Un Lab di oltre 30 imprese per l’innovazione energetica

Un Lab di oltre 30 imprese per l’innovazione energetica
Cinzia Tagliabue, Opportunity Management di C.Next Società Benefit

Il modello di C.Next si basa su due canali: il rapporto diretto con le aziende corporate e una rete di imprese e startup per portare innovazione alle PMI, tramite “poli” sul territorio.

L’azienda ha portato al KEY 2026 di Rimini la sua ultima novità: il Next Energy Lab, una verticalizzazione dell’offerta sul settore energetico. Abbiamo approfondito queste novità con Cinzia Tagliabue, Opportunity Management di C.Next Società Benefit.

AG. Come funzionano i vostri poli?

CT. Sono spazi in cui si insediano aziende innovative che facciamo lavorare insieme per dare supporto ad altre imprese che, invece, sono alla ricerca di innovazione.

Il valore dei nostri poli non è dunque solo il luogo fisico, ma l’attività che svolgiamo selezionando startup e aziende più consolidate che portano prodotti e soluzioni altamente innovativi e che hanno sposato i nostri principi di trasferimento tecnologico. Alla base del modello c’è quella che chiamiamo “Next Innovation”, cioè una mappatura delle competenze e delle soluzioni presenti nel nostro ecosistema.

Questa mappa ci guida quando una impresa esterna si rivolge a noi per un progetto innovativo. È grazie alla mappatura, infatti, che andiamo a scegliere le startup e le aziende che andranno a seguire un progetto.

E questi team sono, per così dire, “ad assetto variabile”: se emergono nuove esigenze, che non avevamo considerato, inseriamo le competenze necessarie aggiungendo altre realtà in itinere.

Questo modello, pensato per le PMI (i clienti Corporate sono seguiti direttamente da C.Next, NdR) è replicabile sul territorio. Siamo già presenti in provincia di Como, a Ivrea e Ascoli Piceno, mentre stiamo lavorando all’apertura a Novara, Pescara e Vicenza. Prossimamente, poi, potremmo aprire anche al sud.

AG. In questo elenco troviamo aree con una forte presenza di PMI, sicuramente affamate di innovazione. Come viene scelto il luogo in cui collocare un polo? E quando arriverete al sud?

CT. La nostra organizzazione studia e approfondisce l’innovazione nelle diverse aree geografiche, al punto che pubblichiamo, anche su LinkedIn, degli studi declinati proprio sulle varie regioni italiane.

Abbiamo già diversi contatti, nelle regioni meridionali, per istituire dei poli. Una delle aree più vive e in fermento, per quanto riguarda l’innovazione, è la Puglia, per citare un esempio.

Questi percorsi richiedono tempo e il coinvolgimento degli enti locali, delle istituzioni, così come di realtà private interessate a creare innovazione sul territorio, sia per obiettivi di business sia per risvolti sociali, di valorizzazione del tessuto locale.

Uno degli scopi della replicabilità di questo modello virtuoso è proprio l’impatto positivo su territori che hanno bisogno di essere rivitalizzati: il polo di Como è nato nel 2010, in accordo con la Camera di Commercio, recuperando un vecchio cotonificio rimasto inutilizzato per venti anni. A Ivrea, invece, il polo C.Next è presso le ex officine Olivetti.

AG. A Key Energy avete presentato il Next Energy Lab. Che cosa è e in che modo si relaziona ai poli sul territorio?

CT. Il Next Energy Lab è nato quasi spontaneamente: abbiamo deciso di raccogliere per mercati verticali le competenze delle circa 150 aziende e startup che fanno parte del nostro ecosistema.

Nel settore energetico lavoriamo da alcuni anni col Gruppo Acinque, partecipato da A2A, ed era quindi un buon punto di partenza. Anche perché siamo una Società Benefit e in ambito Energy troviamo dei risvolti ESG particolarmente interessanti e importanti per noi.

AG. Nel Lab si trovano attività di diverso genere, che spaziano dal risparmio energetico all’internet delle cose, passando dalla gestione del suolo.

CT. Abbiamo voluto riunire in questo cluster sia competenze verticali al mercato, sia altre soluzioni trasversali.

Faccio qualche esempio. Abbiamo una startup che smantella pannelli fotovoltaici, recuperando i materiali. Un’altra che fa illuminazione pubblica smart, con lampioni plug and play alimentati da pannelli fotovoltaici verticali, che massimizzano la luce solare catturata durante la giornata e sono assolutamente autonomi. La loro sensoristica permette di utilizzarli anche in zone della città con problemi di sicurezza, ottimizzando comunque il consumo di energia. E avrei molti altri esempi.

Non sono meno importanti le competenze trasversali. Le grosse corporate, che sono il nostro target cliente come C.Next, sono esse stesse aziende che hanno un bisogno interno di innovazione nei processi di marketing, oppure nelle risorse umane o nella customer experience.

AG. Un esempio?

CT. Abbiamo una realtà specializzata in neuroscienze. Che ha lavorato a un nuovo modello di bolletta: un documento che rappresenta un momento di contatto tra fornitore di luce o gas e il cliente. E che spesso è difficilmente comprensibile.

Hanno lavorato proprio sulla percezione da parte del cliente, lavorando a un modello di documento che risultasse più utile e chiaro. Sia per l’esperienza dell’utente finale, sia per la sua relazione con l’azienda.

AG. L’energia è una commodity e, viste le turbolenze geopolitiche degli ultimi anni, la concorrenza è particolarmente agguerrita sul prezzo. Come si compete sul fronte della customer experience?

CT. Siamo in contatto con diverse aziende del settore che vogliono proprio innovare la loro offerta al cliente: non è più “solo” una questione di prezzo, ma di servizio e di approccio.

Stiamo lavorando su diversi progetti, che riguardano anche la customer experience del cliente finale.