Neva SGR investe nella fusione nucleare di CFS

Neva SGR investe nella fusione nucleare di CFS
Luca Remmert, Presidente di Neva SGR

C’è anche la fusione nucleare al centro delle strategie di investimenti dei fondi Neva II e Neva II Italia di Neva SGR, la società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo controllata al 100% da Intesa Sanpaolo Innovation Center.

Neva SGR ha scelto di investire nella società americana Commonwealth Fusion Systems (CFS), una realtà unica a livello mondiale nella fusione nucleare che ha brevettato e sviluppato il reattore di tipo Tokamak per la fusione a confinamento magnetico denominato SPARC, la prima macchina al mondo commercialmente rilevante per la fusione a energia netta.

Fondata nel 2018 come spin-off del Massachusetts Institute of Technology (MIT), CFS si concentra sullo sviluppo della fusione a confinamento magnetico (MCF) utilizzando superconduttori ad alta temperatura (HTS). CFS ha compiuto progressi significativi negli ultimi anni, a partire dalla produzione diretta dei magneti superconduttori ad alta temperatura nel suo stabilimento. La società è riconosciuta come pioniera e leader nel suo settore e ha recentemente annunciato l'intenzione di costruire la prima centrale a fusione in Virginia.

«Neva SGR mette in contatto gli imprenditori italiani con il network globale del venture capital e agevola l'ingresso di imprenditori internazionali nell’ecosistema scientifico e industriale italiano, creando ponti che trasformano idee in opportunità globali – afferma Luca Remmert, Presidente di Neva SGR. Il nostro investimento in CFS, oltre a finanziare un rivoluzionario progetto dedicato alla produzione di energia pulita da fusione nucleare, ha l’obiettivo di facilitare il contatto con il mondo della ricerca e con la filiera manifatturiera d’eccellenza del nostro Paese, con l’auspicio che possano prendere ancora più parte allo sviluppo su vasta scala di questa tecnologia di nuova generazione».

«Oltre all'accesso a un’energia pulita, stabile e pressoché illimitata, la fusione potrebbe rappresentare un’opportunità di valore economico soprattutto per l'Italia, perché alcune aziende italiane fanno già parte della filiera produttiva del settore – dichiara Bob Mumgaard, Co-founder e Chief Executive Officer di CFS. Se il Paese adotterà politiche che supportino l’adozione della fusione, potrà essere tra i primi a ottenere una completa sicurezza energetica in un contesto di crescente domanda di energia, dovuta anche all’impiego sempre più massiccio dell'intelligenza artificiale».