Lo abbiamo chiesto alla maggiore associazione italiana del fotovoltaico e a un’impresa globale attiva nel settore. Concordi nell’indicare regole certe, continuità di azione e semplificazione burocratica come indispensabili per far crescere davvero il mercato.
Malgrado gli eventi drammatici e le grandi incertezze che stiamo vivendo, la transizione energetica è avviata. Compatibilmente con l’evoluzione degli scenari internazionali, auspicabilmente non catastrofici per quanto critici, dovrà cominciare a procedere spedita, guidata da milestone e target fissati dall’Unione Europea.
L’impegno a raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2050 coinvolge tutti i paesi membri ed è lecito domandarsi quanto e in che tempi l’obiettivo sia effettivamente raggiungibile. Un quesito reso più incalzante non solo dalle minacce belliche ma anche da decisioni recenti, come quella del Cite – Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica di fermare la produzione di auto tradizionali entro il 2035 a favore di auto elettriche e a idrogeno.
Una cosa è certa: per centrare gli obiettivi europei, il nostro Paese dovrà mettere in campo ogni sforzo possibile, superando alcune criticità di lungo corso. Ciascuno ha il suo ruolo nell’attuazione degli obiettivi, dai decisori politici agli operatori, dalla pubblica amministrazione ai cittadini.
Non ultime, le associazioni di settore, che si pongono, tra gli altri, l’obiettivo di favorire la collaborazione tra le imprese e il dialogo con le istituzioni, portando in evidenza opportunità e ostacoli e sollecitandone il superamento da parte di chi ha responsabilità di governo.
L’Italia ha puntato molto sull’energia solare, estendendo la durata del Superbonus 110% per incoraggiare l’adozione del solare da parte dei privati cittadini proprietari di casa. E se da un lato l’incentivo ha riscosso grande successo, di fatto l’adozione di massa del solare è ancora lontana. Sarà il 2022 l’anno in cui il solare decollerà davvero in Italia?
Lo abbiamo chiesto a Paolo Rocco Viscontini, Presidente di Associazione Italia Solare, il principale network italiano tra aziende italiane del fotovoltaico, e a Christian Carraro, General Manager South Europe di SolarEdge Technologies, leader globale nelle tecnologie smart energy.
Domanda: Il nostro Paese è in grado di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dalla conferenza COP26 dello scorso novembre?
Paolo Rocco Viscontini: Certamente no, a meno che non si cambi radicalmente approccio. Ricordiamo che per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 sono necessari 43 Gigawatt (GW) di nuove installazioni fotovoltaiche. Se il trend di sviluppo del solare rimane quello degli ultimi anni, con meno di 1 GW di impianti fotovoltaici installati all’anno, e se consideriamo che il fotovoltaico è la tecnologia principe per raggiungere i target di decarbonizzazione, il conto è presto fatto: serviranno circa 40 anni per fare 43 GW di solare.
Ma noi abbiamo a disposizione solo 8 anni. L’Italia, dunque, fallirà l’obiettivo che si è posta durante la COP 26 e anche il nuovo obiettivo stabilito dalla legge europea sul clima per la riduzione interna netta delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 e la neutralità climatica al 2050. A meno che, ripeto, non si aprano gli occhi, pensando al vero bene degli italiani e cambiando rotta.
D: Come bisognerebbe procedere? Chi deve fare cosa?
PRV: Serve agire con decisione e determinazione, non abbiamo più tempo da perdere. Purtroppo, il Governo, che è il soggetto chiamato a guidare questo processo, non sta facendo altro che favorire le lobby delle fonti fossili a danno delle rinnovabili. L’approccio governativo è evidente e lo si vede anche con il DL Sostegni Ter che, per cercare di tamponare le bollette esorbitanti che gli italiani stanno ricevendo in questi mesi è andato a colpire le fonti rinnovabili che sono invece la soluzione al problema del caro energia causato dal gas. Quello che serve al settore non sono gli incentivi ma è la solidità del mercato data da un quadro normativo certo. Invece siamo costantemente in balia degli umori di chi ci governa. Gli operatori sono pronti da anni a fare la loro parte, e l’abbiamo già dimostrato in passato, ma in un contesto di questo tipo chi si azzarda ancora a investire?
D: Qual è il mix energetico più percorribile nel medio termine?
