ING Italia Come si finanzia la transizione ecologica?

ing transizione ecologica
Massimiliano Rossi, Head of Wholesale Banking di ING Italia

Lo abbiamo chiesto a ING, uno degli istituti bancari più attivi sul fronte ESG, che da anni ha attivato linee di credito per le aziende che fanno della sostenibilità uno degli asset del proprio sviluppo competitivo

La sostenibilità sociale e ambientale è uno dei grandi temi dello sviluppo economico dell’era post-pandemica. La transizione verso modelli più compatibili con la tutela delle risorse naturali e del clima è spinta da una consapevolezza sempre maggiore degli effetti potenzialmente catastrofici e irreversibili connessi con l’indifferenza alle istanze di cambiamento.

Già da tempo, molte imprese di ogni dimensione hanno avviato una trasformazione nel segno dei criteri ESG – Environmental, Social and Governance e anche la finanza ha cominciato a considerate gli aspetti di etica e sostenibilità tra i fattori che incidono sugli investimenti e sulla concessione di prestiti alle imprese.

Ma in che misura le banche hanno predisposto finanziamenti ad hoc per le aziende che vogliono raggiungere obiettivi di maggiore efficienza energetica? Con quali condizioni e per il raggiungimento di quali risultati? In che modo offrono supporto alle aziende alle prese con la transizione energetica? Sono intenzionate a penalizzare le realtà meno sensibili allo sviluppo sostenibile?

Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Massimiliano Rossi, Head of Wholesale Banking di ING.

«La sostenibilità, assieme all’expertise settoriale e al network capillare, è uno dei pilastri della strategia di ING. Da anni il Gruppo è attivo con un team di Sustainable Finance interamente dedicato a supportare i settori in cui la banca opera attraverso una vasta gamma di strumenti di finanziamento legate a determinate performance ESG. Queste vengono misurate attraverso rating di sostenibilità o specifici indicatori legati alla tipologia di società o progetto», spiega Massimiliano Rossi.

Nel corso del 2021, la divisione Wholesale Banking di ING ha concluso con successo 317 transazioni sostenibili, di cui 119 nel solo quarto trimestre, dimostrando di essere in prima linea nella strutturazione di operazioni legate alla performance ESG. Non si tratta solo di operazioni di finanziamento e di capital markets, ma anche di garanzie e strumenti derivati le cui condizioni economiche dipendono della performance ESG delle controparti.

«Va ricordato poi il nostro impegno nel finanziamento delle fonti rinnovabili che ci ha visti e ci vede ancora oggi protagonisti non solo nel consolidare il mercato ma anche nella continua ricerca di strutture finanziarie innovative», sottolinea Rossi.

Domanda: Come vengono misurati e valutati gli impatti positivi degli interventi finanziati, anche nelle fasi intermedie?

Risposta: Da anni il gruppo pubblica in modo trasparente la performance del portafoglio di finanziamenti complessivamente in essere, tracciandone il percorso di decarbonizzazione verso l’obiettivo net zero da raggiungere entro il 2050. ING si è impegnata a monitorare il progresso su base annua e con particolare attenzione ai settori a maggiore impatto. In particolare, nel 2021 ING ha pubblicato un “Climate Report” in cui fa il punto in maniera dettagliata sulle nove industrie maggiormente impattanti, tra cui Energia (Power Generation, Upstream Oil & Gas), Real Estate (residenziale e commerciale), Acciaio, Cemento, Trasporti (Automotive, Aviation, Shipping).

I risultati ottenuti dai clienti della banca devono essere controllabili e misurabili in modo rigoroso e seguendo standard scrupolosi, validati da principi internazionali, sia che si tratti di performance misurata rispetto a un rating esterno sia che si tratti di performance ancorata a specifici KPIs.

D: Oltre al finanziamento, fornite anche attività di consulenza alle imprese nell’affrontare la transizione energetica? In quali ambiti?

R: Sì, assolutamente. Come leader globale nel campo della sostenibilità e della finanza sostenibile, ING offre ai suoi clienti servizi di consulenza per definire/ridefinire una strategia ESG, acquisire un rating ESG e comunicare la propria performance di sostenibilità. È bene sottolineare che, al fine di garantire un’alta qualità dei servizi, ING ha adottato già da qualche anno un’organizzazione interna per settori industriali che permette di offrire una consulenza molto mirata in base alle specifiche attività dei clienti.

D: Le imprese sono orientate su due ambiti, spesso complementari: da un lato la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’efficientamento dei consumi interni, dall’altro la ricerca di nuovi modelli circolari, che consentano di recuperare scarti di produzione propri o di altre aziende. Come supportate questo genere di progetti?

R: La circular economy è senz’altro un tema importante che riguarda un ampio spettro di clienti che operano in molti settori, tra cui retail, manifattura, costruzioni. Il riciclo di materiali utilizzati nel ciclo produttivo sta diventando un must e tutti gli attori in gioco devono contribuire: dalle banche in grado di orientare strutture incentivanti, agli investitori che possono garantire un premio di liquidità a imprese con modelli di business basati sulla circular economy, fino ai governi in grado di determinare parametri e obiettivi e naturalmente ai consumatori che possono orientare le proprie scelte di acquisto anche in base a tali criteri.

