L’Internet delle Cose per monitorare le infrastrutture

L’Internet delle Cose per monitorare le infrastrutture
Eugenio Realini, Amministratore Delegato di GReD

Nata come spin-off del Politecnico di Milano nel 2012, GReD è specializzata in analisi di dati spazialmente distribuiti, satellitari e non, da un lato per monitorare strutture e terreni, dall’altro per l’esplorazione della crosta terrestre orientata all’identificazione di nuovi giacimenti.

L’azienda è parte del Next Energy Lab di C.NEXT: ci siamo fatti raccontare di più dall’Amministratore Delegato di GReD, Eugenio Realini, durante il Key Energy 2026.

AG. In che modo fornite soluzioni alle aziende del settore energetico?

ER. Per quanto riguarda il monitoraggio di terreni e strutture, siamo in grado di identificare movimenti nell’ordine dei millimetri. E questo è fondamentale per il controllo di dighe, condotte forzate, così come edifici o ponti. Ma anche per tenere d’occhio frane o siti soggetti a subsidenza.

Il background tecnico del Politecnico di Milano ci permette di sviluppare soluzioni custom, ad esempio per le società di Oil & Gas, che vogliono un vantaggio competitivo rispetto ai competitor, grazie ad algoritmi intelligenti sviluppati ad-hoc.

AG. Vi occupate solo di software o anche di hardware?

ER. Per il monitoraggio di strutture e del terreno abbiamo anche tutta la parte hardware: si tratta di sensori che ricevono segnale satellitare dai satelliti GNSS, che sta per Global Navigation Satellite System, e che si basano sulle stesse componenti che usano i nostri smartphone per posizionarci.

Tra l’altro, sfruttiamo questi dispositivi in una versione dal costo decisamente accessibile, proprio quella utilizzata anche dai produttori di telefoni, e confezionati in stazioni resistenti alle intemperie climatiche e completamente autonome dal punto di vista energetico e della trasmissione dati.

Andiamo quindi a installare questi dispositivi che possono restare pienamente operativi per diversi anni, costruendo per ogni sensore uno storico delle misure degli spostamenti 3D subiti.

AG. Il settore finanziario e assicurativo si confronta da tempo con la sfida dei rischi catastrofali. Avete avviato collaborazioni in questo ambito?

ER. Non ci è ancora capitato di lavorare direttamente, anche perché lavoriamo con una tipologia specifica di sensori e il nostro primo interlocutore sono le grandi società di ingegneria.

Abbiamo però avviato i contatti con una società di riassicurazione proprio per tematiche legate ai rischi catastrofali. Se vogliamo, è qualcosa di simile alla scatola nera a bordo dell’auto. Anche i nostri sensori permettono di sapere che cosa succede sia in assenza di incidenti, sia prima o dopo un evento catastrofale.