Tutto è ormai connesso, anche nelle aziende. Macchinari, sensori e dispositivi generano e inviano una mole enorme di dati, che possono essere centralizzati, monitorati e utilizzati per migliorare produttività, efficienza e sicurezza, anche in modo proattivo.
Una opportunità che è stata finora sfruttata soprattutto da aziende medio-grandi del settore manifatturiero, ma che deve essere portata sia nelle Corporate sia nelle piccole aziende, come ci ha raccontato al Key Energy 2026 Massimo Morandi, Account Manager di Elevate (fino a poche settimane fa nota come Ennova Research).
AG. Di che cosa si occupa Elevate?
MM. Elevate è un'azienda di tecnologia e innovazione, collaboriamo con imprese private e Pubblica Amministrazione per creare prodotti, servizi ed esperienze digitali all'avanguardia, guidati dal potenziale di Intelligenza Artificiale, piattaforme Dati e Cloud.
In ambito IoT affianchiamo le aziende, collaborando con i reparti interni, aiutandoli a sfruttare il potenziale dei dati e della tecnologia per migliorare i loro prodotti, servizi o operations.
AG. In quali settori lavorate maggiormente?
MM. Abbiamo molti clienti in ambito industriale e manifatturiero, dove in Italia operano molte aziende innovative e sufficientemente grandi da poter fare investimenti per migliorare i processi produttivi e i servizi ai clienti.
Siamo in crescita anche nei settori finanziario ed energetico dove da qualche anno collaboriamo con player nazionali e internazionali. Siamo un’azienda di circa 170 dipendenti, e collaboriamo con C.Next che è molto attivo nel collegare aziende Corporate e aziende innovative.
AG. E per le piccole e medie aziende, invece, avete un’offerta?
MM. Le piccole imprese hanno un grande bisogno di innovazione, ma spesso non hanno le risorse necessarie a investire. Le nostre piattaforme soddisfano le necessità delle PMI partendo da una base consolidata di asset e semilavorati per velocizzare la realizzazione di soluzioni flessibili quanto personalizzate.
In questo ambito abbiamo sviluppato in collaborazione con centri e aggregatori (tra cui C. Next) dei simulatori per il dispiegamento di queste tecnologie all’interno delle PMI
AG. Che cosa viene monitorato, nei progetti sviluppati in ambito manifatturiero?
MM. Moltissime informazioni. Volumi e produzione: quantità, lotti e utilizzo delle risorse. Operazioni specifiche, penso all'apertura e chiusura di un cancello. O, ancora, i rifornimenti presso una stazione di servizio, oppure le transazioni di pagamento che vi avvengono. In ambito energetico abbiamo svolto diversi progetti di monitoraggio e anche qualcuno di efficientamento che sfrutta l’intelligenza artificiale: alcune di queste esperienze sono in corso e sono sicuramente interessanti.
AG. L’eterogeneità delle apparecchiature presenti in azienda è un problema?
MM. Siamo abituati a lavorare in ecosistemi complessi, i nostri progetti poggiano le loro basi su una struttura tecnica specializzata nelle più innovative tecnologie. Su 170 persone, 150 sono ingegneri del software, questo ci permette di affrontare qualsiasi tipo di scenario.
AG. I cyber attacchi sono in costante crescita e minacciano aspetti come la continuità operativa delle aziende, compresi i servizi essenziali, oppure la proprietà intellettuale in ambito manifatturiero e produttivo. Ogni dispositivo connesso è un punto di ingresso da difendere: come sta evolvendo la strategia di sicurezza informatica?
MM. Con l’arrivo della NIS2, l’attenzione alla compliance è cresciuta moltissimo. Il Cyber Resilience Act ha reso ancora più cruciale l’attenzione ai dispositivi connessi e all’Internet of Things, con norme che saranno obbligatorie dalla fine del 2026.
Queste, però, sono tematiche di compliance. Nell’ambito della protezione dell’industrial control system stiamo già dispiegando le tecniche di Defensive Programming, all’interno delle soluzioni sviluppate o adottate; sin dal design delle soluzioni poniamo enfasi in termini di sicurezza del codice e dell’OT.