Una nuova prospettiva per gestire il rischio nei progetti rinnovabili: l’intervista a Optimize Energy

Una nuova prospettiva per gestire il rischio nei progetti rinnovabili
Pablo López de Rego Lage, Country Manager Italia di Optimize Energy

Nata in Spagna, Optimize Energy è specializzata in gestione del rischio in ambito energetico, rivolgendosi in particolare ai proprietari di impianti e agli investitori.

Un servizio di consulenza che richiede il costante monitoraggio dei mercati energetici e la comprensione della propensione al rischio di ciascuno dei soggetti coinvolti, per ottimizzare costi e ricavi.

A KEY 2026 abbiamo incontrato Pablo López de Rego Lage, Country Manager Italia di Optimize Energy.

AG. Che cosa significa gestire il rischio, per chi investe nelle energie rinnovabili?

OPTIMIZE. Iniziamo col dire che il rischio non è qualcosa di negativo, ma semplicemente un fattore di cui bisogna tenere conto.

Tutti gli attori che operano nel settore hanno un obiettivo comune: produrre e vendere energia. Per farlo, si confrontano con i mercati, che hanno le loro dinamiche, una certa volatilità e quindi rappresentano un rischio intrinseco.

Allo stesso tempo, ogni azienda e ogni investitore ha un proprio “appetito di rischio”, una propensione minore o maggiore a tollerare un certo livello di rischio.

Bisogna quindi imparare gestire il rischio, bilanciandolo in base alle caratteristiche di ogni attore.

AG. Possiamo fare un esempio concreto?

OPTIMIZE. Pensiamo all’esito del Macse che, in termini di prezzo, ha probabilmente sorpreso molti operatori. Pensiamo alla situazione che ha creato. Hai un off-taker pubblico, con un contratto di lungo termine, che crea anche sicurezza e stabilità per quanto riguarda la redditività e la capacità di ottenere un finanziamento.

Questo meccanismo ha permesso agli operatori di scegliere tra un modello a merchant, in cui si assume un rischio più alto per cercare maggiori ricavi in tempi più rapidi, oppure una struttura a lungo termine e un certo derisking che offre, ovviamente, rendimenti minori.

Come si sceglie tra la sicurezza della garanzia statale e il mercato, che richiede maggiori competenze? In base alle proprie caratteristiche e tolleranza al rischio. Ogni azienda e ogni investitore deve fare la propria valutazione.

AG. Ci sono dei fattori di rischio particolarmente significativi, nel mercato italiano?

OPTIMIZE. Il primo che mi viene in mente è l’evoluzione normativa, che certamente è una sfida. I progetti di produzione di energia ragionano, per loro natura, sul lungo periodo. La normativa, invece, sia in Italia sia negli altri paesi cambia molto rapidamente, perché sono necessari aggiornamenti o nuovi interventi.

L’arrivo di nuove norme richiede ai progetti di essere flessibili e di adattarsi strada facendo. E questo è sia una sfida sia un rischio.

C’è poi il problema dei lunghi tempi di approvazione dei progetti, che in alcuni casi hanno raggiunto addirittura i 5 anni. Dobbiamo però ricordare che in Italia, lo scorso anno, sono stati costruiti quasi 7 GW. Quindi, anche se lentamente, le autorizzazioni procedono e avanzano.

Aggiungerei, infine, anche la forte dipendenza dell’Italia dal gas, che influenza il prezzo base load e il consumo complessivo di energia. Servirebbe la collaborazione di tutti per creare un ecosistema ampio e con molti attori, in cui non ci sono player così importanti da essere price movers. E distaccarci dal gas.

AG. Lavorate anche con banche e fondi di investimento per valutare il rischio dei progetti rinnovabili da finanziare?

OPTIMIZE. In base al modello di revenue scelto, supportiamo la valutazione della solidità e della redditività di un progetto.

Sul mercato spagnolo, che è molto avanti nelle rinnovabili, abbiamo acquisito molte competenze anche in altro ambito: i progetti che finiscono “sotto stress”. In cui cioè per diverse ragioni la redditività dell’impianto viene messa in pericolo.

Può trattarsi di cannibalizzazione del prezzo dell’energia solare, per chi oepra come merchant. Oppure di PPA che prevedono clausole con prezzi zero o negativi.

Sono casi in cui viene messo in pericolo sia il ritorno dell’investimento sia il ripagamento del debito.

Dalla prospettiva di banche e finanziatori, qui c’è un duplice rischio. Il primo è che il credito non venga restituito. Il secondo è che, in caso di fallimento della SPV, ci si trovi a dover gestire un impianto rinnovabile, magari con un contratto di vendita di energia per i prossimi 15 anni.

In Spagna, con le banche lavoriamo già su analisi dei diversi possibili flussi di cassa di un progetto. Che superano l’esistenza di un semplice PPA o di un CfD. Questi investimenti hanno un orizzonte di 20 o 30 anni, un periodo in cui i consumi possono cambiare, il prezzo dell’energia può essere volatile, oppure possono intervenire eventi geopolitici.

E anche in Italia stiamo vedendo una maggiore consapevolezza su questi aspetti.