L’impennata dei prezzi dell’energia ha orientato anche le imprese verso l’energia rinnovabile. E, soprattutto, verso i power purchase agreement (PPA), strumenti che permettono di ottenere energia a un prezzo definito per diversi anni.
Abbiamo parlato delle prospettive del mercato italiano dei PPA con Francesca Manso, Managing Director di BayWa r.e. Power Solutions, durante il K.EY 2023 di Rimini.
AG. La crisi energetica ha riproposto il tema dei PPA: le aziende che si erano dotate di questo strumento negli scorsi anni sono effettivamente riuscite a beneficiare di un forte controllo sui costi. Come sta cambiando l’interesse del mercato per lo strumento PPA?
FM. Il rincaro dell’energia ha sicuramente agevolato l’interesse sui PPA anche in Italia, soluzioni che in altri Paesi sono già più diffuse. Ovviamente, questa improvvisa crescita della domanda ha colto impreparati gli operatori.
Dobbiamo infatti distinguere tra PPA fisici e virtuali. Nel caso di quelli fisici abbiamo un consumo diretto: un impianto fotovoltaico che produce energia è direttamente collegato al consumo e, quindi, all’utenza.
È il caso di una produzione industriale, ad esempio, che sottoscrive un power purchase agreement, quindi un contratto di vendita di energia, tra il proprietario dell’impianto, ad esempio BayWa r.e., e chi va direttamente a consumare l’energia.
Questo modello ha comunque dei limiti, dettati ad esempio dagli effettivi spazi fisici disponibili intorno all’area industriale che andrà a utilizzare l’energia prodotta.
I PPA virtuali, invece, sono strumenti diversi, che potrebbero effettivamente fare la differenza per la transizione energetica. In questo caso, gli impianti possono essere costruiti anche in un’area diversa da quella in cui avviene il consumo.
Si sottoscrive così un PPA virtuale: non c’è un limite dell’area geografica. Ma l’impennata della domanda ha trovato gli operatori impreparati a soddisfare una richiesta così elevata. E i ritardi degli iter autorizzativi non aiutano, anche se le cose stanno migliorando.
AG. Le aziende sono consapevoli del potenziale del PPA?
FM. I due modelli di PPA sono molto diversi. Noi, come BayWa r.e. Power Solutions, siamo focalizzati su quelli diretti: noi costruiamo impianti.
Spesso si tratta di impianti sui tetti o su pensiline fotovoltaiche, in altri casi anche a terra, ma comunque lavoriamo con realtà industriali.
E queste imprese hanno avuto bisogno di una fase in un certo senso educativa, in cui gli Energy Manager hanno compreso che potevano cambiare il modo in cui acquistano energia.
Vediamo comunque una richiesta in forte crescita: le imprese hanno capito che tutti possiamo produrre energia direttamente sui nostri tetti.
AG. C’è una tipologia di PPA più adatta a imprese che hanno determinate caratteristiche? Dimensionali, ad esempio?
FM. Le aziende più energivore soffrono i limiti dei PPA on site, a volte riescono a coprire il 10 – 20% dei loro consumi.
Noi consigliamo alle imprese di iniziare con un PPA on site, perché anche una piccola percentuale dei consumi permette comunque di ottenere un risparmio e di comunicare la sostenibilità dell’azienda. L’impianto è costruito sul tetto ed è ben visibile.
Il consumo diretto, poi, annulla tutti i costi di trasporto. In un secondo momento si può passare a un PPA virtuale, off site.
AG. Di che tempistiche parliamo per un’azienda media?
FM. Noi come Gruppo BayWa r.e. abbiamo una pipeline di progetti di sviluppo sul solare e sull’eolico. Credo che il 2024 sarà determinante per tutto il mercato perché avremo finalmente a disposizione una quantità importante di energia pulita da vendere alle aziende. E credo che vedremo numeri importanti anche per i PPA.