Tecnologie per la svolta verde nelle nostre città

Dodici tecnologie chiave determinanti per ridurre le emissioni delle città di domani. Sono quelle individuate dal rapporto “Sustainable Disruption: 12 Decarbonising Technologies for Cities” stilato dall’istituto di ricerca Economist Impact, parte del gruppo The Economist, su committenza dello studio legale internazionale Osborne Clarke.

Dall’edilizia al trasporto, dalle costruzioni alle infrastrutture: gli investimenti in innovazione tecnologica, supportati da adeguate politiche pubbliche locali, permetteranno alle metropoli di ridurre il proprio impatto ambientale. Creando anche nuovi posti di lavoro, riducendo i costi dell’energia e migliorando la qualità della vita nelle città. Il report analizza nel dettaglio quali sono le tecnlogie destinate a fare la differenza.

infografica Tecnologie

Barcellona in testa, Firenze unica italiana

Considerando che la quota di consumo energetico delle città supera i due terzi della produzione mondiale e che le metropoli sono responsabili per oltre il 70% delle emissioni globali di CO2, l’impatto delle tecnologie che ne agevolano la riduzione è potenzialmente enorme. Quelle che migliorano l’efficienza energetica degli edifici sono destinate a produrre il beneficio maggiore, ma anche i trasporti e la gestione rifiuti offrono margini importanti di miglioramento.

Il rapporto dell’istituto Economist Impact ha analizzato dieci città in tutto il mondo, assegnando a Barcellona la palma d’oro per la capacità di supportare lo sviluppo delle tecnologie attraverso politiche di indirizzo e finanziamenti adeguati. La classifica prosegue con Seul, Parigi, New York, Londra, San Francisco, Delhi, Berlino, Singapore e Firenze, unica italiana della serie.

Investimenti sbilanciati

Lo studio ha valutato l’impatto delle tecnologie, il loro livello di facilità e scalabilità e la quota di risorse finanziarie raccolte da ciascuna. Un fronte, quest’ultimo, su cui emergono forti disparità tra soluzioni che ricevono ingenti investimenti pubblici e privati, come lo stoccaggio dell’energia distribuita, e altre tecnologie emergenti, come la building automation e i sistemi vehicle-to-grid, ancora lontane dal dispiegare appieno le proprie potenzialità.

Le nuove tecnologie, insomma, funzioneranno meglio delle alternative tradizionali? E in che misura potranno ridurre le emissioni di carbonio e gas serra? Che livello di maturità hanno raggiunto, quanto costa l’implementazione iniziale e quanto è facile integrarle con quanto già esistente? Su quale dote finanziaria possono contare? Nel box qualche riposta.

EDILIZIA, INFRASTRUTTURA, TRASPORTO: LE TECNOLOGIE EMERGENTI

Qualche esempio che riguarda l’edilizia: cemento e calcestruzzo a basso contenuto di carbonio riducono molto le emissioni e hanno un’ottima scalabilità, ma raccolgono scarsi investimenti. Anche i sistemi di building automation hanno alto potenziale ma investimenti ridotti per via degli alti costi iniziali di implementazione. I digital twin richiedono molta energia per funzionare, ma Spagna e Singapore hanno varato politiche a supporto. Le pompe di calore ad alta efficienza, infine, riducono l’uso energia fino al 50%, ricevono molti investimenti pubblici, pochi dai privati.

Infrastruttura

Su fronte dell’infrastruttura, teleriscaldamento e teleraffreddamento hanno un alto impatto sulle emissioni ma elevati costi iniziali; smart grid e smart meter potrebbero abbattere del 12% utilizzo di energia ed emissioni di CO2 e per effetto della normativa UE, che pone il target dell’80% per la diffusione di contatori intelligenti, ricevono ingenti investimenti pubblici; anche le soluzioni di waste robotics hanno alto impatto e ottima scalabilità ma investimenti ancora ridotti.

Mobilità

Infine, la mobilità: alti investimenti privati e scarsi finanziamenti pubblici per le soluzioni mobility-as-a-service; investimenti ancora modesti ma alto impatto e ottime potenzialità per le tecnologie vehicle-to-grid. I veicoli a idrogeno potrebbero arrivare a dimezzare le emissioni di CO2, ma registrano un numero ridotto di grandi investitori. Sul fronte opposto, campioni di investimento, i mezzi a guida autonoma, il cui impatto in termini di riduzione delle emissioni è tuttavia incerto.