Il “crowd greenvesting” per finanziare la transizione verde

crowdfunding green

Il crowdfunding ha tutte le carte in regola per diventare una fonte importante di finanziamento della transizione energetica. Se ne è parlato molto nel corso dell’edizione 2022 del Festival del Crowdfunding, che ha coinvolto in tre tappe Roma, Padova e Bologna.

Parte del cambiamento con pochi euro

La ragione è evidente: il crowdfunding consente anche ai privati cittadini di investire, con una soglia di ingresso di poche centinaia di euro, in progetti che sostengono l’economia reale. E chi investe i propri risparmi lo fa certamente per avere dei rendimenti interessanti, ma è anche molto attento all’impatto del progetto che sta contribuendo a realizzare.

C’è bisogno di raccontare

La già forte attenzione dell’opinione pubblica alla sostenibilità ambientale potrebbe essere ulteriormente rafforzata, spiegando che ogni cittadino può, nel suo piccolo, fare qualcosa, con una partecipazione responsabile e consapevole a progetti che possono migliorare le condizioni di tutti.

1.800 miliardi di liquidità

Il potenziale del crowdfunding è enorme: basti pensare che solo in Italia oggi ci sono 1.800 miliardi di euro liquidi e non investiti. E che potrebbero invece affiancare la finanza tradizionale, bancaria, nel sostenere la svolta green.

I portali stanno crescendo

In Italia non mancano i portali di crowdunding dedicati alle tematiche green, tra questi Ecomill, Ener2Crowd, Lita.co. Proprio da Ener2Crowd arrivano alcuni dati interessanti: ogni euro investito in impatto energetico riuscirebbe a diminuire le emissioni di CO2 di 500 grammi. In altri termini, per arrivare a un’economia nazionale green ogni italiano dovrebbe investire 6mila euro.

I primi 6mila investitori

A oggi, invece, Ener2Crowd ha circa 6mila registrati, con una raccolta totale di circa 8 milioni di euro. Numeri ancora piccoli, certamente, ma l’imminente recepimento del Regolamento Europeo sul crowdfunding porterà a regole chiare e condivise in tutta Europa, che dovrebbero facilitare la crescita del settore.

Cambiare paradigma

La crescita di questo “greenvesting” deve però avvenire su due fronti: domanda e offerta, e quindi investitori e progetti da finanziare. È uno sforzo innanzitutto culturale, perché molte PMI mantengono una mentalità “di una volta”, che guarda alla banca come interlocutore pressoché unico per il proprio finanziamento. E invece le esperienze del mercato dimostrano che il “crowd” può essere non alternativo, bensì sinergico alla finanza tradizionale.

Un modello diverso

Soprattutto perché il Fondo Nazionale di Garanzia si è rivelato uno strumento utilissimo per sostenere le aziende, ma non può sopperire sempre alle mancanze di garanzia. Il crowdfunding, invece, non chiede garanzie ma vuole comprendere il progetto da finanziarie nel minimo dettaglio. Presentare un progetto significa raccontare a un gruppo di persone, spesso molto preparate, quali sono gli obiettivi dell’azienda e come intende generare profitti.

Qualità, dati alla mano

E, sorpresa, l’attività di selezione dei progetti condotta dalle piattaforme funziona. Secondo i dati di Ener2Crowd, il 99,1% dei pagamenti sono stati puntuali. Il restante 0,9% delle rate è stato pagato con un ritardo massimo di 9 giorni. Le indadempienze probabili (tecnicamente dette UtP, unlikely to pay) risultano prossime allo zero. Dati decisamente lontani da quelli di settori particolarmente colpiti dalla pandemia, come l’immobiliare e l’intrattenimento.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2022 di Energia&Mercato