Uno studio internazionale condotto dai ricercatori dell’Università di Torino in collaborazione con i team dell’Università di Cambridge (UK), dell’Università di Hong Kong (Cina) e dell’Università Cornell (US) e pubblicato sulla rivista “Nature” apre nuove prospettive sulla riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, concentrandosi su materiali innovativi capaci di catturare l’anidride carbonica presente nell’aria.
Il processo noto come DAC (Direct Air Capture) si basa su un principio relativamente semplice, ma la sua implementazione tecnologica richiede un notevole investimento in ricerca e sviluppo e ha per ora costi energetici molto elevati.
Si basa infatti su sistemi che aspirano l'aria, la filtrano attraverso sostanze chimiche o materiali specializzati che catturano l’anidride carbonica e rilasciano aria pulita. L’anidride carbonica catturata viene poi concentrata e stoccata in modo sicuro, o riutilizzata in processi industriali.
Uno degli aspetti cruciali per il successo della cattura diretta dell'anidride carbonica dall'aria è dunque l'ottimizzazione dei materiali utilizzati nei sistemi di cattura. Questi materiali devono essere altamente efficienti nella loro capacità di catturare e rilasciare anidride carbonica, energeticamente sostenibili ed economicamente convenienti.
Nel contesto dello studio, l’utilizzo di tecniche sperimentali di caratterizzazione avanzata ha permesso di comprendere il meccanismo con cui l’anidride carbonica è catturata dal nuovo materiale, permettendo di porre le basi per lo sviluppo di altri “sorbenti-caricati”, con prestazioni ancora più elevate.