Nel 2018 i nuovi progetti globali basati sulla tecnologia della catena a blocchi sono stati 328, con un balzo rispetto all’anno precedente. Le utility si piazzano al sesto posto per numero di progetti. L’applicazione varia dallo scambio di energia tra pari al commodity trading tradizionale, dalle iniziative per la stabilità della rete alla ricarica delle auto elettriche. Per quanto nel 2018 le criptovalute abbiano subito un drastico ridimensionamento in termini di valore monetario, e per quanto si tratti di una tecnologia ancora in fase di maturazione, la Blockchain guadagna interesse presso le aziende, che cominciano a percepirne le potenzialità e a intravederne le innumerevoli opportunità di applicazione. «A livello globale, sono 579 i progetti di Blockchain censiti nel triennio 2016-2018, di cui 328 nel solo 2018. Un balzo del 76% rispetto all’anno precedente, a conferma di un’attenzione crescente da parte delle imprese e dei governi», spiega Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano.
USA e Cina in testa
Cresce il numero degli annunci di iniziative, ma anche quello dei prototipi e dei progetti già operativi, che insieme coprono il 41% della casistica, registrando un incremento significativo proprio nell’ultimo anno. «Si tratta di una fase di implementazione non consolidata – crescono gli annunci, ma ancora pochi di essi si concretizzano in progetti operativi –, che appare tuttavia come un segnale significativo di interesse da parte delle aziende», afferma Valeria Portale. Gli Stati Uniti guidano la classifica dei paesi con un maggior numero di progetti (il 17%), seguiti da Cina e Giappone (7%), Regno Unito e Corea del Sud (4%).
Bene anche l’Italia
Anche l’Italia registra un panorama vivace e si posiziona al terzo posto in Europa per numero di progetti, alle spalle del Regno Unito e della Germania: i progetti che hanno avuto visibilità mediatica sono 19, ma la quota sale a 150 se si considerano i progetti di formazione e le consulenze, per i quali sono stati spesi circa 15 milioni di euro. «Il mercato è ancora agli albori, ma da un sondaggio su 61 Chief Innovation Officer di grandi imprese italiane emerge che ben il 59% delle aziende ha avviato sperimentazioni o è in procinto di avviarne», afferma Valeria Portale. Tuttavia, solo il 3% delle grandi imprese ha progetti già operativi e gli investimenti sono ancora limitati, ma nonostante la conoscenza della tecnologia sia ancora scarsa, è prevista una crescita nei prossimi anni. «Per cogliere i vantaggi di questa rivoluzione sarà però necessario lavorare sulle barriere che in questo momento ne stanno limitando l’uso: la mancanza di competenze specifiche all’interno delle aziende, la scarsità delle risorse a disposizione e la difficoltà nel valutare i benefici attesi», sostiene Portale.
Utility al sesto posto
Se il mondo del finance fa da traino alla diffusione della Blockchain, coprendo il 48% dei casi negli ultimi tre anni, va sottolineato come il primato si sia ridotto notevolmente rispetto all’80% del 2016. Dal canto loro, le utility costituiscono il sesto comparto per numero di progetti, esprimendone il 4% a livello globale. «Si tratta di un settore abbastanza coinvolto in questo tipo di innovazione. Anche in Italia dove, ad esempio, l’adesione di Enel al progetto internazionale Enerchain per lo scambio di commodity è testimonianza di attenzione e partecipazione attiva», sottolinea Portale.
P2P al centro
Ma quali sono gli ambiti in cui la Blockchain può trovare applicazione presso il mondo energy? «Il primo e più interessante, destinato ad assumere rilievo crescente, è il trading peer to peer, cioè lo scambio di energia tra pari, che si concretizza in microtransazioni tra privati. Un ambito nel quale le caratteristiche di sistema decentralizzato, distribuito e pubblico tipiche di questa tecnologia offrono garanzia di trasparenza e immutabilità delle operazioni. Sulla carta le potenzialità sono enormi, ma fino a oggi solo le startup innovative e qualche operatore straniero hanno cominciato a ipotizzare applicazioni in questo senso. Nel nostro paese, infatti, il quadro normativo ancora non consente questa modalità di scambio, che invece è già possibile in diversi paesi europei», spiega Portale.
Dal commodity trading all’auto elettrica
Il secondo campo di applicazione riguarda il commodity trading, con progetti come il già citato Enerchain, nel cui ambito l’applicazione di compravendita, alla definizione del pricing e alla processazione della transazione, configurando un marketplace digitale per la compravendita di energia. Altre opportunità riguardano la possibilità di tracciare la provenienza dell’energia, per esempio facendone risalire la produzione a fonti rinnovabili; un tracciamento delle informazioni può essere utile anche nel contesto di progetti innovativi che coinvolgano i consumatori nella stabilizzazione della rete. Infine, si attendono sviluppi rilevanti per la gestione delle ricariche per le auto elettriche e per la contabilizzazione dei relativi pagamenti in bolletta. Insomma, gli ambiti sono molteplici e grandi passi avanti sono stati compiuti in termini di conoscenza e consapevolezza. Ma serve tempo per capire se ci saranno casi particolarmente interessanti e se la tecnologia della catena a blocchi è realmente destinata a fare la differenza.
F.R.
IL QUADRO NORMATIVO DELLA BLOCKCHAIN
Il decreto semplificazioni 2018, convertito in legge all’inizio di febbraio, introduce nell’ordinamento italiano la definizione di “tecnologie basate su registri distribuiti” (o dlt), identificando il concetto di smart contract e assimilandoli ai contratti scritti previo rispetto di alcuni requisiti; inoltre, equipara il timestamp tipico della Blockchain alla marca temporale prevista dal regolamento Eidas sull’identificazione elettronica. «All’Agid è affidato il compito di emanare le linee guida di utilizzo di questa tecnologia nei vari ambiti ed è stato promosso un tavolo di esperti per l’applicazione alle varie fattispecie», precisa Valeria Portale, Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano.
Enerchain
Enerchain è un consorzio per la compravendita diretta di elettricità attraverso Blockchain al quale al momento aderiscono 39 aziende europee tra cui Enel, Eon, Iberdrola, Engie, Total, Edf, solo per citarne alcune. Le transazioni avvengono attraverso una piattaforma decentralizzata basata su un software sviluppato dalla tedesca Ponton. Obiettivo, ridurre i costi di approvvigionamento dell’energia creando valore per i consumatori. La prima compravendita di energia è avvenuta tra Enel ed E.On nell’ottobre del 2017, seguita pochi mesi più tardi da una transazione tra Endesa e Gas Natural Fenosa, che ha segnato l’esordio sul mercato spagnolo.
VAKT
VAKT è un consorzio al quale aderiscono alcune tra le maggiori aziende del settore energetico e diverse banche (BP, Equinor, Shell, Gunvor, Koch, Mercuria, ABN Amro, ING, Société Générale, Chevron, Reliance, Total). La piattaforma, basata su Quorum, la versione privata di Ethereum, costituisce un ecosistema digitale per la gestione dei documenti relativi al trading di commodity, con particolare riferimento al petrolio. L’obiettivo è quello di semplificare gli attuali processi di scambio di documentazione relativa agli scambi.