PRV: Fino a qualche mese fa avrei risposto che il mix più percorribile nel medio termine sarebbe stato rinnovabili e gas, con quest’ultimo ad accompagnare il sistema energetico nella sua transizione, senza alcun investimento ulteriore su questo fonte. Come stanno oggi le cose, anche alla luce dell’attualità geopolitica internazionale, è evidente la fragilità del nostro sistema energetico che ha puntato esclusivamente sul gas come fonte di energia, della quale per altro siamo quasi totalmente dipendenti dalle importazioni estere. L’Italia oggi ha una produzione elettrica derivante per il 40% dal gas.
È sotto agli occhi di tutti quanto sia stato miope e ingenuo pensare di fondare il nostro modello energetico su una fonte che non abbiamo in casa e per la quale dobbiamo dipendere da produttori come la Russia, che non possiamo certo considerare affidabili.
D: Rinnovabili più nucleare? Rinnovabili più idrogeno?
PRV: L’opzione rinnovabili più nucleare non è nemmeno da prendere in considerazione: ammesso che si possa tornare sui nostri passi sul risultato del referendum sul nucleare, non saremmo mai in grado di realizzare delle centrali nucleari in tempi brevi sia per questioni economiche sia per permessi autorizzativi. Resta rinnovabili più idrogeno, alcuni progetti sono già in essere, altri sono in fase sperimentale, ma per avere una piena applicazione andrebbe sviluppata l’infrastruttura per il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno, almeno per le aree e i trasporti più energivori, i cosiddetti “hard to abate”. In conclusione, credo che la soluzione nel medio periodo possa essere rappresentata dalle rinnovabili affiancate dal gas, che purtroppo non possiamo tagliare, ma con una prospettiva di arrivare all’idrogeno.
D: Torniamo alle rinnovabili, Come sarà possibile installare l’enorme potenza necessaria in un lasso di tempo ridotto quando finora i lunghi tempi e le tortuosità della burocrazia hanno rallentato all’inverosimile le procedure autorizzative, arrivando a bloccare la costruzione di nuovi impianti?
PRV: Non esiste alcun ostacolo né tecnologico, né tantomeno economico, a realizzare nuova potenza fotovoltaica in maniera consistente. Le difficoltà da superare sono quelle imposte dalla burocrazia, dalla normativa e, soprattutto, delle lobby fossili che oggi dettano la politica energetica italiana. Fino a quando non romperemo questo sistema perverso non potremo sperare di raggiungere gli obiettivi di sviluppo del fotovoltaico e, più in generale, delle rinnovabili previsti dal Pniec.
D: Quali sono nell’immediato le criticità da superare per l’adozione di massa dell’energia solare e a chi spetta il compito di rimuovere gli ostacoli?
PRV: Quello che si aspettano ora gli operatori del settore è la semplificazione burocratica, con l’applicazione immediata dei meccanismi già esistenti, i quali prevedono procedure semplificate per la realizzazione o il repowering di impianti fotovoltaici in associazione con sistemi di accumulo. Senza dubbio serve anche, e forse addirittura prima di tutto, la definizione di un piano di sviluppo del fotovoltaico a livello nazionale, con l’assegnazione di specifiche quote alle singole regioni. Un piano di cui si parla da anni, ma che non è ancora stato definito.
D: Esistono dei rischi per il sistema Paese nell’adozione massiva di energia da fonte solare?
PRV: È un passaggio obbligato e richiede dei cambiamenti importanti che vanno gestiti con attenzione, ma abbiamo la tecnologia e le competenze per farlo. Del resto, anche l’Unione Europea ci sta chiedendo questa trasformazione, sia con impianti per usi industriali e utility scale sia con impianti residenziali, entrambi integrabili nelle comunità energetiche, che potrebbero ridurre velocemente le bollette di famiglie e aziende. Il processo è già iniziato in molti paesi e noi, che siamo per definizione il Paese del Sole, siamo ancora - è il caso di dirlo - “fossilizzati” su un modello obsoleto destinato a scomparire.
Sul fronte del mercato, Christian Carraro, General Manager South Europe di SolarEdge Technologies, multinazionale della smart energy, esprime le istanze delle aziende attive nella transizione energetica.
