La Terra è fatta al 70% da acqua, ma solo l’1% è utilizzabile. Ecco perché la crisi idrica resta tra uno dei 5 maggiori rischi globali. Il cosiddetto “oro blu” è però una fonte rinnovabile e la tecnologia può essere la chiave per venire a capo del problema.
780mila morti l’anno
È l’opinione di Jean-Philippe Desmartin, Head of the Responsible Investment Team di Edmond de Rothschild AM, che in occasione del 22 marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua, ha fatto il punto sulla crisi idrica e i 2,1 miliardi di persone con un disperato bisogno di oro blu. Sono i dati dell’UNESCO, secondo i quali l'accesso inadeguato all'acqua e ai servizi igienico-sanitari provocano ogni anno 780mila morti per dissenteria e colera. Molti più delle vittime di conflitti, terremoti ed epidemie, in base al rapporto. Uno scenario allarmante dove a vedersela peggio oggi, tra ritardi infrastrutturali e domanda di acqua da record, è Manila, nelle Filippine.
Crisi dell’oro blu: non solo cause naturali
Le infrastrutture inadeguate sono del resto in cima alle cause della crisi dell’oro blu anche secondo il Global Risks Report 2019, insieme a un mix di politiche poco efficaci e a fattori positivi per certi aspetti ma meno per altri, come la crescita demografica e l’industrializzazione. C’è poi il fattore naturale: le risorse idriche, vittima anche del riscaldamento globale, sono infatti distribuite in modo non omogeneo tra i vari Paesi. Consideriamo poi che il 97% del totale è rappresentato da acqua salata e un 2% da acqua dolce congelata nella calotte glaciali e nei ghiacciai.
Metropoli a rischio Giorno Zero
Il “Giorno Zero”, quando i rubinetti resteranno del tutto asciutti, è sempre più un timore quindi per molte metropoli. Perché, oltre che per gli usi domestici, agricoltura e industria, l’acqua serve anche per realizzare prodotti e fornire servizi (si parla di “acqua virtuale”). Si pensi che per produrre un chilo di cotone vengono utilizzati 10mila litri d'acqua.
Quale ruolo per la tecnologia?
La tecnologia può però fare la sua parte. I big data ad esempio hanno un futuro nell’analisi delle precipitazioni: sapendo quando pioverà, si potranno irrigare le colture in modo più intelligente, risparmiando così l’acqua per altri scopi. La biochimica può invece contribuire alla desalinizzazione: il 97% di acqua salata sulla Terra potrebbe non essere più un limite ma un vantaggio. Tutti devono però fare la loro parte, avverte Desmartin: le aziende con nuove iniziative per la sostenibilità, i consumatori con l’impegno quotidiano contro gli sprechi.