Con l'adozione del Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF), gli aiuti di Stato per l'energia pulita cessano di essere una misura temporanea di crisi (come l'ex TCTF) e diventano una misura di sostegno, stabile fino al 31 dicembre 2030, estremamente importante per l'Italia, chiamata a centrare il target PNIEC del 39,4% di Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) complessive entro il decennio in corso.
Il ruolo dello Stato italiano, alla luce del CISAF, potrebbe trasformarsi da mero erogatore di sussidi a gestire del rischio e garante della competitività.
Gli strumenti di de-risking
Infatti, Il contributo più significativo del CISAF risiede nell'introduzione strutturale di strumenti di riduzione del rischio (de-risking) nelle rinnovabili e nella decarbonizzazione industriale.
Data la necessità di investimenti ingenti in eolico offshore, idrogeno verde e sistemi di accumulo, il nuovo assetto regolamentare UE riconosce esplicitamente la possibilità di fornire equity, prestiti o garanzie statali per indurre i grandi investitori privati, come fondi pensione e assicurazioni, ad entrare nel mercato green.
Perché all’Italia serve
La manovra è rilevante per un Paese con vincoli di bilancio come l'Italia poiché permette di sbloccare la liquidità dei capitali istituzionali che, altrimenti, eviterebbero investimenti a lungo termine in infrastrutture percepite come troppo rischiose.
Lo Stato diventa un gestore del rischio di sistema, coprendo la "prima perdita" dei progetti, per gestire l'intermittenza della produzione e sostenere l'obiettivo del 63,4% di FER nel solo settore elettrico.
Il CISAF abilita il sostegno alla capacità produttiva di tecnologie pulite (clean-tech) nell'UE. Lo Stato italiano potrà sfruttare il meccanismo del Matching Aid, che consente di alzare l'intensità degli aiuti per contrastare i sussidi aggressivi offerti da Paesi terzi.
Questa è un'arma importante per trattenere sul territorio nazionale gli investimenti strategici in clean-tech manufacturing, come le filiere di batterie o fotovoltaico, e garantire che la corsa alla produzione non avvantaggi solo Paesi con regimi di sostegno più aggressivi.
Un volano per l’idrogeno?
La decarbonizzazione industriale italiana, in particolare nei settori hard-to-abate, richiede lo sviluppo dell'idrogeno verde. Per supportare l'ingente fabbisogno (tra i 25 e i 30 GW di nuova FER aggiuntiva necessaria solo per l'idrogeno), lo Stato dovrà notificare regimi di sostegno operativo ammessi dal CISAF, come i Contracts for Difference (CfD).
Tali meccanismi finanziari potranno colmare il cost gap tra l'idrogeno pulito e quello fossile, rendendo la produzione economicamente sostenibile per l'industria fino al 2030.
L'efficacia della flessibilità finanziaria europea è però subordinata a un allineamento interno che l'Italia non può permettersi di ritardare: l'implementazione del CISAF coincide infatti con l'attuazione del Decreto Legislativo 190/2024 (Testo Unico sulle FER), in vigore da fine 2024.