Una vera e propria distribuzione porta a porta di una finta bolletta Eni che presenta il presunto “conto” dell’attività dell’azienda sul clima del Pianeta. È l’iniziativa dei volontari di Greenpeace in diverse città italiane.
Un gesto, comunica l’Associazione, svolto “in ottemperanza alle vigenti normative anti Covid-19”. L’obiettivo è contestare la comunicazione green di Eni. Secondo Greenpeace, l’azienda è il maggiore emettitore italiano di CO2 e farebbe una comunicazione errata sul gas fossile.
«Nelle sue martellanti comunicazioni, che si tratti di spot a pagamento o di dichiarazioni fatte sui media, Eni cerca di promuovere i propri piani come “green” – commenta Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. Ma la verità è un’altra, l’azienda vuole continuare estrarre e bruciare gas e petrolio, e per farlo propone false soluzioni per la lotta alla crisi climatica in corso, come ad esempio il CCS. Ovvero la cattura e lo stoccaggio di CO2, tecnologia costosa che verrebbe usata per continuare a estrarre gas fossile, e per cui l’azienda sta chiedendo anche ingenti fondi pubblici».
Nelle scorse settimane Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere a Eni di fermare nuove ricerche di gas e petrolio, di abbattere le emissioni grazie alla diminuzione e al progressivo azzeramento dell'uso di combustibili fossili - e non attraverso sistemi di compensazione – “e di puntare su rinnovabili, idrogeno verde e combustibili sintetici da elettricità rinnovabile”.