018. Ma la loro diffusione ha inciso anche sull’usabilità dei dispositivi, innescando un’evoluzione verso la gestione vocale: addirittura, si va verso il progressivo superamento dell’oggetto fisico, incorporando l’assistente vocale all’interno di prodotti realizzati da terzi, con i quali l’utente interagisce direttamente. La strategia degli OTT per la smart home, infatti, va oltre gli speaker e include il lancio di servizi per la sicurezza e l’assistenza agli anziani, nonché la possibilità di interagire con oggetti che si trovano fuori dalla casa, come l’auto o i negozi. Inoltre, serrature e videocamere smart potranno consentire ai giganti dell’e-commerce di consegnare la merce direttamente nelle case anche in assenza dei destinatari.
Canali, retail in testa
Sotto il profilo dei canali, il mercato italiano della smart home è dominato dal retail: negozi online o multicanale coprono il 47% delle vendite, pari a circa 250 milioni di euro, scalzando la filiera tradizionale – produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori – che pur crescendo del 9% e toccando i 210 milioni di euro, perde quote di mercato, calando dal 50% al 39%.
«Tra gli installatori prevale un atteggiamento prudente e conservativo, che non consente loro di cogliere appieno le opportunità del nuovo business. Eppure, nei contesti più evoluti, si concretizzano partnership promettenti tra player tradizionali e grandi catene retail: è il caso di Amazon, che negli Stati Uniti offre servizi di installazione dei dispositivi smart per la sicurezza, il riscaldamento e l’illuminazione operati da partner locali», osserva Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.
E se i distributori hanno cominciato a creare showroom dedicati alla smart home, particolarmente proattiva appare la strategia delle telco, che grazie a un’offerta semplificata, a nuovi servizi e all’integrazione tra prodotto tradizionale e nuovi oggetti smart sono cresciute del 140%, conquistando il 10% del mercato e lasciando indietro utility e assicurazioni, ferme al 4%.
Consumatori sempre più consapevoli
Cresce anche l’interesse dei consumatori, sempre più inclini alla gestione evoluta della casa, incuriositi dai nuovi prodotti e capaci di padroneggiarne le funzionalità smart. «Il concetto di smart home è noto ai consumatori italiani: il 68% del campione intervistato dall’Osservatorio in collaborazione con Doxa ha sentito parlare di casa intelligente almeno una volta, mentre il 63% conosce il termine domotica. Cresce anche la diffusione degli oggetti connessi nelle case degli italiani: sebbene rimanga stabile la percentuale di chi ne possiede almeno uno – circa il 40% degli intervistati – rispetto al 2018 aumenta il numero di dispositivi posseduti da ciascuno. In testa stanno i sensori per porte e finestre, presenti nelle case del 16% del campione, e le telecamere, seguiti da altoparlanti e casse audio, videocitofoni e serrature, soluzioni per il riscaldamento, assistenti vocali, lampadine, grandi elettrodomestici e caldaie», continua Salvadori.
Cresce anche la competenza degli utenti: il 64% degli intervistati è in grado di installare in autonomia gli oggetti acquistati e di utilizzarne le funzionalità smart. Tuttavia, l’eccessiva complessità d’uso e di gestione nonché la mancata percezione dei benefici frenano ancora molti. Nonostante la buona crescita del mercato, infatti, sono ancora relativamente pochi i consumatori interessati ad acquistare prodotti per la smart home in futuro (37%). Prevale piuttosto l’acquisto impulsivo, che fa registrare picchi e impennate in occasione di promozioni come il Black Friday o in prossimità del Natale.
Una miniera di dati. Ma preoccupano privacy e cubersecurity
Tra le preoccupazioni che frenano il grande pubblico non mancano quelle per la privacy e la sicurezza informatica. Se da un lato la maggior accuratezza dei dispositivi va di pari passo con un’attenzione crescente delle aziende verso i profili legali e la cybersecurity, la necessità di tutelare la propria privacy spinge i consumatori a una maggior cautela: stando alle indagini dell’Osservatorio, se nel 2014 solo il 27% era reticente a fornire i propri dati ai fornitori dei dispositivi, nel 2016 la percentuale era salita al 44%, per toccare il 54% nel 2019.
«D’altro canto, per le aziende il tema dei dati provenienti dagli oggetti connessi è sempre più rilevante, e sempre più strategica diventa la capacità di comprendere come estrarre valore da queste informazioni, sia in termini di profilazione degli utenti, sia per l’elaborazione di nuove, inedite, funzionalità e di interazioni tra oggetti potenzialmente capaci di comunicare tra loro», conclude Salvadori.
Mercato, in testa le soluzioni per la sicurezza
- Al primo posto in termini di quote di mercato si confermano le soluzioni per la sicurezza, che con 150 milioni di euro valgono il 28% della spesa complessiva degli italiani per la smart home, con una crescita del 15% rispetto al 2018.
- Al secondo posto, gli smart home speaker, che hanno animato il mercato con una crescita del 58%, attestandosi a 95 milioni di euro (il 18% del mercato) e trainando la vendita di altri dispositivi IoT.
- Crescono del 55% i piccoli e grandi elettrodomestici connessi, che valgono 85 milioni di euro e coprono il 16% del fatturato complessivo. Boom di vendite per robot aspirapolvere e robot da cucina.
- Caldaie, termostati e condizionatori connessi valgono 65 milioni di euro (il 12% del mercato); crescono del 44% grazie alla progressiva integrazione con gli assistenti vocali, all’offerta di servizi legati alla manutenzione e alla crescente attenzione del pubblico verso i temi del risparmio energetico e del comfort sostenibile.
- Chiudono la classifica le casse audio (50 milioni di euro, 9% del mercato) e le lampadine connesse (35 milioni di euro, 7%), agevolate dall’integrazione con gli smart home speaker.
Intelligenza artificiale per la casa smart
«L’intelligenza artificiale è un tassello sempre più importante nell’ecosistema della smart home, che abilita nuove funzionalità e servizi. Oltre agli smart home speaker, in cui è fondamentale la componente di comprensione del linguaggio, esistono numerosi esempi di applicazione in ambito sicurezza, con algoritmi di riconoscimento facciale che potenziano le telecamere di sorveglianza. E ancora, soluzioni per il comfort come quelle per la regolazione della luminosità, dei suoni e della temperatura degli ambienti secondo le abitudini delle persone e le condizioni climatiche. Applicazioni rilevanti anche nell’assistenza agli anziani e alle persone fragili, con sensori capaci di raccogliere dati nei vari ambienti domestici per mandare segnali di allarme in caso di comportamenti anomali rispetto alle abitudini rilevate», afferma Giovanni Miragliotta, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.
Oggetti connessi, un passo verso l'interoperabilità
A tendere, l’obiettivo perseguito dalle aziende è la completa interoperabilità dei sistemi: un traguardo ancora lontano, per il cui raggiungimento, tuttavia, fanno ben sperare gli annunci diffusi da alcuni giganti del tech, che di recente hanno manifestato lo sforzo comune per rendere integrabili i propri dispositivi.
«Per accelerare lo sviluppo del mercato della smart home, caratterizzato da protocolli molto diversi e spesso non interoperabili, alcuni grandi player hi-tech come Amazon, Google, Apple e ZigBee Alliance hanno progettato una struttura open source capace di integrare le tecnologie già sviluppate e di facilitare la creazione di prodotti interoperabili fra loro e con gli assistenti vocali Le precedenti iniziative congiunte non hanno avuto il successo sperato, ma questo progetto punta sull’approccio open source e sulla forza degli Over the Top per imporsi sul mercato», sottolinea Antonio Capone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.
L’ingresso degli OTT nel settore ha portato nuovi casi d’uso e nuove tecnologie. «Amazon, per esempio, ha rilasciato un nuovo protocollo con l’obiettivo di offrire connessioni a consumi, costi e banda ridotti su distanze in cui WiFi e Bluetooth non garantiscono la copertura, per fornire applicazioni adatte a spazi aperti come l’illuminazione degli ambienti esterni, la rilevazione dei movimenti e la localizzazione degli animali domestici. Apple prevede l’inserimento di un chip Ultra Wide Band (UWB) all’interno dell’iPhone 11, con applicazioni in termini di controllo degli accessi all’interno della casa, utilizzando lo smartphone come passepartout», conclude Capone.