L'Unione Europea è davvero in grado di ridurre la dipendenza dal gas russo nei tempi previsti? E a quale costo?
Se lo sono chiesti Mark Lacey, Head of Global Resource Equities, e Alexander Monk e Felix Odey, Portfolio Managers, Global Resource Equities di Schroders in una analisi.
L’obiettivo di REPowerEU
L’Unione Europea ha varato un piano, REPowerEU, per ridurre le importazioni di gas russo di circa due terzi entro la fine del 2022.
Pochissimo tempo per rastrellare circa 100 miliardi metri cubi di gas all’anno. Basti pensare che la Russia soddisfa al momento tra il 35% e il 40% delle necessità di gas dell’Europa.
Certo, la UE ha firmato un accordo con gli Stati Uniti per la fornitura di gas naturale liquefatto (GNL) per arrivare entro la fine del 2022 a circa il 10% del gas attualmente fornito dalla Russia.
E, nel lungo termine, gli USA e altri Paesi dovrebbero fornire alla UE altri 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno, in aggiunta ai 22 miliardi forniti attualmente e dei 37 che dovrebbero arrivare entro fine anno dagli Stati Uniti.
IL GNL? Mancano i rigassificatori
Il primo obiettivo del piano è importare 50 miliardi di metri cubi extra di GNL da fonti alternative. Il punto, secondo gli analisti di Schroders, è che gli USA non possono fare molto in termini di fornitura, mentre l’Europa sarà in competizione con altri Paesi per l’importazione di GNL.
In più mancano i rigassificatori, cioè gli impianti che riportano il gas liquefatto allo stato gassoso. Al momento, l’Europa non ha la capacità di riserva necessaria: ha pianificato il processo per ampliarla, ma non lo ha ancora avviato.
Il gas dagli altri Paesi? Serviranno gasdotti
Un secondo obiettivo europeo è aumentare le importazioni via gasdotti da altri Paesi, per almeno altri 10 miliardi di metri cubi.
Anche questo obiettivo non è semplice: c’è infatti un limite oggettivo costituito dalla portata dei gasdotti esistenti, mentre la costruzione di nuovi impianti richiede tempo.
A oggi i principali fornitori della UE sono l’Algeria, la Norvegia e il Regno Unito, escludendo la Russia ovviamente. Ma sono anni che lo sviluppo di nuovi impianti è limitato. Ci vuole tempo, per questo obiettivo.
Le rinnovabili? Nel lungo termine
Terzo fronte: si potrebbe ridurre la domanda di gas naturale aumentando la produzione di energia rinnovabile? Forse, ma nel lungo termine, non in breve tempo.
Schroders sottolinea che l’aumento dei prezzi delle materie prime ha consentito alla generazione di energia da eolico e solare di raggiungere un costo conveniente rispetto a sistemi termoelettrici e carbone.
Però le spese in conto capitale per la produzione di energia rinnovabile sono molto inferiori rispetto a quanto sarebbe necessario per raggiungere i target fissati per il 2030 e il 2050. E lo stesso vale per gli investimenti nelle reti di trasmissione e di distribuzione.
Ridurre i consumi
Un quarto obiettivo è l’adozione di misure per migliorare l’efficienza energetica e ridurre la domanda. In pratica, se non puoi produrre di più, consuma di meno.
Il gas è usato per riscaldare circa il 35% degli edifici commerciali e residenziali della UE. Ci sono anche industrie fortemente dipendenti dal gas, come i produttori di fertilizzati e di cementi, che stanno chiudendo temporaneamente alcuni impianti a causa del costo elevato di questa fonte di energia.
I margini per il risparmio non sono elevatissimi: un’analisi di Bloomberg ci dice che una riduzione di circa 1°C dei termostati potrebbe ridurre la domanda europea del 10%.
La UE punterà sulle pompe di calore a livello residenziale, ma bisognerà comunque discutere delle fonti di energia che le alimentano.
Fare scorta di gas, a qualunque costo
Ultimo obiettivo: riportare lo stoccaggio all’80% entro novembre e al 90% nei prossimi anni. In pratica, facciamo scorta di gas, a qualunque prezzo, per evitare un’impennata dei prezzi o ricatti il prossimo inverno.
Schroders segnala che lo stoccaggio di gas in EU è inferiore del 25% rispetto alla norma, ma è comunque superiore ai minimi toccati nel 2018.
Chi ci guadagna? Gli USA
In sostanza, l’Unione Europea si trova in una situazione di forte dipendenza dagli USA se vuole diventare indipendente dal gas russo. Il percorso avviato non consentirà di diventare autonomi nel gas, ma ci renderà semplicemente dipendenti da altri fornitori, al momento meno rischiosi.
Gli Stati Uniti e le loro aziende ne trarranno certamente dei benefici, soprattutto per il migliore posizionamento nel GNL.