La domotica italiana ancora frenata da scarse competenze e costi elevati

Domotica italiana scarse competenze e costi elevati

La diffusione dei sistemi di domotica in Italia è frenata dalle scarse conoscenze degli utenti finali e dalla mancanza di competenze nello sviluppo e nell’installazione di questo sistema dal lato dei professionisti. Seguite dai costi, ancora molto elevati.

È quanto emerge da un’analisi condotta dalla Community Smart Building di The European House - Ambrosetti (TEHA) sulle industrie della filiera.

Perché lo “smart building” è importante

I sistemi di domotica e la cosiddetta BACS (Building Automation and Control System) potrebbero aiutare moltissimo a ridurre i consumi termici ed elettrici degli edifici. Secondo le stime fornite da TEHA, si parla in media di 47,1 miliardi di euro ogni anno.

E il 10% di questo costo potrebbe essere tagliato intervenendo sul 20% delle abitazioni.

Al mero fattore economico si aggiunge l’obbligo normativo, con l’arcinota Direttiva europea EPBD “Case Green” che prevede – all’interno del parco immobiliare europeo e già a partire dalla fine del 2024 per gli edifici non residenziali più energivori (potenza termica oltre 290 kW) e a partire dal 29 maggio 2026 per gli edifici residenziali nuovi o sottoposti a importanti ristrutturazioni – l’adozione obbligatoria dei sistemi BACS per il controllo e l'automazione del funzionamento dei sistemi tecnici dell’edificio.

Gli ostacoli

Il problema, evidenzia la ricerca, è che solo il 30% circa degli utenti finali dispone di un livello di conoscenza “alto” o “moderato” di questi sistemi. E il 67% delle aziende segnala una mancanza di competenze nello sviluppo e nella installazione di questi sistemi. Con un 45% di aziende che ritiene costino ancora troppo.

Domotica ed edifici sostenibili

L’analisi della Community Smart Building individua i benefici dei sistemi BACS, tra cui la gestione e il controllo da remoto (58%), la facilità di scalabilità e adattamento a nuove tecnologie (52%) e la maggiore efficienza energetica grazie alla gestione automatizzata (43%).

Per un terzo degli intervistati (34%) i sistemi BACS portano a un incremento del valore dell’immobile, mentre per il 23% rendono l’abitazione più sicura; infine, per il 14%, assicurano maggiore comfort per l’utente finale.

Le funzionalità si estendono poi al di fuori dell’edificio, in ottica di smart city, con l’ottimizzazione del riscaldamento urbano, della raccolta dei rifiuti e dei servizi pubblici. Si può poi monitorare la flessibilità della domanda di energia elettrica degli edifici, in ottica di demand response, rilevare fughe di gas o allagamenti o, ancora ottimizzare la ricarica dei veicoli elettrici.

Che cosa manca

Le criticità più segnalate sono la mancanza di interoperabilità tra sistemi diversi (46%) e la complessità dell'installazione e configurazione (46%).

Per un terzo dei rispondenti, a ostacolare la diffusione della domotica è il tema della sicurezza e della privacy dei dati (33%), mentre per il 28% il problema principale è relativo ai costi iniziali di installazione, considerati elevati.

Solo nell’11% dei casi, infine, si fa presente il tema dell’assistenza tecnica ancora limitata.

Al settore mancano le attività di formazione, secondo il 65% degli operatori. E questo nonostante la filiera degli Smart Building italiana abbia il potenziale per creare 200mila posti di lavoro qualificati e specializzati.

Servono poi misure potenziale per la sicurezza informatica e la protezione della privacy, oltre alla standardizzazione dei protocolli per garantire l’interoperabilità delle tecnologie.