Un tetto verde di 500 metri quadrati ricoprirà presto un condominio di Cernusco sul Naviglio, nell’hinterland di Milano. A realizzarlo Teicos Group, un’azienda specializzata in riqualificazioni.
Che sottolinea come questa scelta sia ancora poco diffusa in Italia, mentre normative e incentivi ne hanno favorito l’adozione in mercati come la Germania (la città di Amburgo ha l’obiettivo di piantumare almeno 100 ettari nei prossimi anni) e in Francia, dove incentivi mirati hanno permesso a molte aziende di piantumare edifici di nuova costruzione. E dove i dipendenti di alcune imprese hanno iniziato a prendersi cura dei giardini sopra il tetto del luogo di lavoro durante la pausa pranzo.
«Nonostante la proposta di un tetto verde sia piuttosto frequente durante i nostri incontri di progettazione condivisa con i condòmini – racconta Daniele Galuppi, Project Manager di Teicos – pesano ancora negativamente alcuni preconcetti difficili da scalzare, oltre al timore di oneri e costi aggiuntivi di manutenzione. Costi che in realtà sono accessibili, soprattutto in questo momento favorevole che offre l’opportunità di fruire delle agevolazioni fiscali del Superbonus».
I tetti verdi, però, non sono tutti uguali. Ne esistono di tre tipologie: estensivo, intensivo e semi-intensivo. La differenza risiede nelle caratteristiche delle specie vegetali e nella stratigrafia di costruzione, determinata dallo strato di impermeabilizzazione, di drenaggio e della tipologia di manto vegetativo.
Il tetto verde estensivo si adatta particolarmente alle superfici di grandi dimensioni non calpestabili e richiede un sistema di manutenzione quasi nullo. Il tetto verde intensivo richiede invece una manutenzione maggiore e può accogliere qualsiasi tipo di vegetazione, anche orti e piante ornamentali, ma si installa solitamente sulle nuove costruzioni.