Domanda: In che modo il mercato è chiamato a mettere a terra la transizione energetica dei prossimi decenni? Come si stanno muovendo le imprese del settore?
Christian Carraro: Sono due le tendenze più evidenti. Da un lato, le aziende puntano sempre di più sull’innovazione tecnologica: laddove l’installazione di un sistema fotovoltaico sul tetto di un edificio rappresenta un investimento a lungo termine, il miglioramento dell’efficienza del sistema ha un maggiore impatto da un punto di vista economico. Secondo, sono sempre più numerose le aziende che si impegnano a fare cultura verso il consumatore, affrontando tematiche quali la sostenibilità ambientale, la necessità di compiere scelte virtuose per garantire un futuro sicuro, l’impatto dell’aumento dei costi dell’energia e le possibili misure per limitarne gli effetti.
D: Quali sono gli spazi di sviluppo per la produzione, la trasmissione e lo storage di energia da impianti solari?
CC: A livello di rete elettrica, la produzione centralizzata di energia diventerà presto un ricordo. Che cosa la sostituirà? Nella nuova economia energetica, l’energia solare sarà generata dai singoli tetti e immagazzinata in batterie in casa, mentre il suo utilizzo riguarderà lo stesso luogo in cui è stata prodotta. I quartieri potranno essere collegati in mini-reti e le soluzioni in cloud consentiranno di gestire in modo equilibrato la produzione e l’uso dell’energia. I giorni delle linee elettriche tentacolari che trasmettono l’elettricità da stazioni centrali a comunità remote potrebbero presto essere superate. Quando la nuova rete energetica sarà combinata con intelligenza artificiale, big data e analitica predittiva, le sue potenzialità saranno straordinarie.
D: In che rapporto stanno la produzione su scala industriale e l’autoconsumo? Quali opportunità su entrambi i fronti?
CC: Per le aziende, di qualsiasi dimensione esse siano, l’energia solare rappresenta un’opportunità da cogliere al volo, anche in assenza di incentivi. E di fatto, stiamo assistendo a una vera e propria corsa al solare da parte degli imprenditori, colpiti sempre di più dall’aumento dei costi energetici. Del resto, per le aziende energivore che autoconsumano la quasi totalità dell’energia prodotta dai propri impianti, il ritorno dell’investimento avviene in tempi rapidissimi, in molti casi entro i primi 3-4 anni.
Proprio come in ambito residenziale, anche per gli impianti a uso industriale e utility scale la direzione è quella di una progressiva integrazione in una comunità energetica. La possibilità di produrre, immagazzinare e consumare l’energia autoprodotta all’interno di una microrete può portare enormi vantaggi anche ai grandi impianti industriali, sia in termini economici, con risparmi significativi sulle bollette e ottimizzazione del ROI, sia in termini di performance. Senza contare che l’Unione Europea stessa ha stabilito come obiettivo primario la transizione energetica e l’aggregazione di grandi impianti industriali in comunità energetica che condividano una rete elettrica smart. In questo contesto, l’energia solare sta giocando, e continuerà a giocare, un ruolo fondamentale.
D: In che modo le opportunità per le aziende si traducono in opportunità per i consumatori? Si tratta di una situazione win-win o il cambiamento finirà per penalizzare il consumatore?
CC: Riteniamo che si tratti di una situazione win-win. Di fatto, a fronte del contesto attuale, il consumatore finale si trova nella condizione di poter investire in tecnologie mature – anche attraverso una serie di incentivi nel caso specifico dell’Italia – che rappresentano una scelta responsabile in ambito ambientale, e allo stesso tempo consentiranno di conseguire un risparmio sicuro nei prossimi anni.
Guardando, poi, al settore nel suo complesso, dall’utilizzatore finale di tecnologie al professionista che realizza e gestisce l’impianto, le opportunità sono ampie e interessanti. Tuttavia, a nostro avviso, per conseguire una crescita positiva i player del settore dovranno mettere al centro dell’offerta alcuni elementi fondamentali, quali un servizio di consulenza al consumatore trasparente e corretto, privo di qualsiasi calcolo o vantaggio speculativo, insieme a tecnologie efficienti e sicure, garanzie di lungo periodo e un’efficace assistenza post-vendita: tutti fattori fondamentali nel garantire la massima tranquillità lungo la vita dell’impianto.