Lo storage è certamente uno dei temi al centro della filiera dell’energia rinnovabile per il 2025. Sparq si sta concentrando soprattutto sul segmento C&I, particolarmente attento al tema del caro energia, anche per i prossimi anni.
E se alle imprese serve un salto culturale, per ripensare le proprie strategie energetiche integrando fotovoltaico e autoconsumo, si guarda con interesse alle ricerche su nuovi materiali, alternativi all’attuale tecnologia litio-ferro-fosfato. Che resta, al momento, imbattibile per prestazioni e affidabilità.
Abbiamo approfondito questi temi al KEY Energy 2025 con una intervista a Stefano Percoco, Industrial Key Account Manager – Industrial Division e Roberto Romita, Key Account Manager di Sparq, startup del Gruppo Cebon.
AG. Quali sono le prospettive del mercato storage per quest’anno?
SP. In Italia il nostro core business è sicuramente il C&I, dove abbiamo verificato un forte interesse per le soluzioni di storage. I dati del sistema Gaudì di Terna mostrano che nel 2024 c’è stato un incremento notevole dell’installato.
Siamo sicuramente focalizzati sugli accumuli integrati all’impianto fotovoltaico, ma guardiamo con interesse anche ai mercati del trading dell’energia. I nostri prodotti possono infatti essere combinati con il solare e l’eolico, ma funzionano anche in modalità stand alone.
In Italia va per la maggiore l’abbinamento con un impianto di energia rinnovabile e nel C&I arriveremo sul mercato con nuovi prodotti cabinati, pensati per le PMI che vogliono massimizzare l’impatto positivo di un impianto fotovoltaico, in termini di autoconsumo, installando anche un accumulo.
Avremo sistemi con capacità modulabili, da 240 kWh e 260 kWh, modulabili e scalabili fino a 2 MWh.
L’utility scale, invece, è un mercato che ci interessa ma che, in quanto startup, ci pone qualche difficoltà in termini di capacità di produzione. In Italia siamo arrivati a una trentina di accumuli di queste dimensioni, di cui una decina entrati in funzione lo scorso anno.
Le opportunità, quindi, ci sono anche noi abbiamo qualche progetto in via di sviluppo, tra i 20 e i 40 MWh. Anche se sicuramente nel breve termine il C&I resta il nostro focus principale.
AG. Il segmento residenziale, invece, sconta la fine degli incentivi ed è fortemente rallentato. Come vedete le prospettive per quest’anno?
RR. Sul segmento residenziale ci sono anche molti competitor. Sparq fa parte di un Gruppo che si occupa di batterie da oltre 38 anni e siamo alla ricerca di un partner italiano per lo sviluppo di un inverter certificato CEI 021, che integra la connessione con la rete italiana.
Noi, come Sparq, non produciamo inverter ma i moduli la batteria, mentre questa certificazione considera il sistema nel suo complesso, cioè la somma di inverter e batteria.
Per sbloccare questa situazione, abbiamo avuto contatti con aziende italiane, finora non andati a buon fine, ma sappiamo che possiamo essere competitivi sul fronte del prezzo. Contiamo quindi di recuperare il tempo perduto una volta risolti questi aspetti.
AG. Il costo dell’energia resterà il driver principale di installazione per famiglie e imprese?
SP. I dati Gaudì di Terna a fine 2024 parlano di oltre 700mila unità di sistemi di accumulo: si tratta in gran parte di soluzioni residenziali, tra i 5 kWh e i 25 kWh, installate per massimizzare l’autoconsumo e, quindi, tagliare i costi della bolletta.
Crescono, ovviamente, anche le installazioni presso le imprese, esattamente per la stessa ragione. Però bisogna anche lavorare sulla mentalità e sulla cultura. In Italia si fatica a ragionare in termini diversi dal collegamento alla rete elettrica e non tutte le aziende guardano con favore al collegarsi a un UPS. Nonostante gli accumuli siano un’ottima opportunità di risparmio.
AG. Nel mondo degli accumuli c’è molto interesse per nuovi materiali, che possano ridurre la dipendenza dall’estero e l’impatto sociale delle attività estrattive. Che prospettive ci sono, secondo Sparq?
RR. Oggi il prodotto più maturo ed evoluto resta il litio-ferro-fosfato, che fornisce i migliori risultati in termini di densità energetica e longevità.
Certo, ci sono nuove opportunità da esplorare e sperimentare, comprese le batterie al sodio e agli ioni di sodio. Nuove chimiche che vanno monitorate ma che dovranno provare sul campo le loro prestazioni, anche in termini di affidabilità e sicurezza. Per ora, l’opzione più performante resta il litio-ferro-fosfato.
Quando le nuove batterie arriveranno, saremo pronti a utilizzarle. Con l’attuale velocità dell’innovazione tecnologica, comunque, non è detto che dovremo aspettarle ancora per molto.