Al via entro l’anno l’impianto di biometano di Sorgenia e Agatos

L'impianto di biometano di Marcallo con Casone

Aprirà in autunno, al massimo entro la fine del 2022, il nuovo impianto di produzione di biometano di Marcallo con Casone targato Sorgenia e Agatos.

Un progetto importante, perché utilizzata una tecnologia, il processo BIOSIP brevettato da Agatos, che produce tra il 10% e il 15% di biometano in più delle tecnologie precedenti, senza l’emissione di odori e inquinanti e con un utilizzo ridotto del suolo.

Ma l’impianto di Marcallo con Casone è diventato ancora più importante alla luce dei recenti eventi geopolitici e dell’intenzione italiana – ed europea – di uscire dall’attuale stato di dipendenza energetica.

Il biometano per l'autonomia energetica

«La crisi che stiamo vivendo – ha dichiarato Alberto Bigi, Vice Presidente di Sorgenia – è destinata a cambiare la percezione dell’energia. Non più commodity, ma un bene essenziale. È chiaro che la transizione energetica è essenziale non solo per l’ambiente, ma anche per la sicurezza strategica ed economica del nostro Paese».

L’impianto produrrà 4 milioni di standard metri cubi di biometano “green” in forma gassosa, a un ritmo di 500 smc l’ora, trasformando 35mila tonnellate annue di frazione organica urbana e altri materiali biodegradabili. La cosiddetta Forsu, cioè la Frazione Organica Residua dei Rifiuti Solidi Urbani.

Ed è proprio per questo che l’attenzione sull’impianto di Marcallo con Casone è così forte: si guarda a questa tecnologia per attivare esperienze di economia circolare sul territorio e produrre gas, riducendo le importazioni.

Il processo BIOSIP di Agatos

La centrale di Marcallo con Casone utilizza il brevetto di processo BIOSIP: un sistema di bio-digestione anaerobica che consente una trasformazione performante in biometano, producendo anche ammendanti e fertilizzati agricoli sanificati grazie a un processo di pastorizzazione.

La centrale è alimentata anche da un impianto fotovoltaico da 100kW installato sulla copertura del tetto, oltre che da una centrale cogenerativa a biomasse.

Come viene trattata la Forsu

Nel dettaglio, i sacchetti di Forsu entrano nel capannone sigillato e sono rovesciati direttamente in due tramogge che alimentano il sistema automatico di pre-trattamento. I rifiuti sono sempre processati in giornata.

Questo pre-trattamento della Forsu serve a separare il materiale organico dalle plastiche, che vengono lavate con acqua osmotizzata e strizzate per recuperarle come plastica di riciclo o combustibile secondario solido.

Torniamo alla parte organica, che viene diluita con le acque di lavaggio e pompata in una vasca per recuperare i sedimenti. E poi trasferita in una vasca di accumulo settimanale. Da qui il materiale organico alimenta un biodigestore anaerobico triconcentrico, composto da tra vasche concentriche che lavorano con tre diversi livelli di temperatura, massimizzando la produzione.

Le vasche sono sigillate per impedire le emissioni di odore e garantire le reazioni anaerobiche per la formazione di gas.

Direttamente nella rete SNAM

Nell’ultima fase, il biometano viene separato dalla CO2, purificando il biogas per l’immissione diretta nella rete SNAM (mediata da un analizzatore).

Il materiale rimanente è il digestato, un liquido organico esausto da cui verrà estratto azoto ammoniacale, poi trasformato in solfato d’ammonio, un fertilizzante biologico utilizzabile per i terreni agricoli al posto dell’urea, un’altra materia prima il cui prezzo è fortemente aumentato dopo l’inizio del conflitto in Ucraina.

«Questo è un momento importante per la nostra azienda – ha commentato Ingmar Wilhelm, Presidente di Agatos. Siamo contractor dell’impianto e lo opereremo, si tratta della prima realizzazione con questa tecnologia innovativa che permette di produrre più biometano e migliorare il trattamento della Forsu, senza emettere odori e utilizzando meno suolo».

Altri progetti legati al biometano sono stati avviati in Italia e si avvarranno dell’esperienza maturata a Marcallo con Casone.

L’investimento per l’impianto fa capo a Green Power Marcallese, controllata da Sorgenia con il 75% e partecipata da Agatos con il 25%.

La tecnologia e i macchinari utilizzati sono prodotti e/o ideati in Italia. Un elemento, questo, che fa immaginare un possibile e importante impatto positivo indiretto in termini di occupazione, con la costruzione futura di altri impianti simili.

Il ruolo di Mitsubishi

Le soluzioni di controllo operativo DCS iQ-R Platform di Mitsubishi Electric contribuiscono allo sviluppo della tecnologia BIOSIP, brevettata da Agatos Energia, per la produzione di biometano dai rifiuti organici in un’ottica di economia circolare.

Il sistema di controllo distribuito DCS iQ-R Platform di Mitsubishi Electric, attraverso algoritmi predittivi opportunamente personalizzati, permette sia il costante monitoraggio che la programmazione dei quantitativi di FORSU in ricezione e di biometano immesso in rete. La piattaforma iQ-R Platform garantisce i massimi livelli di affidabilità integrando controllori iQ-R ridondanti in hot-standby e software di visualizzazione Genesis64 installato su server indipendenti, interconnessi con bus Ethernet ridondato a 1Gb. La piena rispondenza alle normative relative alla Cyber Security permetterà il controllo remoto dell’impianto in totale sicurezza e la possibilità di effettuare interventi manutentivi con l’ausilio di un sistema di realtà aumentata che è interamente integrato nella piattaforma Mitsubishi Electric.

Agatos si è infatti avvalsa della collaborazione di Mitsubishi Electric per l’ideazione e standardizzazione degli automatismi gestionali degli impianti, per la gestione locale e da remoto e per l’ottenimento delle massime performance dal processo BIOSIP.