La blockchain si candida a diventare una delle tecnologie di riferimento per l’energia del futuro. La transizione energetica, infatti, sta spingendo verso una decentralizzazione della produzione, sia verso impianti utility scale sia verso i prosumer.
E questo nuovo modello, fortemente disintermediato, potrebbe beneficiare della tecnologia a blocchi, che per sua natura si basa su un modello a rete e privo di centro. Se ne è parlato alla quarta edizione del Blockchain Summit, tenutosi a Bolzano il 4 e 5 maggio 2023.
La CER cambia in tempo reale
I possibili ambiti di applicazione della blockchain sono già diversi. Il primo è la gestione delle comunità energetiche rinnovabili (CER), al centro dell’attenzione degli ultimi mesi. Il funzionamento di una CER richiederà infatti di tracciare e notarizzare una serie di informazioni: chi ha prodotto quanta energia e in quale modo, chi ha consumato quanta energia e in quali orari, come ripartire gli incentivi in base alle regole definite dalla comunità stessa.
Un flusso continuo e costante di dati in real time che dovrà necessariamente essere automatizzato.
Le regole della comunità sono smart
E qui l’idea è definire le regole della CER all’interno di smart contract, cioè di contratti scritti in forma di codice informatico che si autoesegue al verificarsi di determinate condizioni. Le transazioni tra membri della comunità verrebbero regolate tramite lo scambio di token, un “gettone virtuale” che rappresenta un’unità di energia.
Ciascuno di questi token sarà univocamente tracciato dalla blockchain, rendendo possibile individuarne la fonte e la natura. E ogni scambio sarà scritto in un “registro pubblico distribuito” immodificabile e accessibile a tutti, per garantire trasparenza.
I dati diventano portabili
Un secondo, sconfinato ambito si apre guardando al processo che porterà l’Unione Europea a varare il “Data Act”: un nuovo provvedimento normativo che seguirà la ormai consolidata filosofia europea sui dati personali. Riassumibile così: i dati sono proprietà del cittadino o dell’impresa che li produce. E possono quindi essere “portati” da un fornitore all’altro.
Le utility devono adeguarsi
Per l’energia, la conseguenza diretta di questa portabilità dei dati è una radicale revisione del ruolo delle utility e delle altre imprese. Perché la normativa costringerà chi raccoglie dati a metterli a disposizione di terzi, su richiesta e consenso dei clienti a cui quei dati si riferiscono. Vale, ad esempio, per gli smart meter.
Creare valore dai dati
Il valore di questi dati, in termini di analisi per sviluppare nuovi servizi o rafforzare il cross selling, è sconfinato. Una compagnia assicurativa potrebbe parametrare delle polizze, adattandole alle specifiche abitudini ed esigenze di una famiglia.
Le aziende energetiche sono però chiamate a rinnovare non solo le strategie, ma anche i sistemi di gestione dei dati: da un modello end-to-end a silos verso un approccio aperto, in cui ogni dato può essere condiviso in parallelo per diversi utilizzi. E gli smart contract, basati su blockchain, potrebbero gestire il trasferimento e la condivisione delle informazioni in questa “economia dei dati”.
E i consumi?
Ma la blockchain non farà aumentare di troppo i consumi di energia? In fondo, il presunto impatto ambientale è uno dei cavalli di battaglia dei detrattori di bitcoin e cryptovalute. Innanzitutto: sull’effettivo consumo di energia dei criptoasset si trovano punti di vista diametralmente opposti, spesso condizionati dal giudizio sulla utilità – o meno – di questi strumenti. C’è poi da ricordare che ci sono diversi possibili “meccanismi di funzionamento” delle blockchain: quelli più recenti consumano comunque meno energia rispetto a bitcoin.
Il data center dentro la centrale idroelettrica
Nella già complessa vicenda del rinnovo delle concessioni per le centrali idroelettriche, si apre anche il fronte dell’autoconsumo. A fine marzo 2023, la trentina Alps Blockchain ha ricevuto un investimento di 40 milioni di euro.
Parliamo di un’azienda che produce potenza di calcolo per la blockchain attraverso la creazione e gestione di data center alimentati da fonti di energia rinnovabile. Installando i data center direttamente all’interno di centrali idroelettriche, per “convertire la forza dell’acqua in potenza di calcolo”.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2023 di Energia&Mercato