Intelligenza artificiale e produzione di biogas e biometano dai rifiuti possono dare un contributo alla riduzione dei costi energetici delle imprese, in balia dei rincari legati alla pandemia e alle criticità geopolitiche
Il 2022 si è aperto con rincari senza precedenti delle bollette di luce e gas, superiori al 50% per l’energia elettrica e al 40% per il gas. Una situazione limite, causata dalla crisi delle materie prime e dall’incremento record dei prezzi energetici all’ingrosso, che rischia di precipitare con l’aggravarsi della situazione internazionale.
Un’emergenza che già all’inizio dell’anno ha indotto il governo a intervenire azzerando gli oneri di sistema, riducendo l’Iva sul gas per oltre 35 milioni di clienti domestici e microimprese e rafforzando i bonus sociali per le famiglie in difficoltà.
Gli interventi, per quanto sostanziosi, sono tuttavia transitori e coprono solo una quota dei rincari, mentre per le imprese, e in particolare per le PMI, razionalizzare i consumi e ridurre i costi dell’approvvigionamento energetico sono obiettivi permanenti e prioritari.
L’intelligenza artificiale riduce gli sprechi
Tra le soluzioni utili allo scopo, vi sono le tecnologie basate sull’analisi dei dati in tempo reale e sull’intelligenza artificiale.
«Se applicata con i giusti criteri, l’intelligenza artificiale consente di ottimizzare i processi di produzione riducendo il consumo di energia allo stretto indispensabile, evitando gran parte degli sprechi dei comparti energivori come il manifatturiero», afferma Leo Pillon, CEO di Radicalbit, deep tech company specializzata nello sviluppo di prodotti e soluzioni per l’analisi dei dati in streaming attraverso l’applicazione di algoritmi di intelligenza artificiale.
«L’efficientamento energetico delle aziende passa attraverso il costante monitoraggio dei dati – continua Pillon. Gli algoritmi vengono applicati in tempo reale sui dati di produzione dei macchinari monitorati, in un approccio dinamico che agisce come sistema di Early Warning: set di informazioni con valore predittivo consentono agli operatori di prevenire gli errori e limitare l’impatto negativo di un processo anomalo. Questo paradigma fornisce con continuità insight e informazioni chiave per prendere decisioni tempestive, grazie alle quali i risparmi possono raggiungere il 40% delle risorse energetiche necessarie alla produzione. Il rapporto costo per unità di prodotto migliora, il processo diventa più sostenibile, l’azienda è meno esposta alle fluttuazioni del prezzo dell’energia».
Gli scarti producono energia
Le realtà industriali energivore possono intervenire anche sul fronte della produzione e, per esempio, trarre vantaggio dalla generazione di biogas e biometano da scarti e rifiuti, risparmiare grazie all’autoconsumo e capitalizzare l’energia in eccesso cedendola alla rete.
«La dipendenza da fonti fossili e l’aumento dei costi, specie quelli del metano, pesano enormemente sul comparto industriale e agricolo italiano. Tra le iniziative implementabili nel breve periodo, l’autoproduzione di biogas e biometano potrebbe arrivare a coprire il 30% degli attuali consumi da fonti fossile. Con i suoi circa 1.800 impianti biogas attivi sul territorio l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Germania, tuttavia la produzione di biometano viaggia al di sotto delle potenzialità. Il Decreto Biometano intende valorizzare gli impianti già in funzione, con possibilità di revamping. Entro il 2030 la produzione italiana di biocarburanti potrebbe raggiungere gli 8 miliardi di metri cubi, pari al 10% del consumo nazionale di gas naturale», osserva Roberto Salmaso general manager di Sebigas, player internazionale in questo settore con più di 80 impianti attivi in tutto il mondo.
«Installare un impianto biogas significa alimentare percorsi di circolarità radicati nel territorio e contribuisce a rendere più green il parco veicoli», conclude il GM di Sebigas.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2022 di Energia&Mercato