Normativa RENTRI: serve un sistema di conservazione a norma

Normativa RENTRI: serve un sistema di conservazione a norma
Marco Broggio, Chief Solutions Officer di Intesa (Kyndryl)

Una piattaforma di archiviazione elettronica per la conservazione a norma dei documenti del nuovo RENTRI, Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, uno strumento obbligatorio per migliaia di aziende italiane dal 13 febbraio scorso.

Il RENTRI è lo strumento scelto dal Ministero dell’Ambiente per fare un salto di qualità nel monitoraggio dei rifiuti, dopo che il precedente SISTRI era sostanzialmente caduto in disuso dal 2019. Con le nuove regole, infatti, viene introdotta una gestione digitale del registro di carico e scarico, dei formulari di identificazione dei rifiuti e del Modello Unico di Dichiarazione (MUD).

Tutte queste attività diventano digitali per alcune categorie di aziende. Trasportatori, intermediari e smaltitori di rifiuti, in primis. E poi, i consorzi per il recupero e il riciclo di determinate categorie di rifiuti, le autorità marittime. Infine, quella che è forse la platea numericamente più ampia, cioè le imprese con oltre 50 dipendenti che producono rifiuti pericolosi, oppure rifiuti non pericolosi ma derivanti da lavorazioni industriali o artigianali.

Una questione tecnologica

Non si tratta di una nuova procedura burocratica, ma di una importante tappa della trasformazione del nostro Paese. Grazie al RENTRI, infatti, vengono digitalizzati processi e documenti utili per tracciare e monitorare i rifiuti.

«La tecnologia supporta il cambio di paradigma nella nostra società, sempre più attenta all’ambiente – osserva Marco Broggio, Chief Solutions Officer di Intesa (Kyndryl). Ogni anno mandiamo in conservazione circa 821 milioni di documenti e la nostra esperienza conferma il valore della scelta operata dal Governo: con la registrazione e la conservazione digitale piuttosto che su carta, si evitano innumerevoli quantità di CO2. Si stima che, ad esempio, per ogni azione di firma elettronica si risparmiano circa 4 grammi di anidride carbonica. Inoltre, si ottimizzano la reperibilità e il rispetto delle regole».

Serve un servizio di conservazione

La piattaforma del RENTRI, non comprende un servizio di conservazione digitale dei documenti. Questa attività è a carico delle aziende, chiamate a dotarsi di soluzioni per l’archiviazione a norma di legge della documentazione che dimostra la corretta gestione dei loro rifiuti. A regolare le modalità di conservazione è il Codice dell’Amministrazione Digitale: occorre mantenere i documenti per almeno tre anni, garantendo elevati standard di sicurezza e conformità, come quelli forniti dai Conservatori qualificati AgID.

Ed è qui che si inserisce l’offerta di Intesa (Kyndryl), che è uno dei service provider accreditati AgID. Tra gli strumenti che permettono alle imprese di adeguarsi ai nuovi obblighi RENTRI, infatti, troviamo la firma elettronica qualificata, che velocizza e certifica le operazioni legate alla gestione dei rifiuti in totale sicurezza e conformità alla legge, riducendo in più i tempi operativi.

C’è poi il sigillo elettronico qualificato, regolato da eIDAS, che è uno strumento indispensabile per certificare l’integrità e l’origine dei documenti digitali del RENTRI: grazie al sigillo, infatti, è possibile dimostrare che un documento non è stato modificato dopo la sua emissione, nonché attestare l’identità dell’organizzazione emittente. E, infine, la marca temporale, che certifica la data e l’ora esatta della creazione di un documento, o della sua firma, fornendo un riferimento certo e giuridicamente valido.

Questo insieme di strumenti, integrato all’attività di archiviazione, permette all’azienda di dimostrare la validità legale del proprio operato e la propria conformità alla normativa.

«Adeguarsi al RENTRI non è solo un obbligo – commenta Broggio – ma un'opportunità per le imprese di modernizzare le proprie operazioni, ridurre i costi amministrativi e contribuire attivamente alla tutela ambientale. Soluzioni come la conservazione digitale a norma e l’uso di strumenti certificati, quali la firma elettronica e il sigillo elettronico, offrono alle aziende un supporto concreto per affrontare con successo questa transizione, mantenendo la massima attenzione sugli aspetti di sicurezza e conformità normativa».

Verso un’economia più circolare

L’enorme miglioramento nella tracciabilità dei rifiuti contribuirà a rafforzare il posizionamento dell’Italia tra i Paesi più avanzati nell’ambito della raccolta differenziata. Siamo ormai arrivati al 66,6% dei rifiuti, secondo l’ultimo report di ISPRA, con un 50,8% nell’ambito specifico dei rifiuti urbani. Lo smaltimento in discarica è in netto calo, riguarda ormai il 15,8% dei rifiuti, e a livello nazionale possiamo contare su 656 impianti di trattamento.

«Il RENTRI è un ulteriore passo in avanti verso la sostenibilità della filiera, si tratta di una modalità amministrativa che ben si allinea ai valori della salvaguardia ambientale – conclude Broggio. Occorre dunque procedere in questa direzione e accelerare il cambiamento».