D: Attualmente, o in futuro, stanno cambiando le policy di finanziamento per le imprese che non hanno ancora adottato, e non adotteranno in futuro, misure per la riduzione del loro impatto ambientale? Oppure per interi settori altamente inquinanti?

R: Assolutamente sì. Quanto rappresentato nel Climate Report di ING pubblicato nel 2021 rispecchia la volontà non solo di riportare e mappare in modo trasparente la composizione del portafoglio di esposizioni della banca, ma anche di impegnarsi concretamente a far ridurre progressivamente in ciascun settore industriale l’intensità di emissioni fino a raggiungere il net zero target nel 2050. La banca è dunque impegnata a selezionare le nuove operazioni anche sulla base di criteri di sostenibilità stringenti.

Per portare esempi concreti, ING sta adottando criteri particolarmente rigorosi in relazione alla propria esposizione nel settore del cemento dove si focalizzerà solamente sui players che hanno una strategia chiara e misurabile di decarbonizzazione attraverso l’introduzione di nuove tecnologie e l’efficientamento dei processi. Si è data inoltre l’obiettivo al 2025 di ridurre a zero la propria esposizione nel settore del carbone.

Siamo dell’idea che quanto più una società dimostri di avere una strategia ESG efficace, promuovendo la propria transizione energetica, tanto più sia minore il rischio di credito di lungo periodo. Pertanto, una società virtuosa da un punto di vista di sostenibilità ottiene tipicamente condizioni più vantaggiose.

Quale finanziamento per le rinnovabili?

L’Italia ha fissato con il PNIEC obiettivi ambiziosi per lo sviluppo delle energie rinnovabili, resi ancora più sfidanti dal Fit for 55 dell’Unione Europea. Ma nonostante il mercato italiano abbia confermato di essere, a partire dall’introduzione dei primi incentivi nel 1992, uno dei più stabili e affidabili d’Europa e a fronte di una legislazione che negli anni ha confermato, con diverse accezioni, l’impegno dei governi italiani a centrare gli obiettivi europei, alcuni fattori endemici del nostro sistema Paese rallentano lo sviluppo organico del sistema rinnovabile italiano.

Tra tutti, incidono le complessità e i ritardi del processo autorizzativo nonché la frequente e diffusa opposizione delle comunità locali. Osserva Massimiliano Rossi di ING: «Malgrado l’ampia disponibilità di capitali privati così come dei fondi PNIEC, è possibile che l’ambizioso obiettivo di mettere in esercizio circa 7GW di nuova potenza all’anno non sia raggiungibile. È davvero necessario che l’intero settore, istituzioni comprese, agisca di concerto e con determinazione affinché le straordinarie risorse che abbiamo a disposizione vengano utilizzate al meglio».

Un contributo determinante potrebbe arrivare dal PNRR e gli istituti bancari si stanno attrezzando per supportare le aziende negli investimenti necessari a raggiungere gli obiettivi. «Se il sistema Italia saprà risolvere le criticità che storicamente hanno provocato ritardi nello sviluppo delle fonti rinnovabili, allora la combinazione dei fondi del PNRR e l’impegno del sistema bancario fungeranno da volano per un settore che, oltre a favorire il raggiungimento dei target Europei, permetterà anche lo sviluppo di un indotto industriale e di servizi», conclude Rossi.

PPA, un mercato innovativo in rapida crescita

I Power Purchase Agreement sono cresciuti in popolarità negli ultimi anni e il rialzo del costo dell’energia li ha portati all’attenzione di molte imprese. Ma quanto sono importanti questi strumenti e altre soluzioni innovative, come le comunità energetiche, per il finanziamento della transizione energetica? «L’introduzione dei PPA nel mercato italiano rappresenta una delle più importanti innovazioni strutturali dell’ultimo decennio nel mondo delle fonti rinnovabili», afferma Massimiliano Rossi di ING.

Si tratta, è utile ricordarlo, di forme contrattuali di somministrazione dell’energia prodotta che, in tutto o in parte, sostituiscono le vecchie modalità incentivanti, consentendo l’introduzione di un nuovo paradigma grazie al quale l’incentivo inteso come condizione essenziale viene meno.

Continua Rossi: «Notiamo una tangibile accelerazione nel mercato fotovoltaico, mentre il mercato eolico rimane ancora ancorato agli incentivi aggiudicati a mezzo asta. È comunque indubbio che, seppur con qualche ritardo, il mercato italiano si stia allineando al mercato nordamericano così come a quelle giurisdizioni europee in cui, nel tempo, il venire meno degli incentivi aveva reindirizzato il mercato verso i PPA. In Italia ING è stata pioniera in tal senso; abbiamo infatti recentemente annunciato la sottoscrizione del primo green loan project financing in regime di grid parity in Italia, finalizzato a sostenere i costi di costruzione e messa in esercizio di impianti di produzione di energia rinnovabile fotovoltaica con un PPA decennale».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2022 di Energia&Mercato