Nell’emergenza, sostenere con misure di flessibilità i fornitori di energia. Nel medio termine, portare a compimento il processo di liberalizzazione e dare attuazione alla transizione energetica. Queste le priorità espresse da Massimo Bello, Presidente di Aiget – Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader
Dottor Bello, nella sua ultima intervista su queste pagine, lo scorso aprile, eravamo agli esordi della pandemia e in pieno lockdown. Poi sono venute le riaperture e un’estate relativamente tranquilla. Oggi siamo di nuovo in emergenza e le previsioni alternano visioni catastrofiche ad appelli per la tutela della tenuta economica e sociale del paese. Qual è il punto di vista di Aiget?
La situazione non può che preoccupare. Lo scorso lockdown in qualche modo è stato superato, l’economia ha tenuto e così tutto ciò che ne deriva, incluso il pagamento delle utenze da parte dei clienti finali. I fornitori di energia sono un termometro dello stato di salute dell’economia perché hanno un rapporto diretto e continuativo con i clienti finali. Mentre la clientela domestica nella prima fase della pandemia ha grosso modo tenuto, per diversi mesi la clientela business ha avuto grande difficoltà nei pagamenti e i fornitori di energia hanno risposto con la massima responsabilità, sostenendo i propri clienti con piani di rientro e rinegoziazione dei contratti. Ora purtroppo la pressione è di nuovo alta. Se il sistema energetico sarà chiamato a sostenere la difficoltà della clientela finale, è necessario che lo sforzo sia ripartito lungo la filiera e che anche ai fornitori di energia siano concesse misure di flessibilità nei pagamenti, come accaduto nella prima fase.
Quali sono le criticità, i rischi e le sfide che si impongono al sistema energetico nei prossimi mesi?
Servirebbe una consapevolezza ancora maggiore della straordinarietà della situazione, con l’accesso dei fornitori di energia a strumenti di sostegno per le morosità straordinarie o per il calo dei consumi dovuto alle chiusure. Ma al di là della fase emergenziale, nei prossimi mesi le sfide principali sono due. Primo, portare a termine il processo di uscita dalle tariffe regolate: finché non si completa questo percorso, con tutte le tutele del caso, non si può considerare l’attuale mercato dell’energia come un mercato competitivo. Secondo, occorre dare attuazione alla transizione energetica: la mobilità elettrica, l’efficienza energetica, le rinnovabili possono essere volano di sviluppo e dovranno giocare un ruolo centrale nel recovery plan del nostro Paese.
Come ha reagito alla crisi il sistema rappresentato da Aiget e come pensa dovranno muoversi ora le imprese e l’associazione?
Le aziende hanno svolto il loro ruolo di sostegno alla clientela finale nel migliore dei modi, riorganizzando il proprio modo di lavorare in tempi brevissimi e gestendo situazioni molto complesse. Ma abbiamo lavorato anche per far comprendere che c’è un malfunzionamento strutturale nella filiera energetica: se soggetti che operano in un contesto difficile, competitivo, con margini molto bassi, devono fare da banca al sistema e farsi carico dei mancati pagamenti anche per compensi altrui – per esempio, gli oneri di sistema –, è evidente che qualcosa è stato mal concepito e mette a rischio la tenuta dell’intero sistema e la concorrenza. Aiget ha sempre lavorato su queste tematiche e continueremo a farlo perché crediamo in un mercato realmente competitivo.
Quale ruolo e quali iniziative avete in programma?
Il ruolo di Aiget è quello di supportare le istituzioni, condividendo la propria esperienza sul campo e condividendo dati, informazioni e suggerimenti utili ai decision maker. L’idea è quella di collaborare: comprendiamo le complessità del momento.
Ad aprile avete indicato con chiarezza i nodi irrisolti da affrontare nel breve, nel medio e nel lungo periodo. Come valuta le iniziative messe in campo? Che cosa resta da fare?
Di fatto, durante la prima fase della pandemia i fornitori di energia sono stati supportati solo attraverso una dilazione dei pagamenti verso i distributori. Non siamo invece stati supportati per il maggior tasso d’insoluto registrato, né per il calo dei consumi rispetto ai contratti siglati. Allo stesso tempo, è stato molto difficile accedere agli strumenti di agevolazione attuati dal Governo, perché il fatturato nel nostro settore è poco significativo, gonfiato da numerosi oneri passanti. Ora ci auguriamo di non trovarci di fronte ai medesimi problemi. Continueremo a spiegare che il nostro compito è in gran parte di esazione per terzi e che non possiamo adempiervi senza una corresponsabilizzazione dei terzi per i quali riscuotiamo le bollette.
Quali sono le leve per garantire lo sviluppo?
La chiave per il futuro del settore è la concorrenza. Se ci sarà concorrenza nasceranno nuove imprese, servizi e posti di lavoro, di cui il Paese ha estremo bisogno. Stanno per nascere nuove filiere industriali nell’energia: mobilità elettrica, flessibilità della domanda, comunità energetiche, biocombustibili, nuovi vettori energetici come l’idrogeno. Occorre evitare che in assenza di regole concorrenziali precise si creino nuovi monopoli e posizioni dominanti in questi settori. La fine delle tariffe regolate serve anche a questo: alimentare un mercato con decine di operatori di dimensioni rilevanti, che competano tra loro sia nelle forniture di energia, sia nei nuovi servizi che stanno nascendo.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2020 di Energia&Mercato