Gestione idrica: le tecnologie ci sono, ad aziende e PA serve più consapevolezza

Gestione idrica: le tecnologie ci sono, ad aziende e PA serve più consapevolezza
Lauro Prati, Direzione Unit Commerciale Industriale di Grundfos Water Treament Italy

Grundfos Water Treatment Italy ha sviluppato il progetto “SAVE WATER – Solutions for the planet”, una campagna di sensibilizzazione per aziende, Pubblica Amministrazione e progettisti. Obiettivo: trasmettere l’importanza di una gestione responsabile della risorsa idrica, in uno scenario di cambiamento climatico e boom demografico (globale) in cui l’acqua diventerà una risorsa ancora più preziosa di oggi.

Perché, ed è proprio questo uno dei messaggi che la campagna vuole trasmettere, le tecnologie per migliorare la nostra gestione dell’acqua esistono già. È questione di consapevolezza, e di volontà, di implementarle.

Lo slancio del PNRR

Il momento è per intervenire sulla gestione della risorsa idrica è quello giusto. Il PNRR ha destinato 2 miliardi di euro a una serie di interventi strutturali che, pur con ritardi, puntano a potenziare, adeguare e mettere in sicurezza le infrastrutture nazionali.

D’altronde, il 35% delle condutture, in Italia, ha tra i 31 e i 50 anni. E ogni volta che la siccità colpisce un territorio, si torna a parlare di quanta acqua viene semplicemente persa per le cattive condizioni degli acquedotti.

Un cambio di passo nella gestione idrica non è necessario solo sul fronte della quantità, ma anche su quello della qualità. Un’acqua sporca o contaminata non è utile a nessuno: bisogna quindi pensare a come depurarla e renderla adatta ai diversi usi.

Infine, bisogna chiedersi come ripensare la gestione dell’acqua anche alla luce dei fenomeni meteorologici estremi, sempre più frequenti, in cui quantità enormi di precipitazioni si riversano in poco tempo su aree ristrette. Di acqua, in quel caso, ce n’è così tanta da non riuscire a utilizzarla, almeno allo stato attuale.

I casi di uso

Per quanto riguarda aziende e P.A., le opportunità sono diverse. C’è la dissalazione, un’opzione percorribile sia a livello municipale sia da imprese private, come ad esempio le strutture turistiche e ricettive sul mare. E ci sono le “acque di processo”, legate alla produzione, che possono essere trattate e destinate ad altri usi.

Lo stesso vale per le acque reflue: oggi in Italia solo il 4% di queste viene riutilizzato. E, ancora, le acque nere/grigie potrebbero essere trattate per un riuso non potabile. Arrivando a un vero e proprio ciclo, in cui la stessa acqua viene usata, e trattata, più volte e a scopi diversi. Venendo, di fatto, pienamente valorizzata.

Perché alle aziende conviene

Per le aziende private, le motivazioni per avviare iniziative di questo tipo non mancano. La riduzione dell’impatto ambientale non è, infatti, solo una tematica da marketing, ma in diversi settori rientra ormai nei criteri di valutazione per l’erogazione di finanziamenti bancari, che sempre più spesso prevedono condizioni migliori in cambio del miglioramento di alcuni parametri, come appunto il consumo di acqua.

Quando poi, come dimostra il pacchetto di progetti di Grundfos Water Treatment, i consumi vengono ridotti di decine o centinaia di migliaia di metri cubi l’anno, è sufficiente una rapida moltiplicazione col costo medio, che oscilla tra i 2 e i 4 euro al metro cubo, per capire che il ritorno dell’investimento è spesso piuttosto rapido.

Se tecnologia e motivazioni economiche ci sono, alle aziende pare mancare una certa consapevolezza della fattibilità di questi progetti. A fine 2024, il Decreto Ambiente ha visto una prima apertura verso i Certificati di Risparmio Idrico, a costo zero per lo Stato a differenza dei certificati blu. E che potrebbero finalmente sbloccare la situazione e portare a risparmi di consumo nell’ordine delle centinaia di milioni di metri cubi annui.

«Molte aziende non sanno che possono trattare e riutilizzare le acque all’interno dei loro processi produttivi – osserva Lauro Prati, Direzione Unit Commerciale Industriale di Grundfos Water Treament Italy. C’è un problema di consapevolezza delle applicazioni possibili. Se la normativa spingerà in questa direzione, vedremo sicuramente dei risultati importanti».