Seapower è un centro di ricerca pubblico-privato partecipato dall’Università degli Studi Federico II di Napoli, attivo da oltre trent’anni nella ricerca applicata sulle rinnovabili.
«Il centro nasce nel 2010 sulla scorta di un’esperienza maturata all’interno dell’università a partire da 1993. Consolidando la propria attività nell’arco di tre decenni è diventato un’azienda, di cui l’ateneo napoletano è socio».
Chi parla è Francesco Lioniello, Vicepresidente di Seapower, che racconta come le competenze del gruppo si sviluppino a partire dalla progettazione ingegneristica nel campo degli impianti industriali, per estendersi agli ambiti più disparati, dall’aerospaziale alla meccanica, dal navale all’ambientale all’elettrico.
Ricerca industriale ed energetica
«Negli anni, l’attività del centro si è articolata in due business unit, di cui la prima mantiene un focus sulla ricerca tecnologica industriale, mentre la seconda si concentra sullo sviluppo di impianti per la produzione di energia. Entrambe possono contare sui laboratori univesitari della Federico II, tra i più avanzati d’Italia, che includono la galleria del vento e la grande vasca navale per i test dei prototipi.
La business unit di Techonology Transfer riceve finanziamenti diretti per due progetti europei nel settore dell’eolico offshore galleggiante, a cui si aggiungono attività di ricerca indirette su commissione di realtà private, come quelle condotte sull’eolico galleggiante per conto dell’operatore napoletano Next Gen Solutions», continua Lioniello.
Grandi impianti eolici on e offshore
Sul fronte dello sviluppo, Seapower si occupa della progettazione e realizzazione di grandi impianti fotovoltaici e agrivoltaici, di campi eolici a terra e in mare e di sistemi per l’accumulo di energia. Il portafoglio esistente supera già il GW di potenza, a cui si aggiungono nuove commesse per l’eolico offshore.
Nei vari ambiti delle rinnovabili, il servizio del centro di ricerca copre le prestazioni tecnico-professionali nelle aree del permitting, della progettazione esecutiva e della realizzazione in campo: dall’autorizzazione all’apertura del cantiere, alla direzione e gestione dei lavori, fino alla realizzazione dell’impianto.
«Negli attuali progetti di eolico offshore, al momento siamo concentrati sulle fasi iniziali: non esistono ancora impianti autorizzati», chiarisce Lioniello.
La burocrazia frena l’adeguamento della rete
La tortuosità e incertezza dei processi autorizzativi è certamente uno degli ostacoli più ingombranti lungo il cammino della transizione energetica, specie per l’eolico. Ma non è l’unico.
«Il problema più rilevante è l’inadeguatezza della rete elettrica: un tema di cui sono consapevoli tutti, dal gestore nazionale ai distributori, tanto è vero che Terna ha varato piani di investimento imponenti.
Tuttavia, con le attuali tempistiche e procedure la messa in opera degli interventi richiederà un periodo non compatibile con gli obiettivi europei di decarbonizzazione né tantomeno con la foga imprenditoriale dell’attuale contesto di mercato.
Oggi, complici i bassi costi dell’hardware, l’avanzamento tecnologico e l’abbondante capacità di investimento, abbiamo infatti la potenza di fuoco per raggiungere i 50 GW entro il 2030, ma siamo frenati dalla lentezza delle procedure burocratiche. Queste rischiano di rendere impossibile l’adeguamento della rete nei tempi congrui: occorre snellire i processi e abbreviare i tempi», conclude Lioniello.
Grandi campi eolici in Maremma e in Sicilia
Sul fronte dei grandi campi eolici offshore già in iter, Seapower annovera Maverick, un campo da 70 turbine nell’area adriatica centrale. Per quanto riguarda l’onshore, invece, è recente l’avvio di un nuovo iter progettuale per l’impianto eolico in provincia di Grosseto, un complesso che prevede l’installazione di 10 aerogeneratori dalla potenza di 6 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 60 MW e che sarà in grado di generare 130 GWh annui, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di circa 60mila famiglie e ad abbattere le emissioni di CO2 di circa 65mila tonnellate annue.
Anemos e La Conca, in Sicilia Occidentale nei territori di Mazara del Vallo, Salemi, Menfi e Sambuca, sono progetti eolici con 10 aerogeneratori da 4,5 MW e 6 aerogeneratori da 4,9 MW rispettivamente.
Gli impianti sorgeranno in un territorio agricolo i cui rilievi collinari ne limiteranno la visibilità, consentendo la produzione necessaria a coprire il fabbisogno energetico annuo di circa 80mila famiglie ed evitando l’emissione di oltre 124mila tonnellate di CO2.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2024 di Energia&Mercato