Guerra in Iran: salgono petrolio e gas, preoccupazione per le bollette

Guerra in Iran: salgono petrolio e gas, preoccupazione per le bollette

L'escalation del conflitto in Medio Oriente, con gli attacchi di Stati Uniti e Israele all'Iran, e la risposta iraniana sui paesi vicini, sta avendo un impatto immediato sui mercati energetici globali. La chiusura dello Stretto di Hormuz, cruciale per il transito di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL), ha innescato un rapido aumento dei prezzi, sollevando serie preoccupazioni per i consumatori e l'economia.

Impatto sui Prezzi dell'Energia

La situazione nel Golfo Persico ha causato una drastica riduzione dei traffici marittimi nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Di conseguenza, il prezzo del petrolio Brent è salito da circa 72 dollari al barile a quasi 79 dollari, mentre il WTI ha registrato un aumento simile, passando da 66,5 a 72,8 dollari al barile. Anche il prezzo del gas naturale in Europa ha subito un'impennata: i future sul contratto di marzo all'hub TTF sono balzati a 39,91 euro per megawattora, con un aumento del 25% rispetto ai giorni precedenti e raggiungendo i massimi da febbraio 2025.

Occhi puntati sul Qatar

Secondo Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, a innescare l’accelerazione del prezzo del gas è stato lo stop alla produzione di GNL in Qatar, che ha causato uno shock “immediatamente prezzato dagli operatori”.

“Lo stop produttivo annunciato dopo gli attacchi agli impianti di QatarEnergy nelle aree industriali di Ras Laffan e Mesaieed”, scrive Diodovich, con la sospensione almeno temporanea della produzione, “è cruciale perché il Qatar rappresenta una quota molto rilevante del mercato globale del gas liquefatto e un’interruzione anche solo parziale viene percepita come un potenziale shock di offerta su scala internazionale”. 

Poi c’è la questione dello Stretto di Hormuz, “uno dei passaggi più strategici al mondo per i flussi di petrolio e gas. Il rallentamento o la limitazione del traffico marittimo in quest’area aumenta il rischio di ulteriori tensioni sui prezzi energetici. In pratica, anche se il problema parte dal Qatar, è il rischio di una più ampia perturbazione della logistica energetica regionale a sostenere la reazione del gas europeo”.

L’Europa, altamente dipendente dalle importazioni di LNG, si trova in particolare difficoltà, dopo un inverno 2025-2026 particolarmente rigido, specie nel nord Europa. 

Conseguenze per i Consumatori Italiani

L’aumento del gas potrebbe riflettersi sulle bollette del gas ma anche su quelle elettriche: in Italia, infatti, il costo dell'energia è accoppiato a quello del gas, la sorgente più costosa utilizzata per produrre elettricità. Ed è quindi alto il rischio di un impatto anche sull’inflazione, aumentando ulteriormente i prezzi al consumo delle merci.

Le associazioni dei consumatori, come il Codacons, avvertono che questa impennata dei prezzi delle materie prime si tradurrà presto in una "nuova stangata" per le famiglie italiane. I primi effetti si sono già visti sui listini dei carburanti, con aumenti sia per la benzina che per il gasolio. Tuttavia, si prevede che questi aumenti non abbiano ancora pienamente incorporato il recente balzo delle quotazioni petrolifere. La preoccupazione maggiore riguarda le bollette energetiche: se i prezzi del gas rimarranno elevati, si assisterà a un probabile incremento delle tariffe per gas ed elettricità, in un momento in cui i consumi sono ancora alti e molte famiglie faticano a far quadrare i conti.

Rischi per l'Industria e la Logistica

Oltre all'impatto diretto sui consumatori, il blocco del traffico nello Stretto di Hormuz minaccia di generare una crisi logistica globale. Il transito di numerose materie prime è compromesso, con conseguente aumento dei costi di trasporto. Le imprese potrebbero scaricare questi rincari sui prezzi finali dei prodotti, colpendo ulteriormente i consumatori. L'Italia, in particolare, rischia un contraccolpo economico significativo, con potenziali impatti sul PIL e sull'occupazione, soprattutto nei settori energivori come vetro, acciaio e chimica. L'analista Simone Tagliapietra di Bruegel sottolinea la vulnerabilità europea, specialmente per quanto riguarda il GNL, e la necessità di competere con gli acquirenti asiatici sul mercato spot, con conseguente aumento dei prezzi di riferimento. I livelli di stoccaggio del gas in Europa, inoltre, sono attualmente inferiori rispetto agli anni precedenti, aggravando la situazione.

Prospettive Future

L'entità dello shock sui mercati dipenderà dalla durata del conflitto e dalla persistenza del blocco dello Stretto di Hormuz. Gli esperti avvertono che un blocco prolungato potrebbe far schizzare il prezzo del petrolio fino a 100 dollari al barile. Le principali compagnie marittime stanno già consigliando di evitare la zona a causa dei rischi assicurativi. La situazione evidenzia la vulnerabilità energetica del Paese e rafforza l'urgenza di accelerare la transizione verso fonti energetiche pulite e prodotte internamente per ridurre la dipendenza dalle importazioni.