Entro il 2050, la filiera italiana dell’idrogeno potrebbe valere oltre 800 miliardi di euro l’anno, creando 5,4 milioni di nuovi posti di lavoro e arrivando a coprire il 25% del fabbisogno energetico nazionale, analogamente a quanto stimato a livello europeo e globale. Privo di emissioni, versatile, conservabile a lungo, l’idrogeno si profila come un elemento chiave per favorire la decarbonizzazione dei processi industriali e del sistema energetico, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale fissati dalla UE in questo 2020 appena trascorso, anno di svolta per le politiche ambientali europee. Molti sono i settori di applicazione dell’idrogeno, dall’industria ai trasporti, dalla produzione di energia all’uso in ambito residenziale. Tutti presi in considerazione da uno studio condotto da H2IT – Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile, che ha delineato le strategie di crescita del comparto.
Opportunità e barriere di un settore in ascesa
La ricerca, presentata a fine gennaio durante l’evento digitale “Idrogeno: il futuro dell’energia è oggi”, ha coinvolto 48 player della filiera, 12 centri di ricerca e 7 tra cluster e associazioni, concretizzando spunti e riflessioni in 51 priorità d’azione e 66 proposte di policy. Trasporto, distribuzione e trattamento; stoccaggio; mobilità; usi energetici; usi industriali, residenziali e feedstock; supply chain e tematiche trasversali: sette tematiche sulle quali operatori e ricercatori si sono confrontati per oltre otto mesi in altrettanti tavoli di discussione, identificando opportunità e barriere di un mercato in potenziale ascesa, stilando per ciascun ambito e per l’intero comparto un’accurata serie di indicazioni utili a costruire una strategia nazionale di sviluppo. Ne abbiamo parlato con la Direttrice di H2IT, Cristina Maggi.
Domanda: Quali sono le potenzialità applicative dell’idrogeno per il settore energetico e quale il rapporto con le fonti energetiche a oggi disponibili?
Risposta: A livello globale, è sempre più impellente la necessità di trovare soluzioni per contrastare il cambiamento climatico e proteggere la salute dei cittadini: una necessità a cui l’utilizzo crescente delle fonti rinnovabili e la diminuzione dell’uso di fonti fossili sembrano dare risposta. Tuttavia, l’integrazione massiccia delle fonti rinnovabili nel sistema energetico non è scontata, specie per quelle variabili, come il sole e il vento, che richiedono una maggior flessibilità. Questo ha comportato un incremento dell’interesse verso l’uso di vettori energetici per rendere il sistema energetico più resiliente e per supportare il processo di profonda decarbonizzazione che i settori industriali ed energetici stanno inevitabilmente intraprendendo. In questo contesto, l’idrogeno si presenta come un vettore energetico chiave, in grado di decarbonizzare più settori, a partire dall’industria, dai trasporti e dal settore residenziale. Prodotto da fonti rinnovabili, può contribuire alla diminuzione delle emissioni inquinanti e climalteranti di sui sono responsabili questi settori.
La Commissione Europea identifica l’idrogeno come una catena del valore strategica e un elemento chiave per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, identificandolo tra i protagonisti del Green Deal con una strategia dedicata, pubblicata l’8 luglio 2020. L’Italia non può perdere l’opportunità di avere un ruolo di primo piano, che le è consentito dall’elevata competenza tecnica del sistema industriale e scientifico e dall’esperienza delle aziende, dei centri di ricerca e delle università italiane: un sistema in grado di competere con successo a livello continentale e mondiale.
D: Quali sono le potenzialità dell’idrogeno nello sviluppo della nuova mobilità?
R: L’idrogeno rappresenta una grande opportunità anche nel contesto della transizione del settore automotive e nella decarbonizzazione del settore dei trasporti, processi ai quali può dare un importante contributo grazie ai diversi vantaggi legati alle caratteristiche del vettore energetico. Che non solo è a emissioni zero, ma si distingue per la capacità di fornire un servizio di trasporto paragonabile a quello dei veicoli convenzionali a combustione interna, garantendo brevi tempi di ricarica e lunghe percorrenze. Diventa quindi una soluzione interessante, specie per gli ambiti applicativi in cui l’elettrificazione attraverso l’uso di batterie è più difficilmente implementabile: un caso tipico è quello del trasporto pesante, che richiede un grado elevato di autonomia e disponibilità di carico utile. Del resto, oggi l’idrogeno sta diventando una realtà commerciale nella mobilità: le auto a celle a combustibile circolano in Europa e anche in Italia, dove è attiva la stazione di rifornimento di Bolzano; bus a idrogeno sono protagonisti della mobilità urbana in molte città europee, mentre treni idrogeno per il trasporto passeggeri sono già in servizio in Germania e arriveranno anche in Italia sulla tratta Brescia-Iseo-Edolo. Il trasporto pesante e quello marittimo sono altri due settori che offrono enormi potenzialità di sviluppo e sono attualmente caratterizzati da un forte sviluppo tecnologico.
D: Quali sono i fattori e le tecnologie abilitanti sui vari fronti?
