Ansaldo Green Tech e UniGe danno il via al progetto Nemesi per la ricerca sull’idrogeno

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Ansaldo Green Tech e l’Università di Genova hanno formalizzato il loro impegno nel progetto Nemesi, finalizzato a sviluppare elettrodi e membrane innovativi per la produzione di idrogeno in elettrolizzatori di taglia industriale basati sulla tecnologia Anion Exchange Membrane (AEM).

Finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il progetto Nemesi (Nuovi Elettrodi e Membrane per Elettrolizzatori a Scala Industriale) è sviluppato da Ansaldo Green Tech con il contributo scientifico del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale della Scuola Politecnica dell’Università di Genova.

Il progetto beneficiario del finanziamento ha un valore di 4 milioni di euro che saranno destinati alle attività di sviluppo e all’allestimento di nuovi laboratori presso la sede manifatturiera del gruppo Ansaldo Energia e dell’Università, dove verranno realizzati e testati i componenti sperimentali.

«Questo progetto segna il ritorno del gruppo Ansaldo Energia nello sviluppo di componenti elettrochimici, dopo la precedente esperienza di Ansaldo Fuel Cell – afferma Daniela Gentile, Amministratore Delegato di Ansaldo Green Tech – Nemesi rappresenta per Ansaldo Green Tech il primo passo del percorso per diventare, nel giro di pochi anni, Original Equipment Manufacturer nel settore dell’elettrolisi».

«L’Agenda 2030 rende imperativo agire efficacemente e prontamente a favore della transizione ecologica – afferma Federico Delfino, Rettore dell’Università di Genova – L’impegno congiunto di Ansaldo Green Tech e dell’Università di Genova rappresenta un segnale concreto in questa direzione oltre che essere un esempio vincente di sinergia ricerca-industria. Il nostro ateneo è sensibile ai temi di energia rinnovabile e, in generale, di sostenibilità, riservando a essi ampio spazio nella formazione, nella ricerca e nelle attività di terza missione».

«Rispetto alle più tradizionali tecnologie, gli elettrolizzatori AEM riducono sensibilmente l’utilizzo di materiali critici quali platino e iridio, risultando quindi potenzialmente più competitivi e, non lavorando in ambiente alcalino, più sicuri e rispettosi dell’ambiente – afferma Ombretta Paladino, responsabile scientifico del progetto per l’Università di Genova – Il progetto si basa sull’integrazione di attività di ricerca applicata mediante lo sviluppo e prova di nuovi materiali e la progettazione ed esecuzione di campagne sperimentali orientate allo scale-up su postazioni di prova di dimensioni differenti realizzate all’interno dei laboratori».