La città del futuro, ipertecnologica, iperconnessa e intelligente, non può prescindere dal recupero di una dimensione ambientale più sana.
Attraverso la sostenibilità ecologica, deve garantire ai suoi abitanti salute, benessere e vivibilità, riducendo il proprio impatto sul pianeta. Questa la tesi che si dispiega lungo le pagine del report “Urban Nature 2021” del WWF, che raccoglie dati, analisi e buone pratiche legati all’evoluzione dei centri urbani.
È un dato di fatto: oltre la metà della popolazione mondiale vive nelle città, che da sole consumano tre quarti delle risorse naturali a livello mondiale, generando oltre il 70% delle emissioni globali di anidride carbonica legate ai consumi energetici. Per questo il ruolo delle metropoli della definizione del futuro del nostro pianeta è determinante: per affrontare le enormi sfide che ci aspettano è necessario ripartire dalle città, intervenire sui nuclei ad alta densità per invertire la rotta del cambiamento climatico, cominciare anche da lì a recuperare la biodiversità indispensabile per l’equilibrio dell’ecosistema.
Abbattere l’impronta di miliardi di persone
Le città – si legge nel report – sono da sempre luoghi di scambio e di innovazione, centri di sviluppo culturale e decisionale, ed è proprio dalle città che può e deve avere inizio la transizione ecologica. Ripensando l’organizzazione degli spazi comuni, i sistemi di trasporto, le scelte energetiche, gli standard di costruzione degli edifici è possibile abbattere radicalmente l’impronta ecologica di miliardi di persone e persino arrivare a tramutare costi sociali e ambientali in opportunità virtuose.
Se è vero, come si legge ancora nel report, che ogni settimana in Italia consumiamo 50mila metri quadrati di suolo e che la superficie edificata negli ultimi 6 anni lungo le coste italiane è grande quanto Lecce, è altrettanto vero che in tutto il mondo le città hanno oggi l’opportunità di trasformarsi da principali consumatrici e inquinatrici in protagoniste dell’economia circolare. Se verrà dato spazio a esperienze innovative per l’utilizzo e il reimpiego di risorse rinnovabili, sarà possibile creare benessere sostenibile e anche nuovi posti di lavoro.
Dalla città-spugna alle coltivazioni urbane
Il report del WWF Italia raccoglie una rassegna di progetti pilota, proposte e modelli, raccolti in tre filoni tematici: “Decementifichiamo le città”, “Nutriamo la biodiversità”, “Rinverdiamo le nostre scuole”. Diverse soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions, NbS), ispirate ai meccanismi circolari e di autoregolazione della natura, mostrano che è possibile mitigare le emissioni climalteranti, aumentando allo stesso tempo il valore estetico ed economico di edifici e spazi comuni. Si può, per esempio, produrre cibo di qualità a chilometro zero, trasformare i rifiuti organici in valore per il suolo, ridurre gli effetti di eventi meteorologici estremi.
I casi studio presentati vanno dalle città-spugna cinesi, che riducendo l’impermeabilizzazione del suolo fronteggiano carenze ed eccessi idrici, alle fattorie urbane di Bruxelles, che grazie a impianti di acquaponica integrati negli edifici puntano all’autoproduzione del 30% del proprio fabbisogno alimentare. E ancora, si va dai corridoi verdi di Medellin, in Colombia, che hanno ridotto le temperature medie di 2 gradi, ai canali rinaturalizzati di Singapore e Seoul, che hanno ridotto il rischio idraulico e aumentato la biodiversità; il ripristino delle mangrovie attorno ai villaggi costieri della Guinea-Bissau proteggono i centri abitati dalle mareggiate e favoriscono l’agricoltura. Insomma, una rassegna di soluzioni win-win, capaci di portare vantaggio per tutti.