R: Le tecnologie più rilevanti sono quelle per la produzione di idrogeno verde. Per supportate questa industria saranno necessari semplificazioni sugli iter autorizzativi, supporto all’industria degli elettrolizzatori e azioni in ambito regolatorio. Allo stesso tempo, si tratta di tecnologie inevitabilmente connesse a tutti i segmenti della filiera, come il trasporto, la logistica, lo stoccaggio e gli usi finali. Di conseguenza, anche tutti gli ambiti di sviluppo nel contesto di questi settori saranno altrettanto abilitanti. Sarà fondamentale anche lo sviluppo di tecnologie per l’utilizzo di idrogeno in forma pura o in miscele di gas naturale e idrogeno in ambito residenziale, industriale ed energetico, quello di tecnologie come fuel cell e microcogeneratori, quello dei sistemi come le turbine a gas che accolgono sempre maggiori percentuali di idrogeno: tutte applicazioni attualmente protagoniste di un massiccio sviluppo.
D: Esistono barriere sulla via? Come superarle?
R: La decarbonizzazione, si è già visto a più livelli, non è raggiungibile senza l’uso dell’idrogeno, che si propone come soluzione per settori più difficili da decarbonizzare, come il trasporto e l’industria pesante. Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga: per creare le condizioni per lo sviluppo del mercato dell’idrogeno e di una filiera nazionale forte e coesa, sono molte le barriere che vanno affrontate e superate con l’elaborazione di policy adeguate.
Senza dubbio occorre una strategia nazionale come quella attualmente in elaborazione, lungimirante e allo stesso tempo capace di individuare azioni nel breve termine per abilitare gli investimenti. In secondo luogo, serve un quadro regolatorio, normativo e autorizzativo di riferimento, all’interno del quale le tecnologie idrogeno possano inserirsi e integrarsi nel contesto del sistema energetico. Infine, è necessario supportare la filiera, sia mettendo a disposizione programmi nazionali dedicati allo sviluppo di progettualità concrete, sia incentivando la produzione e l’utilizzo dell’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni. L’idrogeno si sta ritagliando un ruolo importante nei piani di sviluppo nazionali, come ad esempio nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima e nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’importante, ora, è dotarsi di una strategia chiara con priorità d’azione e misure da attivare nel breve periodo, inserite all’interno di una visione di medio-lungo termine, sulla base delle linee guida preliminari pubblicate dal MISE e dei feedback raccolti dagli operatori del settore.
D: Qual è il ruolo di H2IT nella promozione della filiera italiana dell’idrogeno e nello sviluppo di questa strategia nazionale per la crescita e la competitività del comparto?
R: H2IT si pone l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della filiera e del mercato dell’idrogeno, assicurando un ruolo di leadership per la filiera italiana nel panorama europeo e internazionale. Con i nostri 63 soci, rappresentiamo l’intera catena del valore dell’idrogeno, dalla produzione agli usi finali, aggregando gli operatori della produzione, del trasporto, della logistica e dello stoccaggio, i produttori di tecnologie e componentistica e le imprese che sviluppano sistemi per l’utilizzo dell’idrogeno nei settori della mobilità, del residenziale della produzione di energia e dell’industria.
H2IT aggrega grandi, medie e piccole imprese, centri di ricerca e università attive nel settore dell’idrogeno e si offre come punto di riferimento non solo per i player del settore, ma anche per le istituzioni e per la società, affinché l’idrogeno diventi una realtà anche in Italia.
DALL’1% AL 25% DEI CONSUMI ENERGETICI ENTRO IL 2050
Allo stato attuale, la filiera dell’idrogeno in Italia non è particolarmente sviluppata. Nel nostro Paese la quota totale di energia prodotta dall’idrogeno si attesta intorno all’1% utilizzato per l’industria chimica, siderurgica e della raffinazione. Si tratta, inoltre, di idrogeno non derivante da fonti rinnovabili, ma dall’elaborazione di prodotti fossili. Tuttavia, ora del 2050, l’idrogeno potrebbe arrivare a rappresentare un quarto dei consumi finali di energia. Obiettivi ambiziosi, analoghi a quello posto dal Ministero dello Sviluppo Economico per il nostro Paese, che prevede una penetrazione dell’idrogeno del 20% nel 2050. L’Italia può sfruttare la sua posizione geografica, il suo solido know-how progettuale e scientifico e la sua rete infrastrutturale. Per sostenere la crescita dell’idrogeno sono previsti cluster di progettualità già all’interno del Recovery and Resilience Plan su cui sono stati allocati circa 2 miliardi di euro; tra gli altri strumenti di sostegno vi sono anche gli IPCEI (Progetti di Comune Interesse in ambito Europeo) idrogeno. Il percorso tracciato dalla Commissione Europea pone l’obiettivo di raggiungere entro il 2024 i 6 GW di elettrolizzatori installati per produrre un milione di tonnellate di idrogeno verde, e 40 GW entro il 2030 per una produzione di 10 milioni di tonnellate sul territorio europeo.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2021 di Energia & Mercato.