Nascono in Italia le prime comunità energetiche: cittadini e imprese diventano prosumer, cioè producono, consumano e si scambiano energia. Il caso di GECO – Green Energy Community, a Bologna
La direttiva europea che promuove l’uso di energia da fonti rinnovabili, datata 2018, è in attesa di essere recepita dal Parlamento. Ma un primo provvedimento, basato su una proposta di Legambiente e Italia Solare, traccia il cammino: i cittadini e le imprese italiani potranno riunirsi in comunità energetiche, all’interno delle quali produrre, vendere e acquistare energia. L’emendamento al decreto Milleproroghe approvato all’inizio di febbraio dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio alla Camera introduce nel nostro paese forme evolute di fruizione energetica, già diffuse all’estero. In virtù delle quali, per esempio, sarà possibile servire con un unico impianto fotovoltaico più utenze collocate sulla stessa rete: in futuro, condomini, industrie, centri commerciali potranno installare pannelli sui tetti, condividere l’energia prodotta e cedere ad altri o al sistema elettrico quella in eccesso.
Pionieri dell’evoluzione
I prossimi passaggi normativi, anticipati da Piemonte e Puglia con leggi regionali, daranno impulso a iniziative sul territorio. Dove tuttavia già esistono alcune esperienze di avanguardia: una delle prime comunità energetiche italiane è quella che nascerà alla periferia Est di Bologna su iniziativa di AESS – Agenzia per l’Energia a lo Sviluppo Sostenibile in partnership con ENEA e con l’Università di Bologna nell’ambito del progetto GECO. Cofinanziata per 2,5 milioni di euro dalla community europea Climate-KIC di EIT – European Institute of Innovation and Technology, la comunità coinvolgerà il distretto industriale di Roveri, insieme all’adiacente quartiere popolare del Pilastro.
Valorizzare gli impianti esistenti
La scelta dell’area geografica non è casuale: a Roveri è attivo il più grande impianto fotovoltaico d’Europa, che si estende per oltre 100mila metri quadri sui tetti del CAAB – Centro Agro Alimentare di Bologna e dell’adiacente FICO Eataly World. «In futuro, l’eccesso di produzione di questo e di altri impianti industriali potrebbe essere rivenduto al quartiere, caratterizzato da alta densità abitativa e da marginalità sociale», spiega Claudia Carani, responsabile del progetto GECO presso AESS.
Sulla buona strada, ma serve più coraggio
Per ora il progetto coinvolge l’Agenzia di Sviluppo Pilastro Distretto Nord Est, una decina di aziende e una torre di edilizia popolare di 18 piani, che saranno sede di nuovi impianti. «L’obiettivo è quello di incrementare del 70% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili a basso impatto ambientale. In generale, vogliamo dare vita a un modello partecipativo, che porti beneficio ai cittadini e alle imprese, migliorando la sostenibilità sul territorio», sostiene Carani.
Il sistema è molto complesso e le direttive, che definiscono quattro diversi modelli di autoconsumo collettivo, dovranno essere recepite in maniera coraggiosa. «Per rendere il sistema energetico locale più efficiente e resiliente, il progetto cerca di sfruttare le sinergie tra i settori residenziale, commerciale e industriale. Un processo che al momento non pare agevolato dal nuovo provvedimento, che almeno inizialmente limita la condivisione di energia alle cabine MT/BT. Occorre invece valorizzare la sinergia tra gli impianti e sforzarsi di avere una visione di lungo periodo», aggiunge Felipe Barroco di AESS.
Smart metering e blockchain, ma anche social engagement
La complessità abbraccia anche altri ambiti, dalla gestione delle reti virtuali a quella della misurazione, che andrà risolta con tecnologie di smart metering e piattaforme basate su blockchain, fino al tema del bilanciamento e dell’integrazione dei flussi. «Ma esiste anche un tema di coinvolgimento sociale e di appartenenza al territorio, anche da parte delle imprese, chiamate a identificare nel progetto un’opportunità di rilancio delle attività produttive», conclude Carani.
Una roadmap al 2022
L’AESS, associazione promotrice del progetto GECO, riunisce tra i suoi soci 85 comuni, province e soggetti pubblici dell’Emilia-Romagna e di altre regioni. Dal 2012 aderisce alla community Climate-KIC di EIT, la maggiore iniziativa comunitaria che affronta le sfide del climate change attraverso l’innovazione. «Nel 2020 la comunità energetica si costituirà in un’entità giuridica, sotto forma di cooperativa o di associazione, secondo una formula pronta ad accogliere il più ampio numero di cittadini e di imprese, completando il progetto di aggregazione entro il 2022», spiega Claudia Carani di